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La maternità, quanti sacrifici! Ma le ricompense arrivano. La sua prima parola? «Papà»!

FAMILY
Di EugeneShchegolsky - Shutterstock
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La gravidanza, gli sbalzi ormonali, la ritenzione idrica, i doloretti un po’ ovunque e infine il momento magico ma pur sempre doloroso del parto. E l’allattamento, le notti in bianco, le colichette. Ce la possiamo aspettare qualche piccola ricompensa dal nostro bimbo, no?

di Lisa Zu

Questo post è per mio marito. Che aspetta con ansia da un mese che io lo scriva.
Quando lo scrivi, mi chiede? E ha lo sguardo di chi vorrebbe sputarsi sulle mani e sfregarsele. Si trattiene, ma poco ancora.
Il fatto che mi fa tergiversare è questo.
Una donna ha la prerogativa di poter generare la vita. Di sentirsela crescere e muovere dentro. È un’esperienza che ti travolge per bellezza e intensità. Quando sei incinta ti senti una semidea.
Poi arriva l’ottavo mese e la panciotta diventa pancione tipo palla da demolizione. E ti senti mezza dea e mezza tendone da circo. Ma sempre semidea intendiamoci. Anche se arranchi a fare più o meno qualsiasi cosa. Salire le scale lavarti la faccia uscire dall’auto allacciarti le scarpe senza farti venire un enfisema, manco a parlarne. E finalmente l’incredibile, metafisico giorno del parto. Che ok tu hai fatto training autogeno, sei pure al secondo figlio, sai gestire bene il dolore e tutto, riesci addirittura a sorridere a volte tra una contrazione e l’altra per rassicurare i presenti e te stessa. Ma farsi una gran risata anche no. E comunque ce la fai, e stringi il terzo amore della tua vita tra le mani. E allatti, evvai!, e siamo alla volta delle formidabili notti insonni, che dureranno più o meno fino a quando i tuoi figli smetteranno di uscire la sera con gli amici per accasarsi possibilmente con una nobildonna, o abbracciare la vita monastica, entrambe opzioni sufficientemente rassicuranti per una povera mamma che non dorme da più di un ventennio.

Dunque pare universalmente assodato che il ruolo di madre sia stupendo, ma pure impegnativo. Definitivo. Impareggiabile. Che una non lo direbbe manco sotto tortura, perché se ti dai anima e corpo lo fai e basta, ma una piccola gratificazioncina senti di meritartela. Non dico grosse cose. Ma quel poco che l’infante può regalare, agli albori della sua vita, con i suoi pochi semplici gesti, qualcosa rivolto a te, a te sola, memorabile, da scrivere sul calendario.
E quindi? E quindi niente. Davide ha detto la sua prima parola. “Papà”.
Così, a secco.
Cioè, no dico. Ma che scherziamo.

P.s. ho sorvolato sul fatto che in gravidanza gli sbalzi ormonali rendano la semidea a tratti simpatica come un pitbull e qualcuno dovrà sopportarli, che durante il parto qualcuno le massaggerà la schiena e stringerà la mano facendosi venire la cianosi delle dita, che sempre questo qualcuno si alzerà e sarà ben disposto a portare il primogenito straripante vitalità a vedere l’alba al mare alle cinque di mattina. Che le ansie genitoriali le occhiaie i rigurguti e la bellezza che va oltre tutto questo si spartiscono sempre con qualcuno, e che questo qualcuno è il papà. Il buon papà.
Che in fondo, a ben vedere, una gratificazione tutto sommato se la merita pure lui. Una di quelle belle, memorabili, da scrivere sul calendario. Anche più di una.
Ma questo è il mio post della mia bacheca quindi devo difendere il territorio, e resta il fatto che Davide ha detto papà un mese fa e mamma non gli esce ancora manco pe’ sbaglio, quindi alto tradimento! e sto.

QUI IL LINK AL POST ORIGINALE PUBBLICATO DA LISA ZU

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