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La maternità, quanti sacrifici! Ma le ricompense arrivano. La sua prima parola? «Papà»!

FAMILY

Di EugeneShchegolsky - Shutterstock

Aleteia - pubblicato il 19/02/20

La gravidanza, gli sbalzi ormonali, la ritenzione idrica, i doloretti un po' ovunque e infine il momento magico ma pur sempre doloroso del parto. E l'allattamento, le notti in bianco, le colichette. Ce la possiamo aspettare qualche piccola ricompensa dal nostro bimbo, no?

di Lisa Zu

Questo post è per mio marito. Che aspetta con ansia da un mese che io lo scriva.
Quando lo scrivi, mi chiede? E ha lo sguardo di chi vorrebbe sputarsi sulle mani e sfregarsele. Si trattiene, ma poco ancora.
Il fatto che mi fa tergiversare è questo.
Una donna ha la prerogativa di poter generare la vita. Di sentirsela crescere e muovere dentro. È un’esperienza che ti travolge per bellezza e intensità. Quando sei incinta ti senti una semidea.
Poi arriva l’ottavo mese e la panciotta diventa pancione tipo palla da demolizione. E ti senti mezza dea e mezza tendone da circo. Ma sempre semidea intendiamoci. Anche se arranchi a fare più o meno qualsiasi cosa. Salire le scale lavarti la faccia uscire dall’auto allacciarti le scarpe senza farti venire un enfisema, manco a parlarne. E finalmente l’incredibile, metafisico giorno del parto. Che ok tu hai fatto training autogeno, sei pure al secondo figlio, sai gestire bene il dolore e tutto, riesci addirittura a sorridere a volte tra una contrazione e l’altra per rassicurare i presenti e te stessa. Ma farsi una gran risata anche no. E comunque ce la fai, e stringi il terzo amore della tua vita tra le mani. E allatti, evvai!, e siamo alla volta delle formidabili notti insonni, che dureranno più o meno fino a quando i tuoi figli smetteranno di uscire la sera con gli amici per accasarsi possibilmente con una nobildonna, o abbracciare la vita monastica, entrambe opzioni sufficientemente rassicuranti per una povera mamma che non dorme da più di un ventennio.




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Dunque pare universalmente assodato che il ruolo di madre sia stupendo, ma pure impegnativo. Definitivo. Impareggiabile. Che una non lo direbbe manco sotto tortura, perché se ti dai anima e corpo lo fai e basta, ma una piccola gratificazioncina senti di meritartela. Non dico grosse cose. Ma quel poco che l’infante può regalare, agli albori della sua vita, con i suoi pochi semplici gesti, qualcosa rivolto a te, a te sola, memorabile, da scrivere sul calendario.
E quindi? E quindi niente. Davide ha detto la sua prima parola. “Papà”.
Così, a secco.
Cioè, no dico. Ma che scherziamo.

P.s. ho sorvolato sul fatto che in gravidanza gli sbalzi ormonali rendano la semidea a tratti simpatica come un pitbull e qualcuno dovrà sopportarli, che durante il parto qualcuno le massaggerà la schiena e stringerà la mano facendosi venire la cianosi delle dita, che sempre questo qualcuno si alzerà e sarà ben disposto a portare il primogenito straripante vitalità a vedere l’alba al mare alle cinque di mattina. Che le ansie genitoriali le occhiaie i rigurguti e la bellezza che va oltre tutto questo si spartiscono sempre con qualcuno, e che questo qualcuno è il papà. Il buon papà.
Che in fondo, a ben vedere, una gratificazione tutto sommato se la merita pure lui. Una di quelle belle, memorabili, da scrivere sul calendario. Anche più di una.
Ma questo è il mio post della mia bacheca quindi devo difendere il territorio, e resta il fatto che Davide ha detto papà un mese fa e mamma non gli esce ancora manco pe’ sbaglio, quindi alto tradimento! e sto.

QUI IL LINK AL POST ORIGINALE PUBBLICATO DA LISA ZU

Tags:
educazionematernità
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