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Come la Quaresima può portare a pace, gioia e rinnovamento spirituale

WOMAN PRAYING

Kosim Shukurov | Shutterstock

Philip Kosloski - pubblicato il 18/02/20

La Quaresima non è intesa come un periodo cupo, ma come un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Cristo

La Quaresima viene in genere considerata da molti cristiani un periodo doloroso da sopportare. Si può avere la tentazione di ritenerlo un momento in cui siamo “costretti” a rinunciare a qualcosa che ci piace, ma questo fa perdere di vista il fatto che va intesa come un periodo di rinnovamento spirituale e che siamo sfidati ad approcciarla con gioia.

Anziché accostarsi alla Quaresima in modo negativo, siamo invitati a considerarla in positivo, come un periodo in cui possiamo approfondire il nostro rapporto con Gesù Cristo e accompagnarlo nel suo viaggio verso Gerusalemme.

Se amiamo davvero Gesù, non dovrebbe essere entusiasmante? In genere siamo felici quando possiamo trascorrere più tempo con il coniuge o con le persone care. Non dovremmo provare lo stesso nei confronti di Gesù? Lo scrittore cristiano Frederick Charles Woodhouse ha espresso nel suo libro A Manual for Lent (pubblicato nel 1883) un punto di vista simile sulla Quaresima, che dovremmo prendere in considerazione:

“Ancora una volta è arrivata la Quaresima; accogliamola ancora una volta; ringraziamo Dio per lei; entriamoci con gioia e aspettativa, come un periodo di benedizione, adattissimo a noi… Molti si sottraggono alla Quaresima come a un periodo triste, doloroso o di proibizioni, e così perdono metà delle sue benedizioni e tutta la sua dolcezza. Guardiamocene bene! Prendiamo la croce con un sorriso; guardiamo a Dio, ai nostri confratelli cristiani e nel nostro cuore, e proclamiamo come nostro motto ‘Guardate, andiamo a Gerusalemme!’ Gerusalemme, la città della pace, la città di Dio, la nostra casa, dove si trovano tutte le cose buone e tutti i nostri cari, dove tutto ciò che vogliamo e abbiamo desiderato a lungo sarà finalmente nostro. ‘Guardate, andiamo a Gerusalemme!’”

La strada che porta a Gerusalemme è spesso piena di difficoltà e sofferenza, ma queste privazioni sono solo gradini per raggiungere un luogo di pace e serenità.

“La strada è lunga, e a volte difficile e spaventosa, ma camminando dimentichiamo tutto, e iniziamo a cantare. È difficile rinunciare e lasciare indietro quello che la natura ama tanto, ma il sacrificio porta più gioia che indulgenza. Afferriamo la corona di spine, pallidi di terrore; le nostre mani tremano mentre ce la alziamo sulla testa. In quel piccolo spazio abbiamo spesso deciso di gettarla via, ma in qualche modo la mettiamo rabbrividendo sul capo, e le sue spine se ne vanno, e al loro posto ci sono dei fiori. Cerchiamo di avere una fratellanza con Cristo nella sua Passione; prendiamo la croce; corteggiamo il dolore, in amorevole simpatia con Lui, ma è sempre in anticipo rispetto a noi. Ha portato tutto il dolore, ne ha strappato il pungiglione. Ha tolto potere a tutto; queste mortificazioni ci danno solo gioia e pace”.

In modo simile, Gesù ha detto ai suoi discepoli di non permettere che il digiuno avesse su di loro un impatto negativo, ma di accostarsi ad esso con uno spirito gioioso:

“Quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6, 16-18)

Alla fine, la Quaresima è uno splendido periodo per l’anima, e ci apre la strada al rinnovamento spirituale. La nostra esperienza quaresimale dipenderà ampiamente dal modo in cui guardiamo ad essa. Se la consideriamo un periodo di privazione, probabilmente non dureremo per tutta la Quaresima, ma se la vediamo come un modo per avvicinarci a Gesù, qualsiasi sacrificio facciamo varrà la pena e ci accosteremo ad essa con gioia.

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