Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

San Valentino per ritardatari: potete recuperare il 2 maggio!

WAYHOME studio|Shutterstock
Condividi

San Valentino, sì, ma quale? Se non avete festeggiato il 14 febbraio, se vi siete dimenticati, se dovete rimediare, ecco la storia che potrebbe salvarvi e l’occasione per recuperare è il 2 maggio!

C’era una volta San Valentino. Era un pio cristiano di cui si sa poco o nulla, a parte il fatto che era un prete. Fu martirizzato a Roma il 14 febbraio di un anno non ben precisato e poscia sepolto lungo la via Flaminia (al secondo miglio: Roma nord).

C’era una volta un altro San Valentino. Era il vescovo di Terni, che a un certo punto s’era recato nella Città Eterna per ragioni di ministero. Fu martirizzato a Roma il 14 febbraio 273; la sua pia salma fu recuperata dai suoi discepoli e poscia sepolta lungo la via Flaminia (al sessantatreesimo miglio: Terni centro).

E già qui partiamo malissimo.
Nel senso: quale dei due san Valentino è San Valentino? Il San Valentino degli innamorati, tanto per capirci – quello delle rose rosse, dei cioccolatini e compagnia cantante.

Se andate a Terni, tutti quanti vi assicureranno che si tratta certamente del ternano. Ma se provaste a fare la stessa domanda ai Carmelitani di Dublino, nella cui chiesa si conservano le reliquie attribuite all’altro santo, costoro vi racconterebbero una storia ben diversa. ‘Una delle due campane è in malafede’, mi sembra già di sentirvi dire. Ma no: è che la storia dei santi, come spesso capita, è parecchio ingarbugliata; non è per niente facile ricostruire le vicende che hanno portato san Valentino a diventare il patrono degli innamorati. A dirla tutta, non è facile neppure ricostruire le vicende biografiche di questo benedetto cristiano. Gli studiosi non riescono neppure a trovare un accordo sul numero di Santi Valentini effettivamente morti a Roma.

In apertura, io ne ho citati due, e in effetti così fanno anche le fonti antiche. Ma, per lungo tempo, questa sorprendente coincidenza (due persone con lo stesso nome, martirizzate lo stesso giorno e sepolte in punti diversi della stessa via) ha indotto molti studiosi a credere che i due Valentini fossero in realtà un’unica persona. San Valentino – secondo questa ipotesi – sarebbe stato ricordato a Terni in quanto vescovo e a Roma in quanto martire. Col passar dei secoli, la sua figura avrebbe finito con lo “sdoppiarsi”, dando vita, nell’immaginario dei fedeli, a due santi martiri diversi.

Il problema di questa teoria è che le fonti più antiche attestano una devozione verso san Valentino che era molto più marcata a Roma che non a Terni.
Il dettaglio apre una vasta serie di interrogativi: se il martire romano era il vescovo di Terni, le cui spoglie riposavano ormai nella città umbra, che problemi avevano i Ternani per ignorare così platealmente questo povero vescovo morto ammazzato?
E per quale ragione al mondo, invece, la devozione si sarebbe dovuta sviluppare con tanta intensità a Roma, una città dove il religioso era morto quasi “per caso” e senza oltretutto lasciare resti da venerare? Fatto sta che a Roma, nel quarto secolo, esisteva una basilica, assai frequentata, dedicata giustappunto a san Valentino. Possibile, che ci fosse a Roma una così grande devozione nei confronti di un vescovo “straniero”, che oltretutto non godeva di tante attenzioni nemmeno in patria?

Per contro, il Cronografo di Furio Dionisio Filocalo, redatto nel 354, ci racconta con dovizia di dettagli la storia di Valentino presbitero romano. Secondo questa fonte, il sacerdote laziale avrebbe subito il martirio durante l’impero di Gallieno; sepolto da una cristiana di nome Sabinilla in un terreno di sua proprietà in zona Parioli, sarebbe stato onorato da papa Giulio I con l’ordine di far erigere una basilica in suo nome (che, infatti, proprio lì fu costruita. Attualmente, se ne possono ancora intravvedere i resti).

Una attestazione così antica di un culto così sentito porta paradossalmente alcuni studiosi a dire che, se davvero dobbiamo ipotizzare che i due san Valentino siano la stessa persona, il clone, semmai, è il vescovo ternano.
È questa la tesi di Vincenzo Fiocchi Nicolai, secondo cui san Valentino fu effettivamente un presbitero (forse di origine ternana?) che aveva svolto a Roma il suo ministero e che a Roma fu martirizzato. Il suo culto si sarebbe diffuso prima in Lazio e poi a Terni, una città alla quale, evidentemente, il presbitero era in qualche modo era legato. La qualifica di “vescovo” gli sarebbe stata appioppata a posteriori dalla tradizione umbra, in un tentativo di nobilitarne la figura (un po’ come quando la nonna va a dire in giro che suo nipote ha appena trovato un lavoro nell’alta finanza mentre invece tu sei un umile stagista al tuo primo contrattino precario in banca).

Se questa ipotesi vi sembra bizzarra, è perché non avete ancora ascoltato quella suggerita da padre Agostino Amore. Secondo lo studioso francescano, ci fu davvero un San Valentino vescovo di Terni e martirizzato a Roma; l’altro san Valentino, invece, non esiste proprio.
O meglio: secondo la tesi di padre Amore, “Valentino” era il nome del benefattore che, nel IV secolo, finanziò la costruzione della basilica che papa Giulio I stava costruendo ai Parioli. In virtù di questo suo generoso servizio alla chiesa, Valentino fu definito “santo” dopo la sua morte, avvenuta presumibilmente per cause naturali. Il popolino avrebbe dunque cominciato a riunirsi presso la basilica del santo Valentino, finendo poi col dimenticare la storia del benefattore. Col risultato di inventarsene una più appassionante, condita con un buon martirio che non fa mai male.

Mah. Che gran brutto pasticciaccio storico.
Un pasticciaccio che comunque ci fa solo perder tempo e ci distrae dalla domanda principale: ammesso e non concesso che siano esistiti due san Valentino, quale dei due è…San Valentino?

La Storia, a questo punto, si fa ancor più ingarbugliata.
Perché sbaglia, e pure di grosso, chi pensa che san Valentino sia solamente una festa commerciale di questi ultimi decenni.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni