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Suore lanciano un nuovo sforzo per combattere il traffico di esseri umani

Talitha Kum

Talitha Kum | Facebook | Fair Use

John Burger - pubblicato il 14/02/20

Aiuteranno a gettare luce sul problema e a raccogliere denaro per riscattare chi è in condizioni di schiavitù

Una marcia a Roma a sostegno delle vittime del traffico di esseri umani è stata significativa sia per chi c’era che per chi mancava. All’ultimo momento, varie donne salvate da una vita difficile hanno deciso di non unirsi all’evento, svoltosi sabato scorso.

“Non vogliono essere identificate”, ha affermato suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, una rete globale di suore che assiste le persone vittime di traffico di esseri umani, al New York Times. La decisione sottolinea l’estremo pericolo esistente per le vittime e per chi è stato salvato dal traffico.

Questo pericolo, però, esiste anche per coloro che cercano di riscattare le vitime, e tra queste persone ci sono molte religiose.

Talitha Kum (il nome, che significa “Fanciulla, alzati!” in aramaico, è tratto dalle parole pronunciato da Gesù quando ha risuscitato la figlia di Giairo), un’iniziativa dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, opera in 92 Paesi e coodina le azioni delle suore cattoliche che combattono il traffico di esseri umani, sostenendo le donne vendute per prostituirsi e le migliaia di persone costrette al lavoro forzato o alla schiavitù, oltre a chiedere leggi migliori per combattere il traffico di esseri umani.

Le suore affiliate all’organizzazione operano “per aumentare la consapevolezza, prendere contatti con le vittime in contesti pericolosi, proteggerle da trafficanti e sfruttatori, offrire un alloggio temporaneo e nuove capacità con cui ricostruire delle vite spezzate”, afferma Vatican News. Considerando la natura sensibile della questione, e per rispetto nei confronti delle sopravvissute, Talitha Kum dice che non rivela l’ubicazione esatta degli alloggi sicuri, non celebra le storie di successo e non rivela l’identità delle suore sul posto.

“Dobbiamo allora raccontare le nostre storie in un modo nuovo: attraverso l’arte. È così che è nato SUPER NUNS”, ha detto.

Sabato, Papa Francesco ha attivato la pagina di finanziamento delle “Super Nuns” (Supersuore) sulla piattaforma Patreon con un click su un laptop. Il progetto coinvolge artisti di strada e fumettisti, che creano nuove opere prendendo spunto dall’operato delle suore con le vittime del traffico.

“Ogni mese, un artista leggendario creerà un’opera d’arte per celebrare il nostro umile lavoro e l’eroismo di chi sopravvive al traffico di esseri umani”, si legge sul sito web. “Poi un numero limitato di stampe firmate verrà consegnato a caso a sostenitori e followers della nostra comunità Patreon. Speriamo che sia un modo spensierato per sostenere la lotta contro un problema molto serio”.

“Le chiamiamo SUPER NUNS perché svolgono un lavoro straordinario – un lavoro decisamente nascosto, a volte piuttosto pericoloso, riscattando le vittime, donne, uomini e bambini, e poi ospitandole. C’è quindi un processo di riabilitazione e reintragrazione nella società”, ha affermato suor Patricia Murray, segretaria dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali.

La marcia e l’incontro con il Papa si sono inseriti nella sesta Giornata Mondiale di Preghiera, Riflessione e Azione contro il Traffico di Esseri Umani, che si svolge ogni anno l’8 febbraio, festa di
Santa Giuseppina Bakhita, una donna sudanese ridotta in schiavitù prima di diventare suora.

Secondo suor Bottani, non ci sono mai stati tanti schiavi al mondo quanti ce ne sono oggi. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che quasi 25 milioni di persone siano costrette al lavoro forzato in tutto il pianeta, e un quinto si trova in una condizione di sfruttamento sessuale forzato.

La Murray afferma che i fondi raccolti serviranno a riscattare le persone oggetto della tratta e a dar loro ospitalità per un periodo di tempo esteso, curandole per farle riprendere dagli orrori che hanno subìto ed educandole perché possano essere reintegrate nella società.

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