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La forza del nostro annuncio è in Chi ci ha mandato

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Africa Studio|Shutterstock
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Non per i nostri meriti o le nostre parole o per come argomentiamo la nostra fede, ma solo in virtù di Chi ci ha mandato a dare quell’annuncio a chi soffre: ecco l’essenza dell’evangelizzazione.

In quel tempo,  il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio».

Luca 10,1-9

Leggere questa pagina del Vangelo nel giorno in cui ricordiamo due grandi santi come Cirillo e Metodio ci fa rendere bene conto dell’ampiezza della missione cristiana:

Diceva loro: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.

Possono essere passati anche duemila anni di cristianesimo ma la messe del mondo rimarrà sempre grande per l’evangelizzazione. Ogni volta che nasce un uomo su questa terra, quest’uomo ha bisogno che gli si annunci una buona notizia. È la buona notizia del Vangelo che gli dice che è stato voluto da sempre, che non è il frutto del caso, che nella sua diversità sa di essere unico, e che deve diventare sé stesso fino ad esserne felice. È il vangelo di chi deve annunciare la buona notizia a chi l’ha già sentita ma l’ha dimenticata. Ha chi è oppresso dal dolore e dalla fatica della vita e non vede più nulla davanti a sé. È il Vangelo che va annunciato a coloro che pensano di non avere bisogno di niente e nessuno e che sono sazi ma sperimentano il vuoto di senso. Come Cirillo e Metodio furono apostoli dei popoli slavi, e oggi sono anche patroni d’Europa, così anche noi dobbiamo sempre domandarci in che modo oggi possiamo continuare l’immensa opera dell’evangelizzazione, ma senza mai perdere di realismo:

Io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.

In rapporto al mondo rimarremo sempre “agnelli in mezzo ai lupi” e non confideremo mai nei mezzi che solitamente il mondo considera efficaci (soldi, potere, posizione sociale, certezze ideologiche). La nostra forza è in chi ci manda. È Lui che non solo ci chiama e manda, ma rende anche possibile l’opera di evangelizzazione del mondo. Ed è bello pensare che se dovessimo racchiudere in una parola cosa significa annuncio dovremmo solo ricordarci di queste parole di Gesù: “dite alla gente che soffre: non sei solo!”
#dalvangelodioggi

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