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Caro Mughini, non sono in crisi i libri, ma l’élite intellettuale troppo lontana dalla realtà!

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Se vai a dire cose di buon senso, anche se non sei una grande scrittrice, e forse manco una scrittrice, come è nel mio caso, la gente viene a sentirti, perché desidera ascoltare parole che nei canali mainstreaming non circolano mai.

Ho letto su Dagospia che Mughini sostiene che le presentazioni di libri non hanno più senso, che le persone che ci vanno sono sempre di meno, che di recente una sua è stata praticamente disertata, che

Non esiste più un linguaggio comune, immediatamente percepibile ai più. Se vai al di fuori del seminato _ ossia che Salvini è un mostro oppure un salvatore del Paese _ il pubblico medio non capisce, non ti segue, non gli interessa, non è preso nemmeno un po’. Figurati poi un libro, quell’assieme di pagine senza figure e che non danno alcun brivido.

Volevo dire che credo che non sia per tutti così. Tanto per fare alcuni nomi che conosco, Don Fabio Rosini, padre Maurizio Botta, don Luigi Maria Epicoco riempiono sempre saloni sterminati, e nessuno di loro nomina mai di striscio Salvini, e neanche il tango della signora Ronaldo.

Anche io nel mio piccolo sono anni che vado in giro una volta a settimana in teatri parrocchiali, chiese, saloni vari, e a volte ci sono solo posti in piedi (questa foto è dell’ultimo incontro, venerdì scorso a Cesena, nella foto solo la navata centrale, e dopo che molta gente se ne era già andata, le due navate laterali non sono entrate nell’inquadratura).

© Costanza Miriano

A volte ci sono seicento persone, a volte meno della metà, a volte magari centocinquanta, ma non mi è mai successo in tanti anni che ci fossero solo trenta persone. Perché se parli di cose che corrispondono alla vita degli altri, la gente ti viene a sentire. Trova un’appartenenza, un luogo dove riconoscere ciò che sperimenta. Sono persone che se guardano la tv si sentono dei pazzi contromano in autostrada, ma che nella realtà, in quella strana cosa chiamata mondo reale, sono la stragrande maggioranza, che però non trova alcuna rappresentazione né forse rappresentanza. Persone che lavorano e mandano avanti famiglie, che sono alle prese con problemi reali, parlo di cose normali, tipo che uomini e donne usano un linguaggio diverso, che gli uomini non sono responsabili di tutti i mali del mondo, neppure se bianchi, eterosessuali cattolici, parlo della solitudine originaria (copyright GPII) che c’è in ogni relazione, parlo dell’altro come segnaposto del totalmente Altro, cioè di Dio, parlo di educazione, figli, della necessità di padri solidi e madri presenti, della conciliazione quasi impossibile lavoro-famiglia, della fregatura che è stato certo femminismo.

© Piergiorgio Marini

Lo faccio per oltre un’ora e mezza, e poi rimango almeno altrettanto tempo a salutare, ascoltare storie, condividere pezzi di vita fino a tarda notte. Non riesco a dire sì a tutti gli inviti, ho qualche impegno fino a marzo 2021. Se vai a dire cose di buon senso, anche se non sei una grande scrittrice, e forse manco una scrittrice, come è nel mio caso, la gente viene a sentirti, perché desidera ascoltare parole che nei canali mainstreaming non circolano mai. Non credo che siano in crisi i libri o la scrittura. E’ in crisi l’élite intellettuale, drammaticamente lontana dalla realtà.

© Piergiorgio Marini

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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