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In amore, scappa dal regno di Narciso! (e dai Narcisi)

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Conosciamo tutti la storia di Narciso narrata in varie versioni da diversi autori greci e latini. La leggenda narra di Narciso che, mentre si china per bere da una pozza, scorge e si innamora del proprio riflesso nell’acqua.

Ovidio descrive in modo magistrale il processo dell’innamoramento di sé che Narciso vive: «Desidera, ignorandolo, se stesso, amante e oggetto amato, mentre brama, si brama, e insieme accende ed arde. Quante volte lancia inutili baci alla finzione della fonte! Quante volte immerge in acqua le braccia per gettarle intorno al collo che vede e che in acqua non si afferra! Ignora ciò che vede, ma quel che vede l’infiamma e proprio l’illusione che l’inganna eccita i suoi occhi». E ancora: «Sfinito dall’amore si strugge e un fuoco occulto a poco a poco lo consuma».

La storia finisce in alcune versioni con Narciso che affoga nella pozza cercando di congiungersi con se stesso. Il genio di Oscar Wilde, però, riscrive il finale in modo molto interessante:

Quando Narciso morì, accorsero le Oreadi – le ninfe del bosco – e videro il lago trasformato da una pozza di acqua dolce in una brocca di lacrime salate.
«Perché piangi?» domandarono le Oreadi.
«Piango per Narciso», disse il lago.
«Non ci stupisce che tu pianga per Narciso», soggiunsero. «Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco, tu eri l’unico ad avere la possibilità di contemplare da vicino la sua bellezza».
«Ma Narciso era bello?» domandò il lago.

«Chi altri meglio di te potrebbe saperlo?» risposero, sorprese, le Oreadi. «In fin dei conti, era sulle tue sponde che Narciso si sporgeva tutti i giorni».

Il lago rimase per un po’ in silenzio. Infine disse: «Io piango per Narciso, ma non mi ero mai accorto che fosse bello. Piango per Narciso perché, tutte le volte che lui si sdraiava sulle mie sponde, io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi la mia bellezza».

Il narcisismo può diventare un fenomeno di coppia. L’altro diventa solo uno specchio per il mio ego. Il narcisista qui non è ripiegato su di sé, ma più subdolamente cerca l’altro per trovarsi nell’altro. L’altro diventa l’alibi e il mezzo per amare solo se stessi.

Per questo, l’invito del secondo passo è questo: «Osa essere l’altro». Supera il narcisismo. L’altro non è lo specchio delle tue brame, ma è il tuo alleato verso un noi che porta ognuno di voi due verso una riva che vi supera, che vi competa. L’amore vero è accettare l’avventura (e la sventura) dell’alterità.

La cristallizzazione amorosa

A proposito di alterità. Chi di noi non ha sperimentato, innamorandosi, una specie di surreale intesa. L’altro la pensa come me, allo stesso tempo. Sembra che non abbiamo bisogno di parlarci. A questo contribuisce sicuramente l’attenzione che dedichiamo all’altro, ma in gran parte, in questa incredibile sintonia c’è tanto di ciò che Stendhal chiama «la cristallizzazione amorosa».

Di che si tratta?
Ascoltiamo Stendhal stesso: «Alle miniere di sale di Salisburgo, si getta, nelle profondità abbandonate della miniera, un rametto d’albero spoglio a causa dell’inverno; due o tre mesi dopo lo si ritrae coperto di cristallizzazioni brillanti: i rami più piccoli, quelli che non sono più grossi della zampina di una cinciallegra, sono guarniti d’una infinità di diamanti, mobili e abbaglianti; è impossibile riconoscere il rametto primitivo».

Così avviene nel cuore colpito dalle frecce di Cupido. Questa è la fase della prima cristallizzazione dove «ci si compiace di ornare di mille perfezioni» la persona che ci ha rapito il cuore. La mente è così adrenalinica e attiva che «trae da tutto ciò che si presenta la scoperta di nuove perfezioni nell’oggetto amato».

In quest’esperienza, sembra che io sia attento, anzi, assorbito dall’altro, ma non di rado, ciò che sta avvenendo è il mio assorbimento nella mia proiezione. Ci sono io e il mio desiderio e l’altro non è altro che un accessorio, un alibi. Ora, più grande è l’illusione, più grave sarà la delusione. Per questo, sono necessari due sforzi complementari che ti do come amicale compito.

Gesto pratico

Il primo gesto è da fare tra te e te. Rifletti realisticamente – so che non è facile, perché Cupido stordisce se sei neo-innamorato – su chi sia l’altro, assumendoti la sua vera alterità e non quello che desideri che lei/lui sia.
Il secondo gesto, soprattutto se state insieme da tempo, è quello di fare il primo gesto di perdono verso l’altro. Sono convinto che prima di perdonare all’altro fatti e misfatti, bisogna perdonargli la sua stessa alterità!

Se vuoi approfondire questa fase eroica dell’amore, ti invito a scoprire altri passaggi pratici sviluppati nel secondo capitolo di Il gioco dell’amore. 10 passi verso la felicità di coppia.

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