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Caro Joaquin Phoenix, è peggio l’utero in affitto. Magari pensaci al prossimo Oscar!

Gedi Visual - La Repubblica
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Lettera aperta al vincitore del premio cinematografico più prestigioso. Nel discorso che hai fatto esprimi tanta commozione per il vitellino strappato a mamma mucca. Di sicuro sei in grado di estenderla anche alle donne che partoriscono il proprio bambino su commissione.

Joaquin, ho amato la tua interpretazione in Joker: sei un grande artista e questo Oscar te lo sei meritato al massimo.

E hai ragione quando dici che questo mestiere ti ha dato tanti doni, ma forse il più grande dei doni è quello di “essere voce per chi non ha voce”, parlando delle “ingiustizie che perpetriamo ogni giorno in nome della nostra visione egocentrica ed egoistica del mondo”.

Solo che quando hai parlato di quanto sia crudele “inseminare artificialmente una mucca, aspettare che partorisca e poi strapparle il suo cucciolo, per usarlo per produrre egoisticamente del latte che poi noi mettiamo nel nostro caffè”, quasi commuovendoti per il dolore, ho irrimediabilmente sentito qualcosa stridere, dentro di me, perché ho pensato alle migliaia di donne che il nostro egoismo e il nostro egocentrismo sottopone alla pratica abominevole dell’utero in affitto.

Perché sai, funziona proprio nello stesso modo: inseminiamo artificialmente una donna, aspettiamo che partorisca, e poi le strappiamo il bambino dal grembo, per usarlo e riempire egoisticamente il nostro bisogno di volere un figlio.
Solo che in questo caso c’è un contratto a sancire la pratica, e finanche uno scambio di denaro – se non fosse già abbastanza umiliante e dissacrante – usando l’unica molla che possa spingere una donna a fare qualcosa del genere: la disperazione – e allora sembra di dargli una dignità diversa, una legittimità assurda.

Joaquin, sei un uomo dalla sensibilità molto acuta, e credo sinceramente nella tua commozione quando pensi a quel piccolo di mucca.
Vorrei però che estendessi questo sentire alla razza umana, e provassi la stessa commozione, e la stessa rabbia, e davvero avessi usato quel palco per parlare “per chi non ha voce”, e mandare davvero un messaggio contro corrente in un mondo dove troppo facilmente si usano parole facili per essere accettati.
Perché è verissimo che voi da quella parte di mondo avete un’opportunità grandissima di dire delle cose importanti, e che il mondo vi guarda.
Magari pensaci, per il prossimo Oscar.

Con stima,
una tua fan

QUI IL LINK AL POST ORIGINALE PUBBLICATO DA ANNA RAISA FAVALE

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