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E’ giusto pregare per le anime dei terroristi?

© Zoriah Miller

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 10/02/20

"Gesù predica non solo amore nei confronti dei nemici, ma ci chiede di pregare per loro, non solo enuncia questa massima, ma la vive nel momento in cui subisce una violenza atroce, sulla croce"

Un nostro lettore ci chiede:

«Pongo una domanda. Forse provocatoria, ma che spero possa far riflettere. E’ giusto, fin da subito, oggi, pregare per le anime dei terroristi che hanno commesso orrendi crimini come in Siria, Iraq, a Parigi, a Londra, ecc..? Umanamente è difficile, ma cristianamente è un nostro “dovere”».

Secondo mons. Giuseppe Lorizio, Ordinario di Teologia fondamentale nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense «l’emozione di fronte a fatti efferati come quelli che accadono quando innocenti muoiono per mano violenta ci spinge a sentimenti di odio e rivalsa, ci allontana dal recepire il messaggio precipuo del Vangelo che consiste nell’amore per i nemici».

abouna.org

Il discorso della Montagna

Il teologo cita il capitolo 5, versetti 43-48 del Vangelo di Matteo (il discorso della Montagna), Gesù disse ai suoi discepoli:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.
© Prazis / Shutterstock

La doppia distanza da Gesù

«In questo modo – osserva Lorizio – Gesù prende una duplice distanza. Dall’antica Alleanza dove si diceva al pio israelita di amare il proprio prossimo, cioè colui che appartiene alla sua etnia, mentre il popolo di israele aveva molti nemici e si sentiva in dovere di portare avanti persino guerre di sterminino nei  loro confronti. Allo stesso tempo Gesù prende le distanze dal paganesimo quando dice che, se amiamo solo coloro che ci amano, siamo come i pagani».

Perfetti come il Padre Celeste

Inoltre, il Messia «predica non solo amore nei confronti dei nemici, ma ci chiede di pregare per loro. Gesù non solo enuncia questa massima, ma la vive nel momento in cui subisce una violenza atroce, sulla croce, chiedendo al Padre di perdonare coloro che lo uccidono, perché non sanno quello che fanno. Nell’ultimo versetto aggiunge: “siate perfetti come il vostro Padre celeste”, nella consapevolezza che è umanamente molto difficile mettere in pratica questo messaggio, che chiama l’uomo a superarsi fino a raggiungere la perfezione di Dio stesso».


ROSELINE HAMEL

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Il perdono

Il cristiano fedele alla propria identità, conclude il docente di Teologia fondamentale, «deve dunque ricordare le vittime e le famiglie delle vittime con la preghiera, ma anche invocare perdono e ravvedimento per coloro che hanno compiuto i crimini. Deve chiedere al Signore di muovere il cuore dei violenti al fine della conversione».

L’identità di fede

Per Lorizio c’è anche un’altra preoccupazione dietro quella domanda: «Se il cristiano è benevolo e misericordioso verso i nemici, questa condizione lo porta forse a rinunciare a se stesso, alla propria identità di fede? Non è così, anzi è il contrario perché il cristiano con questa fedeltà al Vangelo riafferma non nega la propria identità».




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“Preghiamo per chi ha colpito mio papà”

Emblematica, in tal senso, la testimonianza che ci hanno lasciato i figli di Vittorio Bachelet, che pregarono per gli assassini del padre durante la messa dei funerali di Stato.

«Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà, perché senza togliere nulla alla giustizia, che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri».
Tags:
perdonopreghieraterrorismo
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