Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
lunedì 08 Marzo |
San Giovanni di Dio
home iconStile di vita
line break icon

Davvero salviamo gli altri quando ci sottraiamo alla norma?

Allumettes

Jens Goepfert - Shutterstock

Pierre d'Elbée - pubblicato il 10/02/20

Osare la differenza per salvare gli altri! Un’idea seducente, ma che non va da sé. Prendersi per il salvatore non è garanzia di altruismo né di efficacia.

L’immagine è suggestiva: una fila di fiammiferi allineati – la prima metà dei quali bruciati, intatti per la seconda, salvati dal fuoco da un fiammifero “uscito dai ranghi”. La didascalia recita: «Quando non vi allineate alla norma, avete una chance di salvare gli altri». C’è da riflettere! Anzitutto, va contro una certa vulgata manageriale che vorrebbe «l’allineamento organizzativo» o ancora «l’allineamento strategico». Si può comprendere, sì, che la collettività esiga coerenza quanto a un certo allineamento di persone e di “processi”, ma resta il fatto che queste espressioni conservano sempre un che di rigido, probabilmente perché sembrano ignorare i propri effetti perversi, a differenza dell’immagine che vorrebbe esaltare le virtù del non-allinearsi. Quest’ultima però merita anche altre osservazioni:

1Allineamento mimetico

Il fiammifero non allineato è più basso degli altri. I primi, più alti, sono esposti al rischio del coinvolgimento mimetico (di cui il fuoco è simbolo): appena un fiammifero si accende, tutti quelli che gli sono vicini s’innescano automaticamente. Il vuoto lasciato dal fiammifero basso salva i seguenti da un mimetismo fatale.

2Il salvatore romantico

La frase che incoraggia il non-allineamento contiene una promessa implicita: se osi essere differente potrai essere quello che salva gli altri! Un’idea che sembra evidente e che però non va da sé.

Anzitutto, la pretesa di salvare gli altri non è mai scevra da un certo narcisismo. Se è possibile diventare dei salvatori è perché da una parte ci sono delle potenziali vittime – i primi fiammiferi della fila – e dall’altra un carnefice: facendo rientrare tutte le differenze nel guscio dell’uniformità, con l’evidente rischio di un contagio mimetico, il carnefice garantisce la norma. Il salvatore ha evidentemente una bella posizione rispetto a entrambi gli altri attori – è sempre gratificante immaginarsi in quella posizione – ma il sottrarsi alla norma permette davvero di salvare gli altri?

3Il carnefice, la vittima e il salvatore

Nient’affatto: il trio carnefice-vittima-salvatore non esprime del resto la totalità degli attori. Non si parla mai di quanti non sono né salvatori, né carnefici né vittime. Diceva Michel Serres:

L’umanità si compone di un gran numero di brave persone che sognano di essere lasciate in pace, e di una sparuta minoranza di psicopatici il cui feroce attivismo modella la cultura e la storia.

Questo parto posto descrive quelli che operano in silenzio nel quotidiano, senza violenza né spettacolo, senza eccessiva indignazione: formiche operaie che mandano avanti il mondo finché una crisi non devasta l’organizzazione. Effettivamente, in una crisi il trio riprende vigore e bisogna cercare salvatori, ma allora perché cercarli tra quanti si ritirano dalla collettività, invece che tra quanti si adoperano per essa?

4Il capro espiatorio e René Girard

Bisogna tener presente anche un’altra configurazione, specularmente opposta al nostro schema e ben più frequente, nelle crisi che le organizzazioni attraversano: è la configurazione del capro espiatorio, che René Girard oppone all’attitudine del tutti contro tutti. Si sa che in situazioni di crisi, per evitare l’implosione indistinta, la comunità cerca di salvarsi designando una “vittima non-rischiosa”. “Dagli al somaro!”, come dice La Fontaine. La violenza in eccesso si scarica su una vittima e ristabilisce una concordia indispensabile alla sopravvivenza della collettività. Lo ammetto, René Girard mi ha aperto gli occhi facendomi prendere coscienza che questa pratica è tanto più efficace quanto largamente inconscia. E frequente.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
società
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
don Marcello Stanzione
L’ostia “vola” sospesa in aria: il miracolo eucaristi...
2
SANREMO, FIORELLO, AMADEUS
Annalisa Teggi
10 canzoni che hanno parlato di Dio dal palco di Sanremo
3
MAN, DARKNESS, FACE
Annalisa Teggi
Quando al diavolo scappò detto cosa può davvero fare la preghiera
4
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile
5
FETUS 3 MONTH,
Padre Maurizio Patriciello
Puoi parlare di aborto perché tua madre non ti fece trascinare vi...
6
Gelsomino Del Guercio
Prete morto per Covid: lo aveva “profetizzato” in una...
7
Paola Belletti
Laura Magli, giornalista Mediaset: “Mi sento così amata dal...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni