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Coronavirus: ospedali, medici e 800mila euro, così la Chiesa sta aiutando la Cina

© VIVEK PRAKASH / AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/02/20

Dal progetto di Jinde Charitie alla grande mobilitazione di suore e sacerdoti. Si prega tanto, ma si agisce altrettanto e concretamente

Molti ospedali dipendenti dalla Chiesa cattolica in Cina continentale sono in prima linea per affrontare l’emergenza della diffusione del coronavirus, accogliendo e curando persone infette.

Enti caritativi cattoliche, diocesi, parrocchie, movimenti ecclesiali, sacerdoti, suore e singoli fedeli laici stanno mettendo tutto il loro impegno per rispondere alle esigenze della popolazione cinese, facendo sentire il sostegno della Chiesa universale.

Le comunità cattoliche si sono mobilitate fin dall’inizio per partecipare alla “lotta contro il tempo”: tanti ospedali cattolici, imprese, fabbriche di proprietà dei fedeli si sono messi a disposizione delle autorità civili per accogliere i contagiati o per produrre i materiale sanitari necessari (Agenzia Fides, 6 febbraio).

CORONAVIRUS
Shutterstock | Jezper
Coronavirus

“La protezione della Vergine Maria”

«Il materiale sanitario e i medicinali stanno andando gradualmente in via di esaurimento. I nostri medici, infermieri suore e laici sono esposti al pericolo di contagio di coronavirus»:sono le toccanti parole della suora direttrice dell’ospedale cattolico gestito dalle religiose della Congregazione di Holy Hope, nella diocesi di Xian Xian, della provincia di He Bei.

«Da direttrice di un ospedale sono molto triste e preoccupata, ma sono una suora e sono altrettanto fiduciosa, confidando nel nostro Signore Gesù Cristo e nella materna protezione della Vergine Maria. Sappiamo che il Papa e la comunità cattolica in tutto il mondo stanno pregando per noi e sono con noi: questo ci dà molta forza».

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Adam Yusof | Shutterstock




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“Jinde Charitie”

“Jinde Charitie“, la più grande organizzazione caritativa cattolica attiva nella Cina continentale, ha diffuso un appello per la raccolta di fondi che ha coinvolto enti internazionali come Caritas Internationalis e singoli paesi, che hanno fatto sentire il loro sostegno dopo le parole pronunciate da Papa Francesco durante l’Angelus del 26 gennaio. L’appello di Jinde Charities ha avuto vasta ecco, soprattutto in tanti ospedale cattolici gestiti da ordini religiosi in tutto il mondo.

Come comunicato all’Agenzia Fides, alla data del 5 febbraio, Jinde Charities ha ricevuto 6 milioni di yuan (equivalenti a circa 800 mila euro) di donazione dal mondo cattolico: una somma già interamente destinata all’acquisto dei materiali di prima emergenza. Dal 3 al 5 febbraio, Jinde Charitie ha fornito oltre 10mile tute di isolamento, 100 macchinari di ausilio per l’apparato respiratorio e 30 tonnellate di disinfettante, dimostrando concretamente il sostegno dell’intera comunità cattolica cinese e della Chiesa universale.




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“Dove c’è bisogno, siamo pronti”

«Siamo cattolici, il nostro cuore e il nostro messaggio di amore è universale. Dove c’è bisogno, siamo pronti a far sentire la nostra vicinanza e carità all’umanità sofferente, senza distinzioni di appartenenza religiosa, etnica, nazionalità», riferisce don Wang Wei, parroco della parrocchia di Shao Lin Kou della diocesi di Tian Jin.

Secondo il parroco, «è impossibile raccontare in modo capillare l’immensa mobilitazione, perché ormai è un’azione che tocca tutte le comunità cattoliche nella Cina continentale, che stanno facendo la loro parte, sia con preghiere, novene, rosari, sia con impegni concreti».


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