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Che senso ha rispettare le norme cristiane?

KOBIETA W KOŚCIELE
frantic00 | Shutterstock
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Docilità e libertà perché le leggi religiose siano un cammino per rafforzare Cristo dentro di noi

Mi costa adattarmi alle norme che mi vengono imposte, soprattutto quando quelle norme mi limitano. Bloccano il mio desiderio di fare ciò che voglio e di calmare tutte le mie ansie.

La norma mi obbliga. Il precetto esige qualcosa da me. Anche Gesù si è sottoposto alla legge: è stato presentato al tempio 40 giorni dopo la sua nascita. Gesù e i suoi genitori si sono sottomessi alla legge.

Dio sottoposto alla legge degli uomini, alla legge ispirata da Dio nel popolo di Israele. Dio fatto carne nel suo popolo, conformemente alle sue leggi.

Non riesco ad abituarmi a questo Dio così docile. Non so perché mi attirano gli dèi potenti che impongono la loro legge e il loro potere.

Mi ribello di fronte a un Dio apparentemente debole, incapace di farsi valere di fronte al potere dell’uomo. Un Dio incatenato alle sue norme. E a me costa tanto sottomettermi alle norme…

Maria Immacolata non aveva bisogno di essere purificata, ma ha rispettato la norma. Il primo figlio è un’offerta. E Maria viene purificata dopo il parto.

Il figlio viene offerto a Dio stesso. Non smette di avere un senso profondo. Il figlio di Maria, il suo figlio santo, apparteneva già a Dio prima di nascere. Ora compie solo la legge e lo restituisce.

Gesù è Dio, è uomo, è figlio di Dio, è l’offerta perfetta. È il primogenito che deve salvare l’uomo.

Viene offerto al tempio. Dio fatto carne offerto a Dio stesso. In quel tempio in cui riposava l’arca dell’Altissimo. Lì dove gli uomini lasciano le loro offerte, le loro vite donate, ai piedi di Dio.

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