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Paolo Palumbo: la fede ha salvato la mia anima, ora sono sereno e convivo con la Sla

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Paolo Palumbo a Sanremo

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 06/02/20

Il rapper che si è esibito sul palco di Sanremo, aiutato da un sintetizzatore ottico, è un grande lottatore. Le sue parole infondono speranze non solo ai malati più gravi!

«Il brano che porto è un inno alla vita, scritto con l’obiettivo di spronare chi si arrende al primo ostacolo. Se ho incontrato la musica è grazie alla malattia, all’inizio è stato il modo con cui cercavo di far sentire ciò che provo tutti i giorni combattendo la mia battaglia. Cantare all’Ariston è il regalo più bello che potessi ricevere, sono grato ad Amadeus, un uomo estremamente sensibile, dal cuore grande e sincero».

Paolo Palumbo, 22enne sardo, il più giovane malato di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) in Europa, mercoledì 5 febbraio si è esibito sul palco del festival di Sanremo ed ha ricevuto l’ovazione del pubblico. Perché la sua è una storia che insegna coraggio e voglia di lottare anche di fronte ad un ostacolo, per ora, insormontabile.

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E’ salito sul palco grazie a una speciale rampa montata apposta per lui, e ha cantato sdraiato, puntando con le pupille il comunicatore verbale che da un anno gli ha ridato una voce, seppure artificiale.


PAOLO PALUMBO, SLA

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La diagnosi

La diagnosi di Sla, come scrive Avvenire (5 febbraio) gli è crollata addosso a 17 anni, quando mestoli e coltelli hanno cominciato a cadergli di mano. «Dovevo diventare chef, stavo per iscrivermi alla scuola di alta cucina di Gualtiero Marchesi – ci racconta – invece la Sla ha modificato tutti i miei piani».

Tra questi è entrato il sogno di partecipare al Festival di Sanremo. Più che un sogno, un’utopia, eppure eccolo qua con una canzone scritta e musicata da lui stesso intitolata “Io sono Paolo“: non ha superato a Roma le selezioni di Sanremo Giovani, ma il suo messaggio ha colpito dritto al cuore Amadeus che lo ha invitato come ospite speciale.

“Il gusto della vita”

Per Paolo la malattia non è una condanna. «Ad esempio, con gli occhi ho anche potuto pilotare un drone a chilometri di distanza, dentro lo spazio aereo del Poligono Interforze di Perdasdefogu, grazie a un puntatore oculare modificato. Si trattava di un progetto sperimentale a scopo scientifico, ma può diventare una grande opportunità per disabili gravi di volare e viaggiare dal letto».

«La mia serenità – prosegue il cantautore – stupisce molti, ma se si offrissero ai malati i tanti accorgimenti che permettono di superare gli ostacoli, anche per gli altri la vita sarebbe preziosa come lo è per me. Per questo ho brevettato “Il gusto della vita”, un tampone che si mette in bocca e diffonde gli aromi dei cibi più prelibati: quando desidero un tiramisù o un gambero in tempura, ho in casa l’invenzione capace di appagare le mie papille gustative mentre la peg mi nutre. Anche questo aiuta a convivere con la Sla. La mia massima è che quando mi occupo del dolore altrui, il mio scompare».




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“Prego tutti i giorni”

Profonda è la fede di questo giovane “gladiatore”. «La fede – spiega sempre ad Avvenireè il mio volo principale, il dono più grande che ho coltivato al giungere della malattia e nel momento più difficile ha salvato la mia anima. Credo profondamente e prego tanto, tutti i giorni. Prego perché i miei sforzi abbiano un senso nell’umanità. Prego ovviamente per i miei cari. Quanto a me, pregare per chiedere la grazia della guarigione sarebbe egoistico: Dio ha un disegno per tutti noi, se sono in questa condizione c’è un motivo preciso e questa consapevolezza mi basta».




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Tags:
disabilitàfestival di sanremosanremo 2020sla
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