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Se la grandezza di Francesco interroga anche il più blasfemo degli Achille Lauro

Rai 1 - RaiPlay

Giovanna Binci - pubblicato il 06/02/20

Un gesto che ha fatto arrabbiare molti cattolici, ma che solleva una certezza: certe storie di bellezza, che trasudano verità e senso non lasciano indifferente neanche chi vorrebbe usarle con scopi non sempre cristallini. E proprio in questo emerge la grande contraddizione e la grande differenza tra lo spogliarsi di Francesco e quello (vuoto) di Achille Lauro a Sanremo 2020.

Ma noi cattolici siamo abituati.

Se non è Achille Lauro nel moderno San Francesco, ci sono le Madonne di Guadalupe sulle gonne dell’alta moda, le corone di spine usate come cerchietti fashion o l’acqua benedetta nell’ultimo modello di Nike Air. Che ci vuoi fare: certe storie interrogano per forza, anche a voler far loro del male, a volerle rivisitare nel nome del marketing, dell’anticonformismo e dell’arte. La forza che viene dalla verità, dalla bellezza di un San Francesco di Giotto, da una scelta di vita davvero radicale e coraggiosa, più di una tutina di paillettes indossata in prima serata (firmata Gucci), affascinano tutti e non lasciano indifferente neanche il più blasfemo degli Achille Lauro.

Purtroppo, noi cattolici, ci siamo tristemente abituati al resto della storia: altro che insulti e parole pesanti, altro che razzismo e rispetto per tutte le religioni. A volte sembra che siano tutte religioni da rispettare tranne la tua. Nello stesso paese dove si cerca di non scandalizzare i bambini nelle scuole con l’immagine di “uno inchiodato attaccato alla croce che sanguina” (cit. Toscani), nessuno si chiede se sia il caso di far passare un ragazzo mezzo nudo in prima serata in nome della musica. Eppure, nonostante l’abitudine, nonostante possa sentirmi ferita ancora una volta nel vedere la mia fede tirata in ballo in modo così superficiale dietro la parola “cultura” e “libertà di espressione”, io credo che la grandezza del messaggio che portiamo si veda in tutta la sua potenza anche in momenti così, quando è palese quanto spogliarsi degli abiti sontuosi non basti, perché non è nella forma l’essenza del gesto di quel Francesco. Francesco sarebbe diventato santo anche circondato dalla ricchezza, anche senza rinunciare a quel mantello dorato, perché era nel cuore che aveva abbandonato la sua vita precedente, prima che nei soldi e negli agi. La fede non è mai solo forma o apparenza e paradossalmente ridurla solo a questo, spogliarsi per restare però pieni di noi stessi, dell’immagine che vorremmo dare al mondo, esalta ancora di più la sua vera essenza.




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Non era di un semplice mantello, non era per scioccare che si stava spogliando davanti a suo padre, San Francesco: lui si era già spogliato di se stesso, prima di farlo fisicamente in quella piazza. E credo che proprio in quella piazza, Francesco, abbia provato meno vergogna e si sia sentito meno nudo di Achille su quel palco perché tolto il mantello, non c’erano solo apparenza, paillettes e un corpo nudo con l’intento di provocare (e spero solo quello), ma un’anima rivestita di luce. E di questo gesto, di cui in qualche modo anche un Achille Lauro ha sentito la grandezza, con un intento più o meno maligno, più o meno consapevole, più o meno pubblicitario e sensazionalistico che non sta a me giudicare, oso sperare che lui e tanti altri, interrogati da una performance di dubbio gusto ai miei occhi di cattolica, che stona con l’immagine e la portata di quella realtà a cui è ispirata, possano sentire, un giorno, ancora più forte e chiaro, il vero richiamo.

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