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Tatiana Goricheva: il potere di conversione del Padre Nostro

TATIANA GORICHEVA

Facebook Tatiana Goricheva

Sandra Ferrer - pubblicato il 05/02/20

La bellissima storia di una donna russa convertitasi al cattolicesimo dopo aver recitato il Padre Nostro

Tatiana Goricheva era perduta. Si sentiva sola e triste in un mondo che non comprendeva. Non era l’unica. Alcuni dei suoi amici si erano anche tolti la vita, ma lei trovò un “salvavita” prezioso, la preghiera. Tatiana era nata nel 1947 a Leningrado, nella Russia di Stalin. La sua vita era trascorsa come quella di molti altri giovani del suo tempo. Lei stessa ha ricordato anni dopo quali erano i valori che le venivano insegnati a scuola: “Si promuovevano solo le qualità esterne e ‘combattive’. Si lodava chi svolgeva meglio un lavoro, chi riusciva a saltare più in alto, chi si distingueva per qualcosa. Tutto questo ha rafforzato ancor di più il mio orgoglio […]. Il mio obiettivo è diventato allora quello di essere più intelligente, più capace, più forte degli altri”.

Ma Tatiana non era soddisfatta di quel modo di vedere il mondo. “Nessuno mi ha mai detto che il valore supremo della vita non consiste nel superare gli altri, nel vincerli, ma nell’amarli. Amare fino alla morte, come ha fatto solo il Figlio dell’uomo, che noi ancora non conoscevamo”.

In quegli anni, Tatiana si è concentrata sui suoi studi e ha conseguito la laurea in Filosofia. Aveva una vita intensa, andava a lezione, assisteva a conferenze intellettuali e trascorreva le sere “in compagnia di emarginati e di persone delle fasce più basse della popolazione, ladri, alienati e tossicodipendenti”.

“Adoravo quell’atmosfera sporca. Ci ubriacavamo nelle bettole”, ma quella vita in realtà non la rendeva felice. Non era mai tranquilla, e continuava a non trovare un senso in niente. “Mi ha invaso una malinconia senza limiti. Mi tormentavano angosce fredde e incomprensibili, delle quali non riuscivo a sbarazzarmi. Mi sembrava che stessi diventando pazza, e non avevo neanche voglia di continuare a vivere”.

Quando tutto sembrava indicare che Tatiana sarebbe finita come molti dei suoi amici, perdendo ogni speranza nel mondo, ha trovato un piccolo ma potente rifugio nello yoga, e ha imparato a rilassarsi con i mantra. Una delle proposte del suo libro di yoga era recitare il Padre Nostro. Non aveva mai recitato quella preghiera, né alcun’altra. I suoi genitori l’avevano battezzata appena era nata, ma più come rituale che per una fede profonda. Da allora non aveva ricevuto alcun tipo di formazione religiosa.

L’intenso effetto che ha provocato in lei il fatto di recitare per la prima volta quella preghiera è stato purificatore: “Ho iniziato a ripeterla mentalmente come un mantra, in modo inespressivo e automatico. L’ho detta circa sei volte, e all’improvviso mi sono sentita del tutto trasformata”. Da allora Tatiana è rinata, e ha visto tutto in modo diverso. “Non mi è risultato difficile entrare nella vita della Chiesa. Nei mesi successivi alla mia conversione ho vissuto in un tale stato di euforia che il semplice fatto di sentir pronunciare la parola ‘Dio’ bastava a inondarmi di gioia”.

Il passo successivo nella sua conversione è stato quello di avvicinarsi alla Chiesa per poter praticare la Confessione e l’Eucaristia con piena coscienza e sentendo che quei due sacramenti “ci riconciliano con Dio e ci uniscono perfino a Lui”. In quella Russia della metà degli anni Settanta, Tatiana ha scoperto che molti avevano seguito i suoi stessi passi avvicinandosi a Dio e ai santi, passando da un’esistenza basata sull’ateismo e sulla fiducia nei presagi e nel destino a una vita basata sulla religione. Con le sue parole, “il cristianesimo li ha liberati”.

Le persone che avevano seguito lo stesso cammino di conversione di Tatiana si sono unite a lei e si sono organizzate per ideare un seminario religioso-filosofico. “Davanti a noi si apriva un mondo nuovo e splendido che non aveva niente in comune con quell’altro mondo deplorevole, schiavo del materialismo, triviale, pusillanime, in cui vivevano gli uomini che conoscevano Dio, come noi stessi poco prima”. La prima riunione ha avuto luogo nel 1973 in una soffitta nota come “numero 37”.

Da allora, e per anni, il seminario ha riunito centinaia di persone e ha dovuto affrontare le costanti minacce del KGB. Tatiana stessa è stata arrestata in varie occasioni e interrogata, ed è arrivata a perdere il suo impiego come insegnante. Nonostante le raccomandazioni dei genitori, che non comprendevano la sua conversione, e le minacce di finire nel gulag come era già accaduto ad alcuni suoi compagni, Tatiana è sempre rimasta salda nelle sue decisioni.

“Mi hanno minacciata di chiudermi in una clinica psichiatrica – ha ricordato anni dopo –, e i miei genitori hanno subìto delle pressioni”. Per sopportare quella difficile situazione, si sosteneva sulla preghiera e su un’incredibile capacità di autocontrollo – “non permettevo che si facessero strada nella mia coscienza”.

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