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“Etere”: se giochi a fare Dio puoi scoppiare… o trovare la salvezza

ETER
Bosco Film
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L’acclamato regista polacco Krzysztof Zanussi si ispira alla storia di Faust e ci dona un dramma esemplare in cui racconta due storie diverse sul conflitto tra scienza e fede

Lo accompagna un discepolo che vuole seguire i suoi passi nel cammino della ricerca, e per quanto possa essere paradossale lo ammira per le sue ricerche stravaganti, che ritiene mezzi per fare il bene.

Zanussi incrocia le identità di questi due modi di pensare e propone un conflitto tra l’uomo al servizio della ragione e l’uomo ambizioso, carente di essa e ateo per definizione. Per questo, la telecamera del regista non è in genere testimone diretto degli eventi, optando per prendere le distanze, con innumerevoli barriere.

La narrazione cresce a livello di suspense man mano che si affrontano temi cruciali come la sofferenza e la sua strumentalizzazione. A prima vista, e come conseguenza di quanto detto, può sembrare un film freddo, ma non è così.

La proposta di base è frutto della metafora, anche se è vero che il gioco proposto da Zanussi va al di là e non si ferma a un approccio storico agli esperimenti che sviluppa con l’essere umano nell’epoca in cui si inserisce. Se fosse così, Etere diventerebbe un film storico relativo alle questioni morali e alle vessazioni del XIX secolo, prima che apparisse l’etere, che decide se le azioni hanno conseguenze o meno nel futuro nel migliore stile del mito di Frankenstein. Le sottotrame funzionano molto bene, arricchiscono il contenuto dell’argomento centrale e offrono interpretazioni illuminanti.

Come dicevamo, il geniale Zanussi esplora anche il lato B del dramma. È quando arriva Faust. Per questo, risultano imprescindibili gli ultimi 15 minuti della pellicola, preceduta dall’indicazione “La storia mai raccontata”. E per favore, non uscite dalla sala prima che siano scorsi i titoli di coda.

In quei minuti Zanussi è diretto, la telecamera si addentra nel mistero dell’uomo, della sua realtà, della sua forza e della sua possibilità di fare il bene. Ciò vuol dire che il punto di vista della telecamera e il concetto cambiano, e la direzione diventa del tutto diversa. È quando affiorano la spiritualità, la misericordia, la redenzione e la promessa di speranza.

“Il grande tema di sempre sono i dibattiti tra scienza e fede. Per me la scienza è totalmente compatibile con la religione, ma solo nel XXI secolo. Nel XIX c’è stato un conflitto globale, e di conseguenza un’espansione della scienza che aspirava a sostituire la religione. Sappiamo che la scienza non è in grado di produrre un programma della felicità universale, ma la religione sì”, ha concluso il regista.

Il nuovo sguardo di Zanussi con Etere, esponendo con abilità e naturalezza le questioni terrene con quello che va al di là della ragione, rafforza il talento di questo regista, che ha sempre fatto tanto bene con i suoi film per la sua autenticità e i rischi di fare cinema contro quella che è la cultura dominante.

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