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Perché oggi si preferisce il compagno al marito?

YOUNG COUPLE, HOUSE KEYS, LOVE
By fizkes | Shutterstock
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“Noi ci sentiamo uniti, conviviamo, ci accoppiamo privatamente, non abbiamo bisogno del riconoscimento altrui: siamo compagni”. Nel libro di Elio Paoloni una riflessione graffiante sui miti della nostra società

Il libro di Elio Paoloni: “La coppia inattuale. Matrimoni politicamente scorretti”, Tau Editrice, 2019, è un piccolo trattato controcorrente dai toni fortemente sarcastici che mette in discussione, fino a ridicolizzarli, gli attuali miti della società occidentale, il cui declino viene individuato nel tradimento dei fondamenti etici universali di cui la Chiesa è portatrice e custode: il valore del matrimonio e della famiglia in primis.

Agli atei, agli agnostici, ai tiepidi…

L’autore dedica il volume agli atei, agli agnostici, ai tiepidi

A chi non ha tempo per riflettere sul senso del matrimonio e spesso non ritiene neppure che sia il caso di farlo.

E non a caso introduce il testo con una frase dell’antropologo laico Claude Levy Strauss:

La società appartiene all’ambito della cultura, mentre la famiglia è l’emanazione, a livello sociale, di quei requisiti naturali senza i quali non ci potrebbe essere la società, né, in fondo, il genere umano.

… ai credenti!

Ma il libro è anche rivolto ai credenti, e forse ancor di più a loro, in quanto oggi molti di essi sono distrattamente poco attenti a riflettere il senso profondo di una unione, formalizzata o di fatto.

Costoro

Albergano un inconfessato scetticismo verso alcuni dogmi: nel dilagante cattolicesimo faidate tutti si sentono in dovere di obiettare, di pontificare, di aderire ai tempi se non di precorrerli. Le posizioni della Chiesa vengono considerate a priori retrive oscurantiste, medioevali, sessuofobe. Tutti si sforzano di emanciparsi da dettami così fuori moda; da insofferenti ad ogni freno, ci si giustifica con un diabolico fraintendimento della frase di Sant’Agostino ”ama e fa ciò che vuoi”.

“Non abbiamo bisogno del riconoscimento altrui: siamo compagni

Il matrimonio è passato di moda, e l’introduzione del divorzio ha agito anche come “prevenzione” di se stesso rarefacendo il numero di vincoli coniugali celebrati: se non vi è più certezza del risultato, tanto vale non sposarsi per niente. Sempre più raramente gli stessi genitori osano chiedere ai figli, ormai più che “cresciutelli”, perché non mettono su casa con i loro lui/lei. Quasi nessuno trova la prospettiva allettante, di alcuna importanza, in quanto niente cambierebbe nella loro vita. La risposta è quasi sempre in questo ritornello scrive l’autore:

Noi ci sentiamo uniti, conviviamo, ci accoppiamo privatamente, non abbiamo bisogno del riconoscimento altrui: siamo compagni.

Mondo liquido, relazioni liquide

Accanto ad essi vi sono quelli apertamente ostili a quanto viene etichettato come residuato borghese, pagliacciata da preti, istituzione ipocrita e in decomposizione, in controcorrente rispetto alla imperante modernità. Come afferma Zygmunt Bauman:

Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende ad essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine ( per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro gravato da obblighi che limitano la libertà in movimento e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che (inevitabilmente) si presenteranno. La prospettiva di trovarsi invischiati per l’intera durata della vita in qualcosa o in un rapporto non rinegoziabile ci appare decisamente ripugnante e spaventosa.

La dittatura delle emozioni

In questo mondo liquido, si è instaurata la dittatura delle emozioni che ha soppiantato la solidità della paziente coltivazione dei sentimenti. Scrive l’autore:

L’unione deve essere perfetta, felicissima, ogni giorno ci viene spiegato dalle maitresse a penser cosa si deve ottenere dal matrimonio, dal coniuge. Non si è più disposti a tollerare, attendere, sforzarsi di trovare soluzioni creative. Ci si aspetta, così come in ciò che riguarda il nostro corpo, la propria salute, la società, di poter costruire la perfezione. Se non la si ottiene, e subito, si passa ad altro, dato che la nostra infelicità non può essere dovuta che a qualcun altro. Mica siamo noi i responsabili della nostra vita, della nostra felicità, della nostra ricchezza di sentimenti. Se siamo aridi e delusi, la colpa sarà del coniuge sbagliato.

L’amore è la tomba del matrimonio: il paradosso moderno

Per cui la tentazione è quella di sognare l’altra vita possibile e perfettamente felice che potremmo vivere se incontrassimo l’altro, finalmente quello giusto. E così, sedotti dal miraggio dell’amore vero, quello che dobbiamo ancora incontrare, entriamo nel…

supermercato degli amori, degli amorazzi, delle avventure, delle prove, degli esperimenti; l’offerta di partner è infinita: c’è sempre una nuova conoscenza, una nuova chance, un nuovo possibile inizio.

Quindi la distruzione di una famiglia viene egoisticamente giustificata dal “comandamento”, erroneamente mutuato da Sant’Agostino, ama e fa quello che vuoi, per cui – come osservava Edoardo Albinati ne La scuola cattolica –

si potrebbe invertire il detto: l’amore è la tomba del matrimonio.

L’ossessione di una Biancaneve e un Principe Azzurro

Certo un paradosso, ma bisogna riflettere su quale amore, anzi se si può definire amore questa infinita ricerca, l’ossessione – sottolinea Paoloni – di una Biancaneve e di un Principe Azzurro.

La perfezione non è contemplata sulla Terra, e neanche la ‘compatibilità’. “Se si può divorziare per incompatibilità di carattere – scrisse Chesterton – mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. Ho conosciuto molti matrimoni felici ma mai nessuno compatibile. Perché un uomo e una donna , come tali, sono incompatibili”. È la loro diversità, del resto, la caratteristica che li spinge uno verso l’altra, la loro natura profonda è incompatibile. Guai se non lo fosse.

Il duraturo successo della famiglia? la mancanza di valide alternative!

Nel chiudere le sue riflessioni, che attengono anche ai temi dell’aborto, della fecondazione artificiale, dell’utero in affitto, delle molestie e a molto altro, Paoloni cita lapidariamente un pensiero di Edoardo Albinati, valido in sé a prescindere da qualunque prospettiva religiosa:

Il duraturo successo della famiglia si deve soprattutto alla mancanza di valide alternative. Come ‘La Settimana Enigmistica’ essa vanta infiniti tentativi di imitazione, e malgrado tutto continua a funzionare meglio della concorrenza, cioè di surrogati, parodie o applicazioni su scala diversa dei medesimi principi con vizi e virtù annessi. Abolita la famiglia, si riaffacciavano intatti i suoi problemi spesso senza neanche goderne i vantaggi.

Riflessione solo apparentemente riduttiva, a cui personalmente preferiamo accostare quella di Gilbert K. Chesterton citata dall’autore:

Il buon senso, respinto da quel lussuoso manicomio che è l’accademia delle mode e dei capricci, ha da sempre cercato rifugio nella sapienza di un sacramento.

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