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È pettegolezzo quando si parla degli altri con il coniuge?

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Mathilde De Robien - pubblicato il 01/02/20

Il “dottore angelico” ha consigli utili per parlare degli altri senza cadere nel peccato della diffamazione

“Le grandi menti discutono le idee; le menti medie discutono gli eventi; le menti piccole discutono le persone”, diceva Eleanor Roosevelt, ex first lady degli Stati Uniti. Può sembrare duro per chi ama il pettegolezzo, ma è una giusta osservazione; il pettegolezzo sfocia spesso nella denigrazione o nella critica. E quello che accade privatamente tra i coniugi? Le discussioni sugli altri tra marito e moglie sono pettegolezzo o solo condivisione?

Si potrebbe pensare che una conversazione privata tra coniugi con un tono misericordioso e privo di giudizio vada bene, ma non è così semplice. San Tommaso d’Aquino, nella sua Summa Theologiae, ha distinto vari criteri per i quali non è giustificabile parlare degli altri.

In buona coscienza, a volte capita di parlare degli altri – delle loro difficoltà o dei loro difetti – perché ci hanno fatto male o hanno avuto un impatto negativo su di noi. Troviamo nel nostro coniuge un orecchio attento per questa emozione che fluisce. È pettegolezzo? Allo stesso modo, confidare il segreto di un amico al proprio coniuge equivale a un tradimento? Come si può distinguere tra “notizie” e pettegolezzo dannoso?

Il pettegolezzo – o peccato della detrazione, per usare le parole di San Tommaso d’Aquino – consiste nell’indebolire la reputazione di qualcuno: la detrazione è “una denigrazione della fama altrui con parole dette di nascosto”. Ciò può accadere in quattro modi: “primo, attribuendo al prossimo cose false; secondo, esagerandone la colpa; terzo, rivelandone i segreti; quarto, asserendo che il bene che esso compie è fatto con cattiva intenzione”. In questi casi si è certi di essere coinvolti nel pettegolezzo, anche se una persona parla all’orecchio benevolo e attento del proprio coniuge.




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Una questione di intenzione

Secondo San Tommaso, “i peccati di lingua vanno giudicati specialmente osservando l’intenzione di chi parla”. È qui che dobbiamo morderci la lingua prima di parlare. Qual è la nostra vera intenzione quando parliamo di qualcuno? Può esserci un motivo diverso dal volerne indebolire la reputazione: “A volte, però, si dicono parole che sminuiscono la reputazione di una persona senza alcun proposito di questo genere, ma con un altro obiettivo in mente”. In questo caso, ammette il teologo, “non è detrazione, ma si detrae solo materialmente e incidentalmente”.

Se le parole con cui si sminuisce la reputazione degli altri vengono pronunciate per il bene o per necessità, prosegue l’Aquinate, tenendo conto di tutte le circostanze, non c’è peccato e non si può parlare di detrazione. Quali sono le circostanze attenuanti che permettono di parlare della gente senza che questo sia un male? “La prima è che il segreto non venga rivelato a più persone di quanto è necessario; la seconda è che la rivelazione debba produrre un effetto positivo; la terza è che sia fatto con una retta intenzione; la quarta è che sia una questione di fare il bene o evitare un male significativo”.

La responsabilità dell’ascoltatore

San Girolamo ha detto: “Fate attenzione a non infangare la vostra lingua o le vostre orecchie, ovvero non parlate male degli altri e non ascoltate chi lo fa”. San Tommaso aggiunge: “Chiunque ascolti un detrattore che potrebbe fermare, o si diletti delle sue detrazioni, è colpevole del suo stesso crimine”. Porre fine al pettegolezzo diventa così la missione di una coppia, una via per la santificazione. Entrambi i coniugi hanno un ruolo da giocare nel sapere come discernere ciò di cui è bene o no, o è utile o no, parlare.

Nel caso in cui possa essere utile, ecco un consiglio molto concreto di Papa Francesco, che lotta fieramente contro il pettegolezzo: “Un cristiano prima di chiacchierare deve mordersi la lingua”.


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