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Fantascienza pro-life: vedere la disumanità in noi

ALIEN
DanieleGay | Shutterstock
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Due brevi storie arrivano al cuore di quello che significa essere umani, e di come abbiamo perso di vista la preziosità della vita

Entro quattro anni dalla sentenza Roe v. Wade (che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti, n.d.t.), almeno due scrittori di fantascienza hanno toccato temi pro-life, a favore e con un po’ di audacia.

The Pre-Persons, di Philip K. Dick, è una storia spietatamente schietta, un diretto rimprovero alla Roe v. Wade. La seconda, di Larry Niven, oggi 81enne, ha preso in considerazione in modo obliquo la questione pro-life. Assimilating Our Culture, That’s What They’re Doing è sconvolgente per gli schizzinosi, ma implica un uso utile dei cloni parziali e tonnellate di denaro da parte delle Nazioni Unite.

Una delle cose che amo di più della fantascienza è il modo in cui esplora l’aspetto umano negli alieni. Gli alieni sono proiezioni di noi, e quindi quando leggiamo delle storie su di loro in realtà non stiamo leggendo degli alieni; non ne conosciamo personalmente nessuno, e quindi è tutto lasciato alla nostra immaginazione. Quello che leggiamo riguarda quindi noi stessi. Scrivendo qui su Aleteia, l’ho presentata in questo modo:

“Non incontrandoli davvero [gli alieni], diventano inevitabilmente la nostra proiezione di noi stessi. Siamo sempre alla ricerca di tracce di noi, di ciò che è umano, e ‘ci’ ritroviamo da qualche parte nell”altro’”.

Quando proiettiamo l’Altro, in genere usiamo il nostro concetto più alto di umanità, ma spesso anche qualcosa di meno nobile, qualcosa di noi, in noi, di disumano.

Due storie speculari: la prima si interroga sul valore della vita umana per una razza aliena, la seconda sulla personalità e l’alienazione dell’umano dall’umano.

(1) La fantascienza è piena di alieni assetati di sangue, ma se i presunti alieni arrivassero con la mano (di qualunque tipo sia) tesa, un sorriso amichevole, un bel vestito, offerte economiche vantaggiose e promettendo tecnologie all’avanguardia per la Terra? Pensate a un’invasione aliena in stile Wall Street.

È questa la premessa della breve storia di Larry Niven Assimilating Our Culture, That’s What They’re Doing, pubblicata quattro anni dopo la sentenza Roe v. Wade.

Quello che gli alieni, noti come Gligstith(click)optok (chiamiamoli Gligs) volevano in cambio di tutto il denaro e la tecnologia che potevano offrire erano campioni di DNA.

Ogni ambasciatore della Terra si sottopone con riluttanza a un prelievo di un campione di saliva, poi firma un nulla osta e torna a casa ricco. Semplice.

L’assimilazione di cui parla il titolo si ritrova anche in The Draco Tavern, una raccolta di brevi storie che riferiscono le interazioni tra Terra e alieni in un bar siberiano. La storia è ambientata in Siberia, per scoraggiare i turisti che passassero di lì per caso e offrire agli alieni un po’ di privacy.

È la richiesta di DNA, e i loro progetti di usarlo, a inquietare gli emissari terrestri, se non la trovano moralmente ripugnante. I Glig vogliono clonare parti di corpi umani; non tutto un essere umano, solo le parti più gustose. Incidentalmente, i Glig hanno grandi mani con dita allungate e bocche ampissime con denti simili a quelli di uno squalo. È questo che nota per primo un essere umano incontrando un Glig.

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