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Il nuovo segretario del Papa? E’ un prete che salva i ragazzi di Montevideo

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Credit OSSERVATORE ROMANO / AFP
Le pape François accueilli par le prêtre uruguayen Gonzalo Aemilius à son arrivée à la messe à l'église Santa Anna au Vatican. (Mars 2013)
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Padre Gonzalo, uruguaiano, si è convertito durante il liceo, colpito dal sorriso e dalla gioia sul volto di alcuni sacerdoti che aiutavano i ragazzi di strada nonostante le minacce di morte. Ma è stato Bergoglio che gli ha insegnato ad essere un “prete di strada”

È un prete uruguaiano che ha dedicato gran parte del suo ministero allo stare vicino agli ultimi, il nuovo segretario personale di papa Francesco: padre Gonzalo Aemilius, del clero di Montevideo.

Nato il 18 settembre 1979, è stato ordinato sacerdote il 6 maggio del 2006 ed è dottore in teologia. Lo annuncia oggi la Santa Sede, dopo che prima di Natale uno dei due storici segretari di Francesco, l’argentino Fabián Pedacchio Leaniz, era tornato a tempo pieno nel suo incarico presso la Congregazione dei vescovi. Aemilius va così ad affiancare l’altro segretario del Papa, l’egiziano Yoannis Lahzi Gaid (La Repubblica, 27 gennaio).

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Credit OSSERVATORE ROMANO / AFP
Cette photo publiée le 17 mars 2013 par le bureau de presse du Vatican montre le pape François accueilli par le prêtre uruguayen Gonzalo Aemilius à son arrivée à la messe à l'église Santa Anna au Vatican.

Prete di strada

Padre Aemilius ha da tempo un rapporto di amicizia col Papa. «Si conoscono dal 2006, da quando il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires gli telefonò perché aveva sentito parlare del suo lavoro con i ragazzi di strada», scrive, infatti, Vatican News.

Proveniente da una famiglia agiata di Montevideo, una nonna ebrea e genitori non credenti, Gonzalo Aemilius si è convertito durante il liceo, colpito dal sorriso e dalla gioia sul volto di alcuni sacerdoti che aiutavano i ragazzi di strada nonostante le minacce di morte. Decide di farsi prete e di dedicare la sua vita ai ragazzi poveri e abbandonati del suo Paese, ed è stato ordinato sacerdote il 6 maggio 2006. Padre Aemilius è stato direttore del Liceo Jubilar Juan Pablo II in Uruguay e ha studiato per due anni teologia a Roma.

La lavanda dei piedi ai malati di Aids

Intervistato dall’Osservatore Romano, il giorno dopo l’incontro con Francesco, aveva raccontato che dell’allora arcivescovo Bergoglio lo colpiva la capacità di integrare valori diversi e convogliarli in un’unica direzione:

«Fare esperienza di questa sua capacità è stato decisivo nella mia vita. Mi ha insegnato a trarre il meglio che c’è in ogni individuo, per quanto possa essere diverso da tutti gli altri, e a metterlo a frutto per il bene di tutti».

Un episodio su tutti: «Mi colpì molto quando, durante la messa del giovedì santo in un quartiere simile a una favela brasiliana, dove circolava molta droga, fece la lavanda dei piedi a tossicodipendenti e malati di Aids con una tenerezza sconvolgente». E con il suo gesto «riscattò tantissimi abitanti del quartiere, prigionieri di quel meccanismo tremendo che sono la droga e la sua strada».

Il lavoro con i giovani di questo ragazzo sulla via del sacerdozio attirò l’attenzione di Bergoglio. Così gli telefonò. E da allora non si è più dimenticato di lui (Famiglia Cristiana, 27 gennaio).

“E’ stato mio alunno in seminario”

È stata accolta con gioia, in Uruguay, la notizia della nomina a segretario di Papa Francesco di padre Gonzalo. Da Montevideo, il commento per il Sir (27 gennaio) di padre Daniel Kerber, vicario per la pastorale dell’arcidiocesi: «Conosco bene padre Gonzalo – afferma – è stato mio alunno in Seminario. Poco dopo la sua ordinazione è stato nominato direttore del liceo giubilare Giovanni Paolo II. In questa veste conobbe l’allora cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, che si interessò molto al lavoro che padre Gonzalo stava portando avanti».

AEMILIUS
©ServizioFotograficoOR/CPP

Il liceo di Padre Gonzalo

La specificità del liceo giubilare Giovanni Paolo II, spiega padre Kerber, «è che si tratta di una scuola gratuita privata che è stata avviata in un quartiere molto marginale e povero di Montevideo. Un fatto straordinario, poiché in Uruguay la scuola privata non ha alcuna sovvenzione statale e ciò limita fortemente la possibilità di scelta garantita dalla Costituzione».

I poveri, conclude Kerber, «non possono scegliere dove educare i propri figli, perché se desiderano farli entrare in una scuola cattolica devono pagare una retta elevata. Cosa che, spesso, non è possibile. E nelle scuole pubbliche non si può parlare di Dio. Come è noto, in Uruguay la laicità è vista come negazione della sfera trascendente».

Anche per questo la missione di Padre Gonzalo, in un quartiere difficile dove povertà e droga la fanno da padrona, è stata ancora più speciale.

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