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Mamma cerca baby sitter laureata, cuoca, sciatrice: annuncio di lavoro o SOS?

MOTHERHOOD

Kaspars Grinvalds|Shutterstock

Giovanna Binci - pubblicato il 27/01/20

Una mamma della Silicon Valley, CEO di un'importante azienda, ha pubblicato su un portale un annuncio di lavoro per una baby sitter (per lei e i suoi due figli) che sembra più un SOS: sciare, cucinare, organizzare vacanze, guidare in paesi esteri e molti altri requisiti degni di un manager, più che di una tata!

Sono laureata a pieni voti, ho inseguito certificazioni linguistiche esaurendo tutte le lettere e i numeri possibili: B2, C1, C2. Stage non pagati sì, ma in posti che contano, però: sette colloqui, la prova di grafia, una giravolta e un’altra volta e ti fanno pure credere che lavorare venti ore al giorno per il “rimborso spese” è il massimo e magari ti tengono dato che sei diventato così indispensabile (…e gli risparmi pure il costo del guardiano notturno). Ma si sa…è la gavetta, baby! Eppure, nonostante le mie competenze, i master, le skills, i corsi per migliorare la capacità di problem solving e il team leading, per il lavoro che svolgo ora, non mi avrebbero mai assunta. Mai. Neanche se fossi stata l’unica a inviare l’application (leggi “a candidarmi”. E scusate ma i quattrocento euro di certificazione ogni tanto devo pur giocarmeli) avrei mai superato i colloqui di selezione per diventare “mamma”. Mansione oltre tutto poco appetibile di questi tempi e con davvero scarsa concorrenza, dove l’unica cosa che dei tuoi super studi appare utile sono (forse) i sinonimi e il greco antico per salvarti dalle parolacce fuori controllo (ma non crediate che quelle pesti non sappiano capire anche quello, in fondo). Certo, quel seminario sul public speaking non è che non mi sia tornato utile, eh: mi ergo sul divano declamando l’importanza della condivisione fraterna, ma è l’audience che manca di attenzione anche se forse, un proiettore dove far loro seguire la slide per punti su “come-rimettere-i-giochi-nel-cestone-dove-stavano-esattamente-un-minuto-fa” aiuterebbe.

No, davvero: non sono tagliata per questo lavoro. E l’annuncio per la ricerca di una baby sitter, postato su un portale da una mamma americana, CEO di un’azienda con sede nella Silicon Valley, mi ha confermato che no, neanche un manager con tutte le carte in regola sarebbe davvero “pronto” per questo lavoro. Lei, infatti, corre ai ripari e, come riportato da Huffpost “sta cercando una tata che si occupi dei suoi figli (due gemelli di dieci anni), ma allo stesso tempo anche di lei”. Il profilo che emerge dalla richiesta è quello di una tata a tempo pieno, tutto fare, che sembra più dover “sopperire” al ruolo di madre, che agevolarlo.

Cosa serve davvero ai nostri bimbi?

La lista di requisiti che ha stilato la donna e che ha sollevato ironia, sorrisi e commenti amari sul web, non ha nulla a che invidiare a un annuncio per entrare come top manager da P&G o Accenture, a confermare che sì, essere madre o comunque prendersi cura a tempo pieno di casa e bambini, richiede molte abilità.

E fino alle più classiche ci salviamo un po’ tutte: cucinare e pulire (e qui Folletto e bastoncini Findus danno un non piccolo aiuto), ma anche i salvavita fondamentali tipo BLS, salvataggio in acqua. Poi c’è tenere il conto delle spese familiari o sapere quanto pesce serve per sfamare cinque persone (queste solo alcune delle richieste presenti nell’annuncio). Ma, a quanto pare, oggi neanche questo basta più: mettici la necessità di avere una laurea, che se una volta i figli bastava aiutarli nei compiti, oggi devi stimolarli con quesiti intelligenti a tutte le ore, la capacità di fare sport di squadra e sciare almeno a livello intermedio, perché se una volta li sguinzagliavi al parco, oggi devi sapere loro offrire delle attività educative organizzate (e no, mosca cieca non conta).
Si legge ancora nell’annuncio riportato da Huffpost che la lavoratrice dovrebbe saper:

inviare e-mail e messaggi di testo a fornitori, amici e genitori in modo professionale; utilizzare Word per tenere traccia delle faccende dei bambini; pianificare riunioni familiari; tenere conto delle spese di indennità e delle spese domestiche, nonché monitorare e tenere traccia degli acquisti e effettuare resi in tempo.

Aggiungici saper guidare in diversi paesi stranieri, cucinare in modo salutare e tenendo conto di almeno sei intolleranze e il profilo ideale è fatto. Che poi sia una baby sitter o il CEO di Apple alla fine cambia poco.

Perché oggi chi valuta più la capacità di educare i bambini da cose come l’amore, la pazienza, l’impegno o il “sto facendo del mio meglio” nonostante col rigurgito sul colletto sembri poco credibile?


MOM AND SON

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Oggi, una mamma, serve anche alla mamma! Quella che deve andare in vacanza coi pargoli al seguito, ma vuole anche rilassarsi perché lavora sempre, quella che non riesce a tenere sotto controllo le spese, la gestione dei pasti, dei panni da donare se tutto il giorno già gestisce una cosa poco impegnativa come un’azienda (ma anche meno).
Insomma, anche Mary Poppins avrebbe gettato la spugna.

Annuncio o SOS?

Questo annuncio sembra più una richiesta di aiuto, in effetti, un SOS che poteva essere anche il nostro, mamme: la consapevolezza di quanto sia difficile per una donna, oggi, tenere insieme lavoro e famiglia, di quante sono le aspettative sull’educazione dei figli e sul ruolo di madre, di quanto spesso ci sentiamo inadeguate e non sappiamo davvero più fare la cosa più naturale del mondo. Almeno fin quando non smetteremo di vederlo come il “mestiere” che non è. Fin quando non smetteremo di rincorrere ideali che non ci appartengono e cercare il tempo per fare tutto che no, non abbiamo e non avremo mai.

Educare non è un lavoro, è una missione d’amore: nessuno te lo insegna, nessuno ti assicura che sarai capace, non ci sono abbastanza corsi o libri per prepararti davvero a tutto ciò che ti aspetterà e a tutto quello che ti sarà chiesto. Certi giorni sei solo un paio di mani che raccolgono cose, che puliscono sederini, che cucinano pasta in bianco, che pettinano, asciugano, stendono, rammendano, accompagnano…Altri giorni ti senti solo un paio di occhi che controllano, evitano, prevedono, minacciano. Certi giorni ti senti brava, quando la cucina senza nemmeno una macchia di pomodoro non sembra il set cinematografico de “Salvate il soldato Ryan”, quando i carichi arretrati di lavatrici sono (solo) tre. Quando puoi lavarti i capelli col balsamo invece che sol solito prodotto da bidet che capita a portata di mano. Certi giorni.

Altri giorni sei invisibile, ti senti inadeguata, vorresti che ti licenziassero o almeno qualcuno ti concedesse un giorno di ferie, ma niente.

Fare la mamma non è un lavoro, appunto. Altrimenti no, non ti avrebbero assunta. Per fortuna non è un mestiere, perché se così fosse, ci perderemmo davvero tutto il bello: la scoperta, anche della nostra inadeguatezza, gli sbagli a cui rimediare con amore, gli abbracci e i baci nel caos di una casa sporca dove però ti senti felice ed esattamente nel posto giusto. La forza di ammettere che non siamo all’altezza spesso, che dobbiamo lasciare andare a volte e avere il coraggio di abbassare gli standard che questa società ci chiede, come fossero punti di un annuncio di lavoro da soddisfare, per essere solo noi stesse: le mamme che i nostri figli meritano e amano.

Riprendiamoci il nostro ruolo: le baby sitter servono, sono un grande aiuto per riprenderci il nostro tempo, per dedicare a noi e a nostro marito quel tempo necessario, sono fondamentali nella gestione del binomio lavoro-famiglia, ma se serve una tata anche per noi, chiediamoci se stiamo davvero facendo il “lavoro” giusto.




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