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Da tossicodipendente a “recuperapersone”

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Associació Eines

Dolors Massot | Gen 27, 2020

Un casino nel sud della Francia

Il padre gli ha poi offerto la possibilità di andare a vivere nel sud della Francia, dove avrebbero aperto un casino ad Aix-les-Thermes, vicino Pas de la Casa. Tra i 23 e i 28 anni ha lavorato lì come riparatore di slot machines. L’ambiente lo ha ancora una volta fagocitato. Beveva senza controllo. “In Francia, poi, era comune l’aperitivo con un Pastis, e io ero pieno già al mattino”.

Ha fatto il barman, il croupier, l’addetto alle pubbliche relazioni, l’insegnante di ballo… Era simpatico.

“A 25 anni avevo molte cose, ma ero un idiota. Ho perso i valori dei miei genitori. Guadagnavo denaro e basta. Ho perso la fidanzata”.

“Tornato di corsa a Barcellona”

A 28 anni, ricorda, “non ero felice, e volevo fuggire da tutto, e quindi sono tornato di corsa a Barcellona”. Era già un alcolista, ma credeva di “controllare” la situazione: “Il primo mese non ho bevuto, mi sono iscritto a una squadra di calcio, ho trovato un’altra fidanzata… tutto sembrava avviato, ma 9 mesi dopo mi hanno offerto un lavoro alla radio”.

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“Il programma si chiamava Más se perdió en Cuba, ed era umoristico. Mi divertivo un sacco, ma questo mi ha portato di nuovo a fare molta vita sociale, soprattutto di notte. Mi sono dato alla birra”.

Il ritorno a Barcellona è stato per la famiglia e gli amici più amaro della tappa precedente.

L’aspetto peggiore dell’abbandonare una dipendenza

“Sai qual è l’aspetto peggiore del fatto di abbandonare una dipendenza?”, mi ha chiesto Álex a un certo punto dell’intervista. “Il ricordo di tutte le cose sbagliate che hai fatto”.

“Non mi si poteva dire niente. La mia fidanzata mi ha lasciato. Con la famiglia cercavo scuse per uscire di casa e andare a bere. Ho fatto passare un momento molto brutto ai miei genitori e alle mie sorelle”.

“Nessuno mi dice cosa devo fare”

Il cammino verso l’inferno della dipendenza è diventato sempre più veloce: “Avevo denaro ma rubavo bottiglie nel ristorante dei miei genitori, dovevo dei soldi alle banche, mentivo, manipolavo. Ho smesso di uscire con le ragazze, o uscivo solo con quelle che bevevano. Pensavo ‘Nessuno mi dice cose devo fare’”.

“Non ero davvero più io. La dipendenza altera la condotta, e fa sì che il dipendente si muova per impulsi. Ero un malato mentale, perché la dipendenza è una malattia mentale”:

È arrivato a un punto in cui il deterioramento fisico e mentale era ormai assoluto: “Bevevo 20 birre, bevevo, dormivo, vomitavo sangue… Non controllavo più la mia vita”.

Gli hanno tolto due volte la patente, è stato arrestato ma usciva e ricadeva subito. “Mi sono fatto scadere la patente, i vestiti imputridivano dentro la lavatrice, ho bucato il cavo dell’elettricità a un vicino, sono stato 4 mesi senza farmi una doccia… e ho smesso di mangiare”.

Sull’orlo della morte

Secondo quanto ha detto in seguito un medico, lo stato di Álex in quel momento era così deplorevole che se non avesse fatto niente per rimediare sarebbe morto nell’arco di due settimane. “La dipendenza è capace di farti perdere tutto, anche la vita”, commenta lui.

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“Lasciati aiutare”

“Un giorno, però, si sono presentati a casa mia i miei genitori e due amici. Mi hanno supplicato: ‘Lasciati aiutare’. Ero in trappola, e allora ho detto di sì”.

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