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“Molte suore sono vittime della Sindrome di burnout”

© Corinne SIMON/CIRIC
Sœur de la communauté Saint-Jean, lors de la messe d'ordinations diaconales et sacerdotales d'ordinands de la communauté Saint-Jean. Basilique Sainte Marie-Madeleine, Vèzelay (89), France.
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La sindrome da stress da lavoro, e «la disparità di genere» affrontate dal settimanale femminile dell’Osservatore Romano. Pronta una commissione

Molte suore vengono colpite dal «burnout», la sindrome da stress da lavoro, e «la disparità di genere» nella Chiesa è una delle ragioni.

A scriverlo è il settimanale “Donne Chiesa Mondo” dell’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, in un servizio intitolato “Donne, Chiesa, Mondo“.

“Comunità resilienti”

È stata l’Unione internazionale delle Superiori generali (Uisg) a discutere del problema in una riunione a Roma: fino a decidere l’istituzione di una «commissione triennale per la cura della persona», riferisce il settimanale.

Suor Maryanne Lounghry, psicologa e religiosa australiana, ha diretto la riunione e riassume: «Il nostro obiettivo è costruire comunità resilienti. Non dobbiamo limitarci a intervenire sul singolo caso ma considerarci all’interno di un ecosistema. La disparità di genere è uno dei nodi, dobbiamo chiederci cosa succede nella nostra Chiesa e nel Paese in cui operiamo».

SIOSTRY ZAKONNE
Beata Zawrzel/REPORTER

Dal calo delle vocazioni agli abusi

Le questioni sono tante: calo delle vocazioni, conventi che chiudono, gestione dei beni, pesantezza di strutture che talvolta sono organizzate ancora come nei secoli passati. E poi ci sono anche «gli abusi sessuali e di potere» commessi dagli uomini di Chiesa.

Il 7 maggio dell’anno scorso, del resto, il Motu Proprio di Papa Francesco Vos estis lux mundi per contrastare gli abusi non riguardava solo i crimini pedofili. Oltre ai delitti contro i minori e le «persone vulnerabili», il testo parla anche di altri crimini sessuali che derivano dall’abuso di autorità: i casi di violenza di preti e vescovi sulle suore (Corriere, 23 gennaio).

Cambiamenti nella vita consacrata

“Donne Chiesa Mondo” ha intervistato su questi temi il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica. «L’Europa attraversa un momento molto difficile – dice il prelato – si chiudono molte case, ci sono molti abbandoni. La vita consacrata ha radici molto forti ma non ci si è accorti che alcune cose vanno cambiate, perché sono invecchiate. La formazione prima di tutto, poi la questione della fraternità, e infine il rapporto autorità-obbedienza. Senza dimenticare il rapporto uomo-donna: perché il consacrato e la consacrata devono essere così separati?».

La casa per le Sorelle mandate via

Il cardinale parla anche dell’abuso di potere all’interno delle congregazioni: «Abbiamo avuto casi di superiore generali che una volta elette non hanno più ceduto il loro posto»; e della decisione del Papa «di creare a Roma una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via da noi o dalle superiore, in particolare nel caso che siano straniere».

Sugli abusi sessuali, sottolinea infine il cardinale, «il Papa chiede totale trasparenza».

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