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Giorgia, moglie e mamma, morta di tumore a 30 anni. Ma è una storia d’amore, non di dolore

GIORGIA E MICHELE LIUZZI
Michele Liuzzi - Facebook
Giorgia Saulea con il marito Michele Liuzzi
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I giornali dicono la verità ma non tutta intera. La storia drammatica di questa giovane donna della provincia di Bergamo, morta in soli tre mesi a causa di un tumore particolarmente aggressivo, si sviluppa in tre tempi, come succede nel rugby: e il terzo tempo fa vincere tutti, rende amici i nemici, consola i familiari, apre al Paradiso.

di Davide Vairani

 

Ad Annalisa

Ogni giorno mi insegni silenziosamente che cosa è il terzo tempoquiadesso, ora!

Nel dolore della croce quotidiana, tu vivi per davvero.

“Morire? Non ho paura di morire… tutte le persone muoiono, ma non tutti vivono veramente…”
William Wallace

I titoli dei quotidiani ci raccontano mezze verità di una storia quotidiana: Giorgia Saulea, 30 anni, di Arzago d’Adda, provincia di Bergamo, stroncata in tre mesi da un carcinoma maligno. Lascia un bimbo di soli due anni.

La giovane età di una mamma che non può vedere il suo piccolino crescere. Il tumore che d’improvviso stravolge la vita. E la morte repentina.

Il dolore, la commozione al funerale, la bara bianca e le lacrime che scendono inevitabili di fronte ad una vita spezzata e ai famigliari ed amici che restano soli. Una preghiera, abbracci ed un “se hai bisogno di qualche cosa non farti problemi, chiamami” al marito (giovane anch’esso).

In questa storia di quotidiano lutto c’è di più.

Nel mondo del rugby c’è una tradizione: il terzo tempo. Durante il match, per due tempi di gioco le squadre avversarie si scontrano duramente per mettere a segno la meta. Il terzo tempo si svolge dopo la partita – di qualsiasi natura e prestigio essa sia, non importa – e fa riunire tutti i giocatori delle due squadre, che colgono l’occasione per offrirsi da bere e da mangiare e scambiare opinioni e considerazioni, come succede tra amici, in un clima di festa che riunisce anche famigliari e tifosi.

In questa storia è così. Ci sono un primo ed un secondo tempo, un prima ed un dopo, segnati in maniera indelebile da un evento traumatico, appunto un carcinoma. Trent’anni il primo tempo e tre mesi il secondo.

I titoli dei quotidiani provano a narrare il secondo. Del primo tempo traspare qua e là qualche stanza di vita quotidiana. Del terzo tempo, nulla.

Giorgia entra in ospedale lo scorso 10 ottobre per un semplice esame: una banale gastroscopia. Ma qualche cosa va storto, occorre operarla d’urgenza per eliminare la presenza di sangue nello stomaco.

L’intervento va bene, eppure da qualche parte nel suo corpo c’è qualcosa che non funziona bene. Trafila di esami. Il 22 di ottobre fino alla diagnosi: adenocarcinoma al cardias con metastasi nelle ossa. Un cancro non operabile con poche aspettative di vita.

Michele Liuzzi, suo marito, 38 anni e titolare di una pizzeria a Trocazzano, decide di aprire una pagina su Facebook per raccontare il terribile dramma e per chiedere un aiuto economico per pagare le cure ospedaliere: “Aiutatemi a salvare mia moglie. Non abbiamo molto tempo”.

Tutto è crollato, una semplice visita si è trasformata in qualcosa di incredibile – scrive Michele nel testo dell’appello per a raccolta fondi su Facebook – , questo è il cammino più difficile della mia vita. I primi giorni sono stati terribili.

Tutto non aveva più senso, ho avuto la sensazione che tutto quello per cui ho lavorato in questi anni e tutto quello che ho costruito sia svanito. Lei lì in ospedale a lottare per la sua vita ed io e mio figlio distrutti a casa.

Improvvisamente la persona più importante della mia vita, era su un lettino di ospedale, completamente debole e senza forze, a lottare per la nostra famiglia. In 20 giorni è cambiato tutto il mio mondo.

Tutto il nostro mondo. Quello che prima era importante ora non lo è più, e nuove priorità sono entrate nella mia vita.

Ora Giorgia è al reparto Oncologico dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed è talmente debole che non può iniziare la particolare terapia che potrebbe salvarle la vita. La sua emoglobina e le piastrine sono molte basse e quindi fisicamente è molto debole. Le trasfusioni di sangue l’aiutano un po’ ma non sono abbastanza.

I medici mi hanno spiegato che se iniziassimo la possibile cura adesso, potrebbe non farcela perché troppo debole. Allo stesso tempo, se aspettiamo potrebbe non farcela perché la malattia sta iniziando ad attaccare altri organi. Insomma, non si può iniziare perché è troppo rischioso e non si può aspettare perché è troppo rischioso. Ogni giorno può essere decisivo.

Michele si lascia andare:

Sono devastato e lacerato dentro il mio spirito e nella mia mente. Siamo sposati da 4 anni ed abbiamo un bimbo di 2 anni di nome Leo ed io non so cosa fare.

Ho paura di perderla e non riesco a trovare una soluzione se non quella di affidare tutto a Dio e pregare.

Vi lascio inoltre immaginare cosa significa per lei non poter vedere suo figlio e non poterlo abbracciare da così tanti giorni, già solo questo è devastante. Mio figlio merita di vivere con sua mamma ed io merito di avere mia moglie al mio fianco per poter invecchiare insieme a lei e per questo, ora non è il tempo di piangere ma è il tempo di lottare.

Michele gioca il tutto per tutto:

Per questo motivo, la presente raccolta fondi ha principalmente due scopi: permettermi di lasciare il lavoro e stare tutti i giorni con lei in ospedale per tutto il tempo necessario per poterla accudire e farla sentire al sicuro, pagando tutto quello che è necessario; se non dovesse funzionare la cura proposta dall’ospedale, allora questi fondi serviranno per pagare un viaggio nel più breve tempo possibile, alla ricerca di una cura alternativa in qualunque parte del mondo sarà necessario.

Non voglio e non posso arrendermi.

Nel caso in cui tutti questi fondi non dovessero servire perché Giorgia migliorerà, allora verranno restituiti a chi ne farà richiesta o verranno usati per creare un’associazione a suo nome che servirà per aiutare i bambini in situazioni di difficoltà, un suo desiderio da molti anni che svilupperemo insieme.

Grazie a tutti per il vostro aiuto. E’ davvero importante per noi. Chiunque leggerà queste righe, se pensa di poter essere utile anche non economicamente ma con la conoscenza di qualunque cura.

Grazie di cuore da noi tre, Giorgia, Leo e Michele.

E’ il momento di farsi avanti, contattatemi:

 

Il 05 novembre 2019 Michele lanciava un messaggio in bottiglia nella realtà virtuale dei social network. Non so con quale animo e con quali speranze nel cuore. Sicuramente non avrebbe mai immaginato che da quel click gli sarebbe accaduto di imbattersi nel primo battito del terzo tempo della sua vita. Gli ultimi due mesi di vita terrena di Giorgia sono scanditi dai post di aggiornamento che Michele affida a Facebook con minuziosa e puntuale affezione.

Il6 novembre 2019 annota:

Sono una persona estroversa e difficilmente mi tengo le emozioni dentro, inoltre penso che condividere con voi tutto questo, sia un modo per condividere il dolore e andare avanti. Oggi è un giorno importantissimo per la nostra famiglia. Oggi Giorgia inizierà questa delicata cura, non possiamo più aspettare perché le condizioni delicate ci impongono di dover iniziare ora.

Non voglio aggiungere altro se non questo: inviateci tutta la vostra energia positiva e le vostre preghiere, proprio come abbiamo iniziato a fare io e Leo questa mattina. Non abbiamo molto tempo.

In pochi giorni, Michele si accorge che la storia di Giorgia amplifica di raggi di luce nell’etere.

 

14 novembre 2019:

 I giorni passano, Giorgia continua a lottare e la nostra storia si sta diffondendo. Io mi sto rendendo conto che mia moglie, la mia Giorgia, quasi non è più solo la mia Giorgia, ma sta diventando la Giorgia di tutti e questo è davvero meraviglioso.  Tutti le vogliono bene e lei lo sente.

La pagina Facebok si riempie di donazioni e di tante altre storie, come un lungo rosario fatto di grani che si uniscono tra loro, mossi dal dolore e dalla sofferenza. E dalla speranza.

Oggi è il 40° giorno che Giorgia è in ospedale. Mi sembra un’infinità di tempo. In realtà, è davvero un’infinità di tempo-, scrive Michele il 19 novembre 2019. I valori in questo momento sono stabili ma ancora non abbiamo una vera e propria notizia degna di nota, speriamo di darla il prima possibile.

Fra poco più di un mese saremo a Natale ed ovviamente il regalo più grande sarebbe quello di riaverla a casa per festeggiare tutti insieme. Per ora tentiamo di colmare questa mancanza con la tecnologia facendo qualche videochiamata e Leo, la sera, non perde occasione per voler dare affetto alla sua mamma. Nel frattempo continuiamo a pregare e confidare in Dio.

Gli unici sprazzi di gioia:

Dopo 55 giorni finalmente siamo di nuovo tutti e tre insieme a casa. La nostra battaglia non è ancora terminata ma in questo modo abbiamo un’arma in più,

posta il 5 dicembre 2019.

Il 18 dicembre inizieremo poi il terzo ciclo e dopo Natale avremo più chiaro il nuovo punto della situazione. Questo mese quindi è un mese di attesa e di speranza.

Giorgia inizia il terzo ciclo di chemioterapia. La reazione di Michele non è disperata. Al contrario.

Oggi iniziamo il terzo ciclo di chemio sempre insieme e sempre convinti della nostra Fede”, scrive. E aggiunge subito dopo: “Inoltre, abbiamo l’amore di tutti voi che davvero si percepisce e, grazie ai vostri gesti di affetto, ogni giorno riusciamo a tenere la schiena dritta ed andare avanti a combattere.

La storia che si trova a vivere gli fa maturare alcune certezze.

Le affida pubblicamente il 24 novembre 2019:

Sono profondamente cambiato dal momento in cui sei entrata nella mia vita Giorgia. Sono maturato, diventato uomo, marito e padre e rifarei ogni cosa che abbiamo fatto insieme e che ci ha portato a dove siamo oggi.

Poi una intuizione folgorante, mentre rilegge accadimenti, gesti e segni sperimentati che lo portano ad esprimere un giudizio:

Siamo al centro di qualcosa che è più grande di noi, le nostre emozioni sono completamente esposte ed in qualche modo devono uscire e per questo scrivo, scrivo e continuo a scrivere, mentre poi alzo la testa e mi accorgo che le altre persone parlano di noi, della nostra storia, di quello che sta accadendo. Il tuo nome sta diventando il simbolo di una battaglia che non vogliamo e non possiamo perdere. Siamo in tanti oggi e saremo sempre di più domani perché come dico sempre, le nostre preghiere busseranno di continuo alla porta di Dio.

Siamo al centro di qualcosa che è più grande di noi: non è una frase fatta. E non è dettata soltanto dallo stupore di vedere che la sua storia diventa sempre più larga, in una misteriosa e calda sensazione di familiarità inaspettata. C’è di più.

“Il tuo nome sta diventando il simbolo di una battaglia che non vogliamo e non possiamo perdere”: di quale battaglia sta parlando Michele? Sconfiggere il tumore? Tornare a vivere in salute? Michele invoca più volte il miracolo della guarigione. La battaglia che vuole vincere insieme alla sua Giorgia è di più.

24 dicembre 2019, ore 22:25

Siamo alla Vigilia del Santo Natale e per questo affidiamo al Signore tutte le nostre paure e speranze. Purtroppo le condizioni di Giorgia non ci permettono di uscire di casa per la Messa di mezzanotte ma questo non ci ha escluso dal ricevere un regalo meraviglioso.

Grazie al Coretto di Arzago D’Adda e grazie ad ognuno di voi che per darci forza ed amore, siete venuti a cantare sotto la nostra finestra.Avete davvero portato il Natale nei nostri cuori. E’ stata una meravigliosa sorpresa. Sempre avanti senza paura!.

I primi giorni del 2020 le condizioni di Giorgia iniziano a precipitare.

08 gennaio 2020

Oggi siamo andati in ospedale per il quarto ciclo ma purtroppo le piastrine erano molto basse e questo ha impedito l’inizio della chemio.

14 gennaio 2020

Purtroppo le condizioni di Giorgia sono peggiorate ed ora sono ancora molto gravi. Ora è ricoverata a Bergamo con due emorragie interne ma continuiamo ad essere forti ed a tenere accesa la luce della speranza. Grazie a tutti per le vostre preghiere, Giorgia le sente davvero e l’aiutano molto.

12 gennaio, ore 06:45

Negli ultimi giorni le condizioni di Giorgia non sono ottimali. Ieri siamo dovuti andare d’urgenza al pronto soccorso perché le piastrine hanno raggiunto ancora livelli preoccupanti e quindi è stato necessario fare una trasfusione di piastrine per regolarizzare la situazione.

Mentre eravamo a casa, Leo si è accorto che ci stavamo preparando per andare in ospedale e da solo ha iniziato a ripetere ‘Gesù cura mamma ospedale’ e poi è corso verso di noi ad abbracciarci, dicendoci che ci vuole tanto bene.

Vi lascio immaginare come ci ha aperto il cuore. E’ incredibile come un bambino di due anni e 4 mesi capisca quello che sta succedendo e partecipi attivamente in questo nostro cammino.

Dispiace vedere che la vita provi anche lui come tutti noi, ma siamo convinti che tutto questo dolore serva per aiutare molte persone ad avvicinarsi alla fede.

“Per questo – ci tiene molto Michele – vi chiedo di accendere una candela a casa vostra, di postare le foto qui sotto e di accogliere la Luce che arriva dal Nostro Signore, perché questo significa AMORE e l’AMORE è l’unica forza che muove ogni cosa. Questi sono giorni delicati ma non pensiamo al dolore, pensiamo all’AMORE. Dio non è venuto a spiegarci il dolore, ma è venuto a riempirlo”.

Cinque giorni dopo, il 17 gennaio 2020Giorgia perde conoscenza.

Ora è qui con noi e lo sarà sempre”, scrive Michele. “Siamo in tanti qui nella sua stanza per accompagnarla in questo cammino di Gloria. Continuiamo a pregare. Lei ci sente, non può rispondere ma sente tutte le nostre preghiere e vuole che non soffrite per lei ma gioite perché il nostro Signore è qui con noi in questa stanza, si percepisce. Dio è vivo ed è in mezzo a noi. La nostra storia non è una storia di tristezza e di sconfitta ma una storia di vittoria. La vittoria dell’Amore di Dio che tutti noi nel corso di questi tre mesi abbiamo provato.

La battaglia che vogliono vincere, Michele e Gloria, è l’Amore di Dio che tutti noi nel corso di questi tre mesi abbiamo provato“.

Giorgia mi ha detto questo un giorno: ‘Ho capito che non sono sola, ci sono tante persone che mi amano oltre che la mia famiglia’”, aggiunge Michele. “E questo è l’Amore di cui sto parlando. Un Amore così grande e così colmo che riempie ogni nostro dolore”.

18 gennaio alle ore 20:26

Alle 17.33 Giorgia è salita in cielo. Non ha sofferto ed era tranquilla di averci tutti accanto. Giorgia mi diceva sempre che chiedeva a Dio di farle capire il modo in cui poter ringraziare tutte le persone che le hanno dato infinito amore negli ultimi 3 mesi. Ora ha il modo di farlo. È in cielo e se Dio vuole può ricoprirci di grazie. Pregate per lei. Vi sente e può intercedere per tutti noi. Vi amiamo tutti.

19 gennaio 2020

Da questo pomeriggio alle ore 14 in via Cereda 37 a Rivolta d’Adda potrete andare tutti a salutare Giorgia. La troverete vestita con il suo abito del matrimonio perché l’incontro con il suo sposo è compiuto. Martedì pomeriggio alle ore 15 il funerale sarà svolto presso la Chiesa di Arzago d’Adda.

Vi prego di comunicare queste informazioni a tutti coloro che vogliono partecipare a rendere omaggio alla nostra Giorgia. Giorgia ci ha lasciato un’eredità meravigliosa, ora è il nostro compito mettere a frutto tutto ciò che ci ha insegnato. Io personalmente vi ringrazio tutti perché questi mesi con voi sono stati più leggeri, sono stati più dolci. La croce che Dio mi ha dato è stata sicuramente meno pesante anche grazie a voi.

Non regalateci fiori, Giorgia non lo vorrebbe, al posto loro potete contribuire con una donazione per rendere più sereno il futuro di Leo, questo è sicuramente meglio per lei.

Pregate per Giorgia, per me e per Leo”.

Una bara bianca e tantissime persone per l’ultimo saluto a Giorgia Saulea, la 30enne scomparsa sabato dopo aver lottato tre mesi contro il male che l’aveva colpita e che alla fine se l’è portata via, il resoconto del funerale di Giorgia per il “Giornale di Treviglio”.

Moglie e madre, Giorgia, con la sua storia di coraggio e di speranza ha raccolto attorno a sé tante persone che oggi, 21 gennaio 2020, nella chiesa parrocchiale di Arzago l’hanno voluta accompagnare nel suo ultimo viaggio. Si sono conclusi poco i funerali celebrati da con Tonino Bini, collaboratore del Santuario di Caravaggio e dal parroco di Arzago don Enrico Strinasacchi. Una cerimonia commovente e intensa anche grazie ai canti eseguiti dalla corale parrocchiale di Arzago della quale Giorgia da alcuni anni faceva parte.

Il terzo tempo esplode pubblicamente adesso.

“Al termine della cerimonia Liuzzi ha voluto ricordare l’amata moglie e ripercorrere questi tre mesi di dolore che la loro famiglia ha vissuto”, racconta sempre il Giornale di Treviglio.

Un dolore che si è trasformato in amore quello di migliaia, migliaia e migliaia di persone che hanno conosciuto la storia di Giorgia e hanno fatto sentire il loro affetto il loro amore a Giorgia, a me e a Leo’.

Sposati da quattro anni, con un bimbo di due, non pensavano di dover affrontare una prova così dura. Racconta di quel giorno, quando il medico gli rivelò la diagnosi tremenda e ingiusta. Un male incurabile e inoperabile che avrebbe portato via Giorgia in pochissimo tempo.

Ma a lei dovevamo raccontare un’altra storia, per non farla preoccupare, anche se lei aveva capito tutto soprattutto negli ultimi giorni – ha raccontato – il peso di tutto questo era troppo per noi, così abbiamo deciso di condividerlo. E mentre continuavamo a pregare perché Dio concedesse il miracolo non avevamo capito che il miracolo era già avvenuto: ed era tutto quell’amore.

Al termine della cerimonia la salma è stata tumulata al cimitero di Arzago.

I titoli dei quotidiani ci raccontano sempre mezze verità.

22 gennaio 2020ore 07.22. “Per chi non era presente alla Messa di Risurrezione di Giorgia, qui di seguito potete trovare quello che ho detto”.
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