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Diamo a Gesù una barca su cui salire per non schiacciarlo nella quotidianità

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Alexandre Patchine|Shutterstock
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Trovare spazio per Dio nella vita frenetica di tutti i giorni è come dargli una barca su cui salire per non essere schiacciato dai mille impegni e dalle cose da fare: solo ritagliandoci uno spazio per Lui potremo costruire una vita interiore piena.

In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea.
Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero.
Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.
Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Marco 3,7-12

Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.

Si può schiacciare Gesù? Si è possibile. Capita quando nelle nostre giornate e nelle nostre cose da fare non c’è mai spazio per il silenzio, per il raccoglimento, per l’ascolto, per la preghiera. Tutti dobbiamo dare a Gesù una barca su cui salire. Coltivare la vita interiore significa dare a Gesù una barca su cui salvarsi. Solo chi sa ricavarsi un po’ di tempo di interiorità può anche pensare di scoprire la vita spirituale, perché essa non è una cosa da fare, non è una tecnica, non è una capacità, ma è Gesù che ci parla dal profondo della barca del nostro cuore. Quando Gesù viene schiacciato dal fare e dalle mille cose delle nostre giornate ce ne rendiamo subito conto per un motivo molto semplice: si oscura il senso della vita. Non riusciamo più a sentire per quale motivo fare tutte le cose che facciamo. Allora è proprio in quel momento che dobbiamo ripartire concretamente con il ricavarci uno spazio in mezzo alla folla. Ognuno ha il suo modo, ognuno ha la sua barca. C’è chi lo aiuta svegliarsi dieci minuti prima al mattino. C’è chi lo aiuta ricavarsi una parentesi di tempo nel cuore della giornata. C’è chi riesce ad a ricavare spazio solo alla fine del giorno, quando il sole cala e i ritmi rallentano. Ognuno deve trovare il proprio modo per ritrovare una via d’interiorità. Dopo aver fatto questo, un po’ alla volta ci accorgeremo che la nostra interiorità non serve a fare vuoto, ma ad accorgerci di un pieno che la abita. La parola migliore sarebbe pienezza. C’è una pienezza che ci abita, ed è Gesù. Lì dal fondo della nostra interiorità ci parla, ci istruisce, ci indica, ci consola, ci libera. Tutto questo però non accade da un momento all’altro, accade solo con una semplice costanza in un gesto seppur piccolo ma difeso con fedeltà.
#dalvangelodioggi

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