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A Spoleto decisione radicale del vescovo: stop a padrini e madrine per le cresime

© P.DELISS / GODONG
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Monsignor Boccardo: nell’attuale mutato contesto socio-ecclesiale, la presenza dei padrini/madrine risulta spesso una sorta di adempimento formale o di consuetudine sociale, in cui rimane ben poco visibile la dimensione della fede

Cambiamento radicale per le cresime, in un diocesi dell’Umbria. Con il decreto dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia salta il ruolo del padrino e della madrina.

Come si legge sul sito dell’Arcidiocesi «con il presente Decreto – a firma dell’arcivescovo Renato Boccardo – dispongo che, a far data dalla sua pubblicazione, sia sospeso ad experimentum per tre anni il ruolo di padrino/madrina per il sacramento della Cresima».

I cresimandi «saranno presentati al Vescovo dal parroco e da uno dei catechisti, espressione della comunità che accompagna le giovani generazioni ad approfondire e vivere la loro adesione a Cristo nella Chiesa. In occasione dell’Assemblea annuale del Clero, prevista a Roccaporena nei giorni 15-17 giugno 2020, si terrà una prima valutazione» (Perugia Today, 21 gennaio).

Corinne SIMON/CIRIC
Corinne SIMON/CIRIC

Il Diritto Canonico

Il vescovo motivo così la scelta: il Codice di Diritto Canonico non impone la figura del padrino/madrina, ma la prevede «per quanto possibile» (can. 872) e specifica che le persone scelte devono condurre «una vita conforme alla fede e all’incarico che si assume» ed essere esenti da impedimenti canonici stabiliti dal diritto (cf can. 874).

La Nota Cei

E la Nota pastorale CEI “L’iniziazione cristiana/3″, dell’8 giugno 2003, chiede che la scelta del padrino e della madrina avvenga «curando che sia persona matura nella fede, rappresentativa della comunità, approvata dal parroco, capace di accompagnare il candidato nel cammino verso i sacramenti e di seguirlo nel resto della vita con il sostegno e l’esempio».

“Un adempimento formale”

Nell’attuale «mutato contesto socio-ecclesiale», la presenza dei padrini/madrine «risulta spesso una sorta di adempimento formale o di consuetudine sociale, in cui rimane ben poco visibile la dimensione della fede. Scelti abitualmente con criteri e finalità diverse da quelle che intende la Chiesa (relazioni di parentela, di amicizia, di interesse, ecc.), risulta che essi non hanno piena consapevolezza ed effettiva idoneità a svolgere un ruolo efficace e credibile nel trasmettere la fede con la testimonianza della vita».

Il contesto famigliare

Inoltre, aggiunge il vescovo, «la situazione familiare complessa o irregolare di tante persone proposte per assolvere questo compito rende la questione ancora più delicata».

In diverse occasioni «i parroci hanno segnalato in proposito difficoltà e disagi ed ha preso forma la proposta di affidare agli stessi catechisti il ruolo di padrini/madrine o anche di abolirne o sospenderne la presenza e il ruolo».

L’abolizione

Per questo motivo «i Pievani hanno consultato in merito tutti i Parroci e nel corso della riunione del Collegio del 14 novembre 2019 hanno riferito il loro unanime consenso circa l’abolizione o sospensione del ruolo di padrino/madrina fin dalle prossime celebrazioni».

Monsignor Boccardo, infine, si appella ai parroci per «illustrare opportunamente alle comunità parrocchiali – con onestà, fedeltà e chiarezza – le motivazioni che hanno ispirato questa decisione comune e di continuare ad individuare con particolare attenzione i catechisti a cui affidare i fanciulli che seguono il percorso dell’iniziazione cristiana» (www.spoletonorcia.it).

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