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Probiotici e fermenti lattici, che differenza c’è e a cosa servono?

CHILD, EATING, PROBIOTICS

Tolikoff Photography | Shutterstock

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 21/01/20

A differenza dei fermenti lattici, i probiotici sono microorganismi che riescono ad arrivare ancora vivi all'intestino e possono apportare un beneficio alla salute.

Di Antonella Sabia e Guglielmo Salvatori

I “probiotici”, secondo la definizione dell’OMS, sono “microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite che li riceve”. La loro azione si esplica soprattutto a livello intestinale e quindi, per ottenere tale effetto, devono avere la possibilità di superare lo stomaco e di arrivare, ancora vivi, all’intestino.
Inoltre, per poter essere utilizzati, devono essere considerati assolutamente sicuri per la salute di chi li riceve. I cosiddetti “batteri lattici”, rappresentati soprattutto dai lactobacilli e i bifidobatteri,
sono tra i più comuni tipi di probiotici.

I fermenti lattici

I batteri lattici (chiamati “fermenti lattici”) vengono comunemente consumati insieme agli alimenti che li contengono e, tra questi, in particolare lo yogurt. Vengono comunemente definiti fermenti lattici in quanto sono capaci di metabolizzare il lattosio, lo zucchero più abbondante presente nel latte e nello yogurt, rendendolo così più digeribile. Tali fermenti non svolgono però alcun ruolo benefico per l’organismo umano in quanto, a differenza dei probiotici, muoiono a contatto con i succhi gastrici e con l’acidità presente all’interno dello stomaco.

Per spiegare come i probiotici possono svolgere alcune delle loro azioni, occorre considerare che, a livello del colon (parte più a valle dell’intestino), sono presenti miliardi di microrganismi, responsabili dei processi fermentativi e putrefattivi che interessano la parte finale della digestione. Tali processi possono andare incontro a squilibri dovuti a varie cause, causando così alcuni disturbi localizzati prevalentemente, ma non solo, a livello intestinale. In tali situazioni, l’apporto dei probiotici può contribuire al riequilibrio della normale flora batterica e a contrastare la proliferazione dei batteri patogeni (quelli che causano malattie).
L’utilizzo dei probiotici è notevolmente aumentato negli ultimi anni e le indicazioni alla loro somministrazione, dapprima limitate ai problemi intestinali, si sono estese alla prevenzione delle malattie respiratorie, allergiche, urinarie, alla cura della stitichezza, a quella del colon irritabile e come aiuto nelle diarree che possono comparire in seguito all’uso di antibiotici. Inoltre, sono utilizzati anche per la prevenzione, come nel caso della diarrea del viaggiatore.
Anche i neonati altamente pretermine possono beneficiare dell’apporto di alcuni probiotici per la prevenzione delle possibili malattie intestinali e delle infezioni. Sono stati condotti molti studi, alcuni dei quali indicano un’azione favorevole al loro utilizzo, ma non tutti conducono agli stessi risultati. La conferma della loro validità e le indicazioni alla loro somministrazione, il
tipo di probiotico da utilizzare per una determinata malattia, la quantità e la durata della loro somministrazione andranno quindi meglio definiti attraverso ulteriori studi.

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