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Pensieri e azioni sono decisi dal cervello o dalla coscienza?

© pixologic
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Il libero arbitrio è centrale per l’uomo. Sanguineti: amore e peccato sono imputabili alla libertà umana

«Ma i casi patologici non dimostrano che l’uomo non sia libero. Soltanto dimostrano che la libertà umana, come la coscienza, la capacità di ragionare, di programmare, e così via, possa essere attenuata o perfino cancellata in determinate situazioni, come quando si ha un grave danno nelle regioni prefrontali della corteccia».

La mente di Hitler

Senza il buon funzionamento del cervello, ragiona Sanguineti, «non possiamo esercitare la libertà, ma ciò non significa che il cervello sia la causa della libertà. Ma non sempre i comportamenti criminali sono frutto di una disfunzione cerebrale. Qualche volta una forte ideologia potrebbe portare a compiere con freddezza crimini e genocidi. Hitler era un malato mentale o forse ha provocato l’Olocausto a causa di una radicata ideologia? Se ne può discutere. Io propendo per la seconda possibilità».

La libertà e il peccato

Nella visione cristiana dell’uomo, sottolinea il filosofo, «la libertà è una caratteristica fondamentale della persona che la rende responsabile dei suoi atti. Grazie alla libertà possiamo fare il bene ed evitare il male. Il peccato è imputabile soltanto se siamo liberi. Il merito della risposta di amore alla grazia divina corrisponde alla libera risposta umana. Senza la libertà scompare la dimensione morale dell’uomo».

La Chiesa è ben consapevole, comunque, dei «limiti» della libertà umana. E al suo interno «esiste una tradizione secolare di teologia morale, di pratica confessionale e di prassi giuridica in cui sono stati studiati accuratamente gli intralci all’esercizio della libertà – passionalità, malattia, ignoranza».

Una visione parziale

È vero che per un neuroscienziato, ammette Sanguineti, se si regola soltanto secondo la metodologia delle scienze naturali, «la libertà può essere un mistero, qualcosa che non entra bene negli schemi spiegativi della biologia».

Il problema è quindi «metodologico». «Non si può pretendere – sentenzia – che la neurobiologia dimostri la libertà umana, ma neanche è possibile che la escluda, contraddicendo un’esperienza umana di base che è pienamente attendibile e che può essere individuata e interpretata con metodi filosofici e non con metodi empirici. La visione biologica, con i suoi metodi, è molto utile, ma è parziale».

© Public Domain

La complessità dell’uomo

«Queste osservazioni – conclude – non tolgono valore ai casi patologici o ad esperimenti come quello di Libet e altri simili. Al contrario, da tali esperienze scientifiche si può imparare molto sui limiti e sulle condizioni della libertà umana. L’uomo è molto complesso. Per conoscere meglio la nostra natura, occorre un rapporto armonioso e interdisciplinare tra l’antropologia filosofica, la psicologia e la neuroscienza».

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