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Solo il perdono può guarirci da ciò che ci paralizza

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 17/01/20

Se non perdoniamo siamo fermi, come quel paralitico: fermi nel rancore, fermi nella rabbia, fermi nel rimorso. Non riusciamo ad andare avanti a guardare alla vita senza amarezza. Solo perdonare davvero e perdonarci può guarire la nostra paralisi interiore e farci tornare a Cristo.

Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa
e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Marco 2,1-12

Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.

Tanti sono i motivi che molto spesso tengono la gente lontana dall’incontro con Cristo. A volte è bastata un’esperienza negativa da bambini, una parola detta male da qualcuno, l’atteggiamento spocchioso di qualche “praticante”, e tutto diventa un impedimento all’incontro con Cristo. Allora l’evangelizzazione non è arrendersi davanti a ciò che tiene la gente lontana da Gesù, ma trovare un modo perché questo incontro accada comunque. Evangelizzare è scoperchiare i tetti e calare la gente dinanzi a Lui. Evangelizzare è aiutare qualcuno a non usare mai ciò che gli ha impedito fino a quel momento di incontrare Gesù come scusa per dare solo la colpa a qualcuno. Tutti siamo impressionati da questi quattro amici spericolati che rendono possibile l’incontro con Cristo, ma quasi mai pensiamo a questo malato che si consegna a loro, si lascia portare, si lascia calare da quel tetto scoperchiato. L’incontro con Cristo avviene solo a patto che a un certo punto ci fidiamo di qualcuno, lasciamo fare lui, lasciamo che preghi per noi, che intrallazzi con Cristo al posto nostro. Forse perché noi non abbiamo più parole, più preghiere, più fede. Lasciarsi portare, è questo che rende tutto possibile. Ma la domanda è: lasciarsi portare dove? A questo risponde il Vangelo:

Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

È lasciarsi portare davanti al perdono. E quando dico perdono non mi riferisco solo a ciò che abbiamo fatto noi, ma anche a ciò che hanno fatto gli altri a noi. Dovremmo chiedere perdono del male fatto e anche del male subito, perché il perdono è un’esperienza di guarigione da ciò che ci ha paralizzati. E tante volte ci troviamo lì non per causa nostra, ma rifiutiamo di far arrivare su quella ferita la grazia del perdono.
#dalvangelodioggi

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