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Daba, la piccola miracolata senegalese

POPE AUDIENCE
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Per salvare Daba Diouf, sei mesi e pochi giorni di vita da vivere, il cardinale Peter Turkson ha fatto appello a una vera e propria catena di solidarietà. Da Dakar fino a Roma, sono decine le persone – volontari e professionisti, laici e religiosi – che si sono messi a servizio della bambina.

«Daba non vive che da sei mesi appena, ma adesso… aspetta solo di morire». È contro questo verdetto terribile, pronunciato con tristezza da suor Célestine, una francescana che lavora presso l’asilo nido di Dakar, che il cardinale Peter Turkson, Prefetto del dicastero per il servizio allo Sviluppo umano integrale, ha deciso di reagire circa un anno fa. Respingendo l’affermazione che la piccola senegalese non potesse vivere a causa della grande disgrazia che si è abbattuta su di lei fin dalla nascita, l’alto prelato ha chiesto alla sua collaboratrice Alessandra Silvi di mobilitare i migliori dottori dell’ospedale Bambino Gesù di Roma perché sia tentato anche l’impossibile per salvarla.

Una “Task Force solidale”

Di fatto, tutto era cominciato malissimo per Daba Diouf: appena due settimane dopo la sua nascita, la piccola aveva perduto la madre. Poco tempo dopo, le veniva diagnosticata una malformazione al cuore che la condannava a morte imminente. E la meschina non era venuta al mondo che da pochi mesi. Apprendendo la sua storia, il cardinal Turkson ha avviato una vera Task Force solidale per salvare la bimba.

Anzitutto grazie al lavoro del famoso Bambino Gesù di Roma, ospedale noto per il dominio particolarmente avanzato nelle cure pediatriche. La presidente Mariella Enoc, il chirurgo cardiovascolare “missionario” Sergio Filippelli sono stati incaricati di guarire ad ogni costo la piccola, e hanno dispiegato tutti i loro mezzi per lei. «La diplomazia vaticana ha lavorato duro» per salvare la vita di Daba, ha detto Alessandra Silvi a L’Osservatore Romano il 15 gennaio. Di fatto, far venire Daba in Europa è stato simile a un campo di guerra: anzitutto perché non bisognava separarla dalla sola famiglia che le restava, la zia Khadi, che neppure risultava all’anagrafe nel suo Paese! Eppure le sono stati dati un passaporto e un visto.

L’azione di “Kim”

Poi bisognava trovare un’aeroambulanza adatta al trasporto della bimba. Per coordinare l’azione, il cardinale ghanese ha fatto appello all’associazione “Kim”, che deve il suo nome al meraviglioso romanzo eponimo di Rudyard Kipling, nel quale un giovane abbandonato in India tenta di ritrovare suo padre – sullo sfondo del Grand Jeu geopolitico dell’epoca coloniale.

Creata nel 1997 da amici scout italiani, “Kim” ha adottato dal giovane eroe del romanzo la sua stupefacente capacità di sormontare le difficoltà con freschezza infantile e di passare le frontiere, ignorare i conflitti, per offrire soccorso a bambini condannati dalla mancanza di mezzi medici. Kim ha coordinato le differenti operazioni, facendo a sua volta appello all’associazione Flying Angels di Genova, specializzata nel trasporto di malati. Questo ha permesso alla piccola di fare il volo Dakar-Roma beneficiando di assistenza respiratoria. A Roma le équipes mediche hanno lavorato duro… e sono riuscite a salvare Daba, che oggi ha un anno e mezzo.

Nell’udienza dello scorso 15 gennaio, Daba Dious, accompagnata dalla zia, ha ricevuto un dolce bacio da parte di Papa Francesco. Dall’orfanotrofio di Dakar all’Aula Paolo VI c’è un bel pezzo di strada, lastricata di speranza, che ha dato alla piccola Daba la possibilità di continuare a vivere.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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