Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Grazie a Shira, 24 anni, i pellegrini a Betania possono «entrare in casa» di Lazzaro

SHIRA SHAFTIE, ARCHITECT, BETANIA
Condividi

Il lavoro di questa giovane palestinese, laureata in architettura, farà sì che la devozione per il luogo dove abitarono Marta, Maria e Lazzaro possa essere vissuta come una vera esperienza: le è stato affidato il compito di trasformare le mappe degli archeologi in un edificio virtuale.

Capelli castani lunghissimi e sorriso coinvolgente. Shira Shafie, 24 anni, è una giovane architetta palestinese di Ramallah. Neolaureata presso la Birzeit University, ha da poco iniziato la sua prima esperienza lavorativa per il Mosaic Centre. Grazie alle sue competenze tecniche ed informatiche ha realizzato una serie di quattro video in 3D per raffigurare graficamente l’evoluzione storica del sito di Betania nelle varie epoche.

La venerazione per la città di LazzaroMarta e Maria è ben attestata fin dall’antichità: una prima chiesa fu costruita a Betania nel IV secolo e faceva parte di un vero e proprio complesso, il Lazarium, sorto vicino alla tomba di Lazzaro. Una seconda chiesa, costruita nel V secolo, in seguito alla distruzione della prima per via di un terremoto, sorse più a est.  Ed infine, durante il periodo crociato, per volere di re Folco d’Angiò e di sua moglie Melisenda, furono avviati nuovi lavori di ristrutturazione che trasformarono nuovamente la chiesa, tanto che gli archeologi parlano di una terza chiesa. Inoltre i crociati edificarono un monastero per le suore benedettine e una nuova chiesa sopra la tomba di Lazzaro con la funzione di cappella per le monache.

Nick Thompson CC
22.4.2010: Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna

Gli scavi archeologici e il lavoro di restauro e riqualificazione del sito, realizzati nel progetto ‘Betania Ospitale’ da Associazione pro Terra Sancta e Mosaic Centre con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, hanno portato nuovamente alla luce i resti delle strutture bizantine e crociate. Oggi il pellegrino, recandosi al monastero francescano, può ammirare i mosaici bizantini della prima e della seconda chiesa, celebrare la messa in cappelle ricavate dalle volte dell’antico monastero, e riscoprire la storia di un sito archeologico di grande importanza. Tuttavia, per occhi meno esperti, non è facile immaginare la grandiosità che doveva avere il complesso benedettino o comprendere esattamente quale fosse la struttura delle chiese bizantine. Per tale motivo si è deciso di utilizzare la tecnologia e la potenza dell’immagini per realizzare una visita virtuale alle quattro chiese che si sono susseguite nel tempo.

“L’obiettivo è far capire le varie stratificazioni che si sono susseguite nel sito archeologico – spiega Osama Hamdan, il direttore dei lavori, – e nel farlo abbiamo pensato soprattutto ai ragazzi”. Il sito di Betania, infatti, viene visitato da tantissimi studenti e ragazzi palestinesi che hanno così la possibilità di conoscere meglio la storia e la cultura del proprio paese, svolgendo attività didattiche e interattive presso il convento ed il museo. Il video sarà proiettato nella sala “Interpretation room” al compimento dei lavori e sarà a disposizione sul sito internet del progetto.

A Shira è stato affidato il compito di trasformare dati, disegni e mappe degli archeologi in un edificio virtuale che permette allo spettatore di camminare tra le volte ad arco acuto e le stanze degli edifici religiosi. Mostrandoci con fierezza il suo lavoro, ci spiega come per lei sia stata una grande opportunità poter lavorare a questo progetto: “Ho potuto mettere in pratica tutto ciò che ho imparato nei miei anni di studio all’università”. Shira si è iscritta alla facoltà di architettura seguendo il volere del padre che avrebbe voluto essere un architetto. Ama la sua professione e ciò che più la affascina è “riuscire a recuperare attraverso i moderni strumenti tecnologici una storia ormai perduta”.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA ATS PRO TERRA SANCTA

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni