Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

San Giovanni XXIII chiese una “crociata di preghiera” per l’unità della Chiesa

POPE JOHN JOHN XXIII
Renata Sedmakova | Shutterstock
Condividi

L’amato Pontefice credeva fermamente che la preghiera potesse unire una Chiesa divisa

Durante il suo pontificato, San Giovanni XXIII è stato un deciso sostenitore dell’unità della Chiesa. Ha scritto un’intera enciclica sulla questione, intitolata Ad Petri Cathedram, che affrontava l’unità non solo tra i cristiani in generale, ma anche all’interno della Chiesa cattolica.

Al di sopra di tutto, riteneva che la preghiera fosse fondamentale per stabilire l’unità, richiamando la preghiera di Cristo “perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Giovanni 17, 21).

San Giovanni XIII chiedeva poi una “crociata di preghiera” per l’unità. Il contesto di questa “crociata” era l’imminente Concilio Vaticano II, e se quell’evento è ormai passato, possiamo affermare che anche l’unità della Chiesa nel XXI secolo, “più che dall’umana attività e diligenza, dipende dalle ardenti preghiere innalzate a gara da tutti”.

Ecco le parole della sua esortazione alla preghiera, su cui dovremmo meditare e che dovremmo prendere in considerazione nella nostra vita, facendo tutto ciò che è in nostro potere per l’unità all’interno della Chiesa cattolica:

“Noi perciò a tutela dell’unità della chiesa e ad incremento dell’ovile di Cristo e del suo regno, eleviamo supplici preghiere a Dio benigno, largitore dei celesti lumi e di ogni bene, ed esortiamo a pregare con perseveranza anche tutti i Nostri fratelli e figli in Cristo. Il buon esito del futuro concilio ecumenico, infatti, più che dall’umana attività e diligenza, dipende dalle ardenti preghiere innalzate a gara da tutti. Ad elevare queste suppliche a Dio, Noi invitiamo con affetto anche coloro che, pur non essendo di questo ovile, rendono a Dio il dovuto onore e sinceramente cercano di obbedire ai suoi precetti.

Accresca e coroni questa speranza, questi Nostri voti, la preghiera sacerdotale di Cristo: «Padre santo, custodisci nel nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola, come noi… Santificali nella verità: la tua parola è verità… Non prego per essi soltanto, ma anche per coloro che per la loro parola crederanno in me… affinché siano perfetti nell’unità…» (Gv 17,11.17.20.21.23).

Questa preghiera la rinnoviamo insieme con il mondo cattolico a Noi congiunto; e lo facciamo non solo animati da viva fiamma di amore verso tutti i popoli, ma ancora con spirito di sincera umiltà evangelica. Conosciamo infatti la pochezza della Nostra persona, che Dio, non per i Nostri meriti ma nell’arcano suo consiglio, si è degnato elevare alla dignità di sommo pontefice. Perciò a tutti i Nostri fratelli e figli separati da questa cattedra di Pietro, ripetiamo le parole: «Io sono Giuseppe, vostro fratello» (Gn 45,4). Venite; «comprendeteci» (2 Cor 7,2); nient’altro vogliamo, nient’altro desideriamo, nient’altro domandiamo a Dio se non la vostra salute, la vostra eterna felicità”.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni