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Index 2020 sui cristiani perseguitati: il ruolo delle nuove tecnologie

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In occasione della pubblicazione dell’Indice mondiale delle persecuzioni dei cristiani 2020, l’Associazione Open Doors stende un inquietante punto della questione circa l’evoluzione dell’intolleranza religiosa nel mondo.

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Il nuovo direttore di Portes Ouvertes Francia e Belgio, Patrick Victor, che ha assunto le proprie funzioni nel mese di ottobre, raccoglie il testimone di Michel Varton. Egli giunge alle medesime conclusioni del suo predecessore, cioè che il semplice fatto di essere cristiani è un motivo di persecuzione in molti punti del mondo.

Persecuzioni che si aggravano se si dà fede all’Indice 2020, che calcola come 260 milioni di cristiani non abbiano potuto praticare liberamente la loro fede, contro i 248 milioni del 2018. Si parla di un cristiano su otto nel mondo. I motivi principali di questo incremento si rifanno all’aggravarsi della pressione esercitata dall’India e dalla Cina, da una parte, e dal bubbone jihadista del Sahel dall’altra.

Allerta nel Sahel

Riguardo a quest’ultimo punto, l’opinione pubblica è stata recentemente allertata della drammatica situazione che vivono i cristiani nel nord della Nigeria. Considerati personæ non gratæ dai gruppi armati terroristi islamisti, vengono minacciati, assassinati, costretti a migrare.

Ma questa situazione si estende alla maggior parte dei paesi attraversati dal Sahel. Il Burkina Faso in particolare è entrato nell’Indice di Open Doors dove occupa nel 2020 il 28esimo posto su 50. L’associazione ricorda in particolare l’attacco di Beni. Il 27 giugno 2019 degli uomini armati sono entrati in questo villaggio a nord del Paese. Gli assalitori cercavano dei cristiani e hanno trucidato i quattro abitanti che portavano delle croci addosso.

Il Burkina Faso è un Paese-chiave della regione, e il fatto che sia anche direttamente attaccato quando fino al momento era stato risparmiato inquieta gli osservatori di Open Doors. I quali precisano che in Africa molti Paesi sono «sulla soglia dell’Indice» e potrebbero scivolarvi prossimamente, perché temono una ancora piùvasta diffusione dell’islamismo.

I cristiani “nemici della Nazione”

Per quanto riguarda l’India e la Cina, la pressione esercitata sui cristiani viene dai governi stessi, i quali inaspriscono i toni contro le minoranze religiose, persuasi che esse presentino un pericolo per la coesione nazionale. In India, il BJP, partito del presidente Narendra Modi al potere, è confortato dai buoni risultati delle elezioni del 2019. Sale di livello la pressione su musulmani e cristiani – questi ultimi in particolare vivono costantemente sotto la minaccia delle “leggi anti-conversione”. Nell’Himachal Pradesh, a nord, esse sanzionano ormai con 5 anni di prigione ogni tentativo di evangelizzazione rivolto a un induista.

In Cina, il Partito ha messo in cantiere un numero verde permanente per denunciare ogni attività religiosa illegale. Alcune chiese saranno dotate di telecamere di sorveglianza e, più semplicemente, molte sono distrutte o danneggiate per motivi amministrativi disparati. Nel 2019 non meno di 5.576 chiese sono state “attenzionate” dal governo, stando all’associazione Open Doors.

Persecuzioni 2.0

In questi due grandi Paesi, le nuove tecnologie lasciano intravedere la potenza che i nuovi strumenti di comunicazione, messi al servizio dell’intolleranza religiosa, possono esprimere. In India, il governo ha fieramente dichiarato nel mese di ottobre che avrebbe allestito un sistema di riconoscimento facciale nazionale. Nel campo del controllo dei suoi cittadini, la Cina sta ancora più avanti: il sistema del “credito sociale” lì sviluppato, che premia e sanziona la legalità dei cinesi, permetterà di sorvegliare ogni atto della loro vita quotidiana. C’è da temere che i gruppi religiosi minoritari vengano appunto sanzionati. Del resto, il Partito al potere intraprende l’opera di adattare e “sinizzare” la Bibbia, rendendola compatibile con l’ideologia comunista. In questa versione della Bibbia Gesù sarà ancora figlio di Dio? – si chiede Patrick Victor.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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