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Il dottor Parry cura le ferite e la paura: per ogni cicatrice, un cerotto d’amore (VIDEO)

DOCTOR PARRY
Akron Children's Hospital
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Il chirurgo pediatrico, dottor Robert Parry, disegna bende personalizzate per coprire le cicatrici degli interventi dei suoi piccoli pazienti. Anche l’amore lascia segni che spesso coprono cicatrici di paura e dolore!

Le cose brutte lasciano sempre segni profondi. Il tempo cura i ricordi più scuri, spesso ci fa dimenticare il dolore fisico, sfuma i contorni, opacizza le immagini che ci sono rimaste dentro in modo che facciano un po’ meno male quando tornano, ma non le cancella mai del tutto. Le cose brutte sono difficili da cancellare: il dolore fisico lasciato da una malattia; uno schiaffo che brucia sempre un po’, nel cuore; una parola urlata, un insulto, un giudizio detto con rabbia resta per sempre un eco che quando risuona riporta potente quel senso di vergogna e di umiliazione. Le cose brutte restano: cicatrici sulla pelle e sull’anima. Ma anche le cose belle lasciano i loro segni. Anche le cicatrici d’amore esistono: la barba di papà che picca sulla mia guancia prima del bacio della buonanotte. Il profumo della casa della nonna che se chiudi gli occhi ti porta indietro ai pranzi della domenica insieme. Anche le cose belle lasciano i loro segni e per ogni cicatrice triste della mia vita, ne ho messa almeno una felice sopra, come un cerotto a forma di cuore: una cura potente ai ricordi bui, forse l’unica possibile.
Allo stesso rimedio ha pensato il Dottor Robert Parry, chirugo pediatrico presso l’Akron Children’s Hospital, in Ohio e ha progettato circa diecimila medicazioni negli ultimi due decenni. Utilizza solo materiali innovativi e all’avanguardia, certo, degni del miglior sistema sanitario: una scatola di pennarelli e una di cerotti e bende! Tutto per garantire ad ogni piccolo paziente solo il top delle cure disponibili sul mercato: l’amore.
Per lui è importante, come si legge sulla pagina FB ufficiale dell’ospedale,

assicurarsi che una cicatrice non sia l’unico ricordo duraturo dell’operazione chirurgica di un bambino”, accompagnandola appunto con un disegno personalizzato da appiccicarci sopra.

Che sia l’asinello Ih-Oh dal romanzo di Milne o un più attuale Olaf alla ricerca dei caldi abbracci di qualche piccola Elsa, questo chirurgo non rifiuta nessuna richiesta e armato di PC, cerca di riprodurre su un canva inusuale (e credo pure un pochino scomodo come supporto per l’artista), le immagini di supereroi famosi o meno, per soddisfare tutte le richieste dei pazienti. Non è un artista il Dottor Parry, ma a guardare le sue creazioni il talento non gli manca o forse, quando si tratta del sorriso dei bambini, bisogna tirare fuori anche le doti più nascoste, quelle che hai lasciato da parte per studiare cose serie e che mai avresti pensato avrebbero fatto la differenza sul lavoro, insomma, quelle che un chirurgo come lui può mettere sul curriculum giusto per allungare il brodo, proprio alla fine, sotto “altri interessi”, per suscitare, magari, qualche domanda stramba. Chi l’avrebbe detto che quella del disegno sarebbe invece diventata una parte fondamentale del suo lavoro, spesso così asettico per necessità, in cui invece, un po’ di colore, può fare la differenza? Chi l’avrebbe detto che la cura passa anche da queste piccole e banali attenzioni? Quelle che fanno sentire i pazienti speciali, considerati come persone, per le loro paure anche. Non solo un giro visite e un caso come tanti in sala operatoria. I loro sentimenti, come la loro salute, contano e vanno curati anche loro in modo che la fiducia, un sorriso lascino posto all’ansia e alla tensione di un intervento chirurgico. Le cicatrici di piccoli o grandi interventi, ricordo di giorni passati lontani da casa, di paure che spesso ci accompagnano ben oltre l’infanzia (e io, che svengo a guardare l’ago della flebo da quando mi hanno operata di appendicite a cinque anni, confermo), possono scomparire sotto a cerotti d’amore. E i piccoli pazienti, spesso, neanche vogliono toglierli!

Ricorda il dottore parlando, nel video condiviso dell’ospedale sui social, di un papà che chiese di avere anche per lui lo stesso cerotto-gnomo del figlio: chissà se per lui o per il bimbo poi, chissà che non potesse servire su qualche altra brutta ferita della vita, quel cerotto speciale, che aveva già curato una volta le cicatrici della paura.

E chi lo dice che nel nostro lavoro, barboso, monotono, sempre uguale, non possiamo in qualche modo fare la differenza, se lo vogliamo e metterci qualcosa di davvero nostro, come la capacità di disegnare di Parry, per aggiungere un tocco più caldo, quello che davvero tutti sanno riconoscere e apprezzare perché porta umanità anche nelle corsie fredde di un ospedale? Non serve niente di più, spesso, di una scatola di colori e una manciata di garze.

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