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Morire con un sorriso, seminando santità anche in ospedale

LEANDRO LOREDO

Facebook | Leandro Loredo

Esteban Pittaro - pubblicato il 08/01/20

Chi era Leandro

Paola, una sua amica del cui figlio Leandro era padrino, lo ricorda dicendo: “Lo descriverei come un uomo con la semplicità degli umili di cuore, vicino e gentile con tutti, un uomo di Dio, un innamorato di Dio che ha trovato vivo sulla collina di Salta, dove la Santissima Vergine si è fatta conoscere. Un adoratore instancabile in spirito e vita, che ha saputo contemplare il volto di Gesù non solo nell’Eucaristia che adorava, ma anche nei fratelli, a cui da ciascuno dei luoghi che frequentava portava una parola speciale, una parola di Dio”.

“Soprattutto, però, era un uomo che ha saputo vedere nel volto dei giovani della casa Granja Esperanza – giovani con disabilità e nella maggior parte dei casi senza una famiglia biologica – il volto stesso di Cristo, un Cristo semplice, allegro e tenero… Vi ha dedicato gran parte del suo tempo e ha condiviso la vita con loro. Nel corso degli anni, Leandro ha messo al centro della sua vita Cristo, e tutto il resto è stato per amore. È stato e continua ad essere testimone di dedizione e amore nei confronti del Dio dell’amore, a cui continuerà a portare anime con il suo esempio di vita, ma principalmente con la sua intercessione”.

Il chicco di grano che cade

La sua Pasqua è stata il 19 dicembre. “Se il chicco di grano cade e muore dà molto frutto”, hanno scritto gli adoratori di La Plata dopo 24 ore di adorazione nella cappella dell’ospedale. “Se Dio vuole, continueremo tutti gli ultimi fine settimana del mese a fare l’adorazione di 24 ore in cappella”, hanno annunciato, avviando una nuova iniziativa apostolica nata su impulso di Leandro.

Nell’Hogar Granja Esperanza ricordano che per i giovani “è diventato il padre che mancava loro, curandoli, preoccupandosi, accertandosi che tutto andasse bene per migliorare la loro qualità di vita, sacrificando ore e ore senza curarsi delle proprie necessità”.

“L’Hogar andrà avanti, Leonor (la fondatrice) e lui hanno gettato il proprio seme, con dentro il loro cuore. Noi insieme ai ragazzi dobbiamo mantenere e rispettare questa eredità. Ci mancherà immensamente, ma con questo dolore dobbiamo continuare a costruire l’Hogar che ha sempre desiderato. Ovunque sia, ci guiderà”, hanno scritto.

La gente non pensi che Dio non abbia ascoltato le preghiere

“Essere sacerdote ti offre questi doni di Dio: conoscere persone che Lo cercano con tutto il cuore. E Dio si lascia trovare. E il cammino è sempre lo stesso, la croce e la porta stretta. Leandro era fatto per Dio e lo sapeva. Aveva solo 45 anni e una feroce leucemia se lo è portato via in pochi giorni. Ha accettato la sua malattia e la morte con la docilità di chi ama la Volontà di Dio e sa che Egli cerca solo il nostro bene. Semplicemente perché aveva il cuore in cielo, dove dev’essere il nostro tesoro”, ha scritto padre Eduardo Pérez, che accompagnava spiritualmente Leandro da quando aveva vissuto una conversione molto forte a partire da una Confessione.

Un altro sacerdote, padre Emiliano, ha riferito che la sua grande preoccupazione era che se fosse morto “la gente avrebbe pensato che Dio non aveva fatto nulla, che non aveva ascoltato le sue preghiere”; “per questo voleva che fosse ben chiaro che era felice, che era nelle mani di Dio”.

Una sua amica ha ricordato il suo ultimo incontro con lui, caratterizzato da un sorriso: “L’ultima volta che l’ho visto si è tolto la maschera dell’ossigeno, mi ha sorriso e mi ha chiesto di sorridergli. Vedeva che ero triste e non voleva che me ne andassi così. E so che quel sorriso e quella richiesta di sorridere, che ha potuto solo fare a gesti perché praticamente non parlava, hanno dimostrato la sua generosità. Erano il suo ‘Vai via felice e contenta perché sto bene e sono felice’”.

LEANDRO LOREDO
Gentileza

Semplice, amante della natura al punto da riciclare i rifiuti per non danneggiare la creazione di Dio, promotore della difesa della vita, Leandro si definiva un piccolo strumento dell’amore trasformatore di Dio, di cui parlava perfino ai compleanni. Amava vedere la trasformazione delle persone che si avvicinavano a Dio. Anche per questo Leandro è morto com’è vissuto. Allegro, senza lamentarsi, fiducioso in Maria e adoratore di suo Figlio, gettando semi di santità. Farlo lo rendeva felice. Ed è morto felice.

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Tags:
adorazione eucaristicaargentinadisabilileucemia
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