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L’acqua dell’Epifania è un’arma potente contro Satana

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Sebastien Desarmaux | Godong

Philip Kosloski - Giovanni Marcotullio - pubblicato il 07/01/20

La Chiesa di Aquileia conserva traccia di un’antica tradizione che propone un esorcismo alla vigilia dell’Epifania.

Quella dell’Epifania è – si sa – “la festa dei Re Magi”, ma è tale soltanto in Occidente, e più precisamente a partire da un’acquisizione romana poi esportata in Europa (fortunatissima in Germania) e nel mondo. Storicamente però era la significazione battesimale di una datazione orientale del Natale, e poi ha accolto in sé i sensi dell’adorazione dei Magi e del segno di Cana.

Le tracce di questo antichissimo processo restano in buona parte poco perspicue, ma qualcuna ne permane nella tradizione di Aquileia, in cui si trova ancora una benedizione speciale dell’acqua dell’Epifania in memoria di quando, scendendo nelle acque del Giordano, Cristo le santificò per sempre.

La benedizione dell’acqua all’Epifania è stata mantenuta dai cattolici orientali, ma anche in Occidente, nell’oasi aquileiense, c’era una cerimonia opzionale che rendeva omaggio a questa tradizione:

Il rito aveva la struttura tipica della missa sicca, ovvero di quella celebrazione, tipica della pietà medioevale, che riproduceva la struttura della Messa, omettendo però l’Offertorio e la Consacrazione. L’uso di benedire l’acqua la vigilia del giorno dell’Epifania è invece di origine palestinese. Molto presto infatti (IV sec) si era consolidata in Oriente l’usanza di battezzare i catecumeni, oltre che nella notte di Pasqua, anche in questo giorno, che nella tradizione orientale coincideva anche con la festa del Battesimo di Gesù.
In seguito il rito si diffuse nell’area aquileiese, forse tramite la chiesa di Grado, che restò a lungo sottoposta ai Bizantini (anche in Calabria, zona a lungo legata a comunità di origine greca si trova un rito analogo), anche se alcuni studi ipotizzano la presenza di tale rito già in epoca precedente al dominio bizantino. Nel 1890 il rito fu abolito dalla S. Congregazione dei Riti.

In seguito alle proteste dei fedeli delle diocesi, anche se radicalmente abbreviato e privato di ogni accenno al battesimo di Cristo, fu in qualche modo ristabilito.
Il rito, oggi, utilizza la stessa struttura del rito antico.

Da A. Persic, Benedizione dell’acqua nella vigilia dell’Epifania, Arcidiocesi di Udine

Questa benedizione pone tuttavia meno enfasi sulla commemorazione del Battesimo di Gesù e più sulla natura simbolica dell’acqua come agente di pulizia.

In questo modo, la benedizione dell’acqua dell’Epifania si usa per espellere Satana e tutti i suoi angeli demoniaci.

È una benedizione potente, che usa un linguaggio forte per invocare il potere di Dio sul male. Ci ricorda il potere spirituale dell’acqua benedetta e ci esorta a usarla con fede, confidando nell’aiuto protettore di Dio sui nostri nemici spirituali.

Ecco un estratto della preghiera, che è piuttosto lunga:

Noi ti esorcizziamo, spirito immondo, presenza satanica, invasione del nemico infernale, legione, riunione e setta diabolica, in nome e potere di nostro Signore Gesù Cristo sii sradicato dalla Chiesa di Dio e dalle anime riscattate con il prezioso Sangue del Divino Agnello.

D’ora innanzi non osare più, perfido serpente, ingannare il genere umano, perseguitare la Chiesa di Dio e scuotere crivellare, come frumento, gli eletti di Dio.

Te lo comanda Dio Padre, te lo comanda Dio figlio, te lo comanda Dio Spirito Santo. Te lo comanda il Cristo Verbo eterno di Dio, fatto carne…

Dunque, dragone maledetto e tutta la legione diabolica, noi ti scongiuriamo, per il Dio vivo, per il Dio vero, per il Dio santo, per il Dio che ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito, chi crede in Lui non perirà, ma avrà la vita eterna; cessa di ingannare le umane creature e di versare su di loro il veleno della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere i lacci alla sua libertà. Vattene, Satana, inventore e maestro di inganni, nemico della salvezza dell’uomo. Cedi il posto al Cristo, in cui non hai trovato alcuna delle tue opere; cedi il posto alla Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, che Cristo stesso ha comprato con il Suo sangue. Umiliato sotto la potente mano di Dio, trema, fuggi all’invocazione fatta da noi del Santo e terribile nome di Gesù, che fa tremare l’inferno…

La tradizione di Aquileia, forse mutuata da Grado, è stata restituita alla luce di una rinnovata comprensione tramite la conduzione e la pubblicazione di uno studio storico-filologico curato da don Loris Della Pietra, Alessio Persic, Gabriele Zanello, pre Josef Cjargnel e Giovanni Zanetti. Don Della Pietra, direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Udine, ha così esposto l’interesse del lavoro:

L’aspetto interessante nello studio delle fonti di questa tradizione che in Friuli ancora resiste è lo stretto legame con la tradizione orientale. Questo certo si sapeva, ma analizzando in particolare i due rituali di Gemona e di Lestans, che risalgono al Cinquecento, troviamo una costanza di elementi certamente nei testi, ma anche, ad esempio, in un gesto: l’immersione della croce nell’acqua. A Trieste il 6 gennaio, quando la comunità greca fa la benedizione sulle rive del mare, vediamo che viene gettata una croce che un fedele va poi a riprendere. Si tratta di un elemento che indica, per Oriente e Occidente, una matrice comune. La benedizione dell’acqua, nella vigilia dell’Epifania, era la celebrazione del Battesimo del Signore. Fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II non esisteva in Occidente una festa specifica per il Battesimo del Signore, ma nella tradizione aquileiese e di alcune zone della Dalmazia proprio questa benedizione dell’acqua lo celebrava in maniera solenne

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