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Quando un Papa decise di sopprimere 10 giorni dal calendario

Jacek Halicki/Wikipedia
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Avvenne il 4 ottobre 1582, quando Gregorio XIII fece correggere il calendario giuliano.

Nella storia dei calendari, alcune date sono diventate pietre miliari nel passaggio da un sistema di calcolo all’altro. È dunque capitato che Santa Teresa d’Avila morisse nella notte tra il 4 e il 15 ottobre 1582, mentre Newton morí il 20 o il 31 marzo 1727 – a seconda del calendario seguito dagli autori che ne scrissero. Ugualmente, la rivoluzione russa dell’ottobre 1917 ebbe di fatto luogo a novembre, se si segue il nostro calendario gregoriano (impostosi ormai come il calendario civile di riferimento comune).

Gli errori di calcolo di Giulio Cesare

Ma c’era davvero bisogno di cambiare calendario? Una delle prime preoccupazioni dell’uomo è stata lo stabilire regole per prevedere il ritorno delle stagioni, ma la storia dei calendari mostra parecchi aggiustamenti di tiro nel corso dei secoli. Al tempo dei Romani, il calendario contava 355 giorni in 10 mesi, e cominciava all’equinozio di primavera. Esso non corrispondeva però alla realtà delle stagioni, e cosí nel 45 a.C. Giulio Cesare lo riformò per istituire un calendario basato sulla rivoluzione apparente del sole, e impose il principio dell’anno bisestile di 366 giorni ogni quattro anni. Lo statista romano, però, arrotondò la cifra dopo la virgola: egli aveva calcolato che l’anno durasse 364,25 giorni, mentre in realtà conta 365,2422 giorni! Il mondo cristiano sarebbe restato fedele a quel calendario fino al XVI secolo, iniziando a un certo punto a contare gli anni a partire dalla nascita di Cristo. Nel 1582, malgrado l’instaurazione degli anni bisestili, il ritardo nel computo dei giorni si era accumulato tanto da essere quantificabile in 10 giorni.

Il problema della data di Pasqua

Essendo fin dal Concilio di Nicea la data di Pasqua calcolata in base all’equinozio di Primavera, si poneva un problema: l’anno in cui Gregorio XIII divenne papa, il 1572, essa fu indicata l’11 marzo del calendario giuliano (invece della data ufficiale – che era il 21). Il Papa convocò dunque una commissione di astronomi e di matematici per controllare il sistema. Nel 1582 si pose in essere un nuovo calendario, detto gregoriano, che grazie alla soppressione di alcuni anni bisestili avrebbe ridotto lo iato tra il calendario e l’anno reale a due giorni ogni diecimila anni (un gap giudicato accettabile)

Spariscono dieci giorni

Questo non bastò però a regolare il problema dei ritardo accumulato da Giulio Cesare in qua. Per rimettere gli orologi, allora, Gregorio XIII decise che al 4 ottobre 1582 sarebbe successo il 15 ottobre. Risoluzione che Italia, Spagna e Portogallo adottarono immediatamente, di modo che Teresa d’Avila morisse nella notte tra il 4 e… il 15 ottobre. La Francia avrebbe atteso due mesi per ottemperare, e avrebbe soppresso dieci giorni tra il 9 e il 20 dicembre 1582. L’Inghilterra avrebbe atteso il 1752 per applicare il calendario gregoriano: undici giorni furono soppressi tra il 2 e il 14 settembre. Questi giorni “perduti” provocarono sommosse: la popolazione pensò che il governo cercasse di rubare loro 11 giorni di salario!

Resistenze

Altri Paesi non adottarono il calendario gregoriano se non nel XX secolo: la Bulgaria e l’Albania nel 1912, la Russia nel 1918, la Cina nel 1912, la Romania e la Jugoslavia nel 1919, la Grecia nel 1923, la Turchia nel 1926. Il Giappone, la Cina, l’India e il Vietnam lo utilizzano in parallelo col loro calendario nazionale, che permette loro di stabilire feste religiose e tradizionali. Per contro, i Paesi ortodossi hanno rifiutato questa modifica – proveniente da un Papa e dunque dalla Chiesa cattolica! – e restarono sempre fedeli al calendario giuliano. È per questo che le feste non cadono in sincronia tra i cristiani occidentali (cattolici e protestanti) e quelli orientali (ortodossi). Quando al calendario musulmano, esso comincia dalla data in cui Maometto lasciò la Mecca, che nel nostro calendario corrisponde alla notte tra il 15 e il 16 luglio 622. E poi ci stupiamo se non ci ricordiamo le date!

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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