Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Un’immagine irrealistica di Benedetto XVI

ANTHONY HOPKINS
Peter Mountain/Photoshot/East News
Condividi

Analisi del film di Netflix “I Due Papi”

La recente produzione di Netflix “I Due papi”, centrata sulle conversazioni immaginarie tra Benedetto XVI e il cardinale Jorge Mario Bergoglio tra il conclave del 2005 e quello del 2013, aveva suscitato grandi aspettative. Dal punto di vista cinematografico è riuscita, e le interpretazioni di Antony Hopkins e Johathan Pryce sono eccellenti.

web2-the-two-popes-actors-2-imdb.jpg
IMDB

Il film mostra con grande verosimiglianza il conclave e lo scandalo del Vatileaks, ma la sceneggiatura è piuttosto povera, e ripete e rafforza i luoghi comuni di una visione ideologica della Chiesa cattolica e di una presunta tensione tra conservatorismo e progressismo, rappresentati dai due personaggi principali.

Anche se si chiarisce che si tratta di finzione ispirata a fatti reali, al grande pubblico non sarà mai chiaro cosa sia finzione e cosa realtà storica. A mio avviso si tratta di un film ingiusto nei confronti di Benedetto XVI, che alimenta i pregiudizi esistenti e dà qualità cinematografica a luoghi comuni che non hanno nulla a che vedere con la realtà della Chiesa.

Uno sguardo carico di pregiudizi

Può essere per ignoranza e non per malafede, ma si suppone che Benedetto sia del tutto opposto a come è in realtà, ripetendo i luoghi comuni che circolano tra l’opinione pubblica sul suo pontificato.

Tutte le cose negative che si vogliono cambiare nella Chiesa sono rappresentate da Ratzinger, mentre tutto ciò che è positivo è Bergoglio. Questa immagine di opposizione dei due Papi non fa bene a nessuno dei due e deforma la realtà, e non nei dettagli, ma in questioni fondamentali.

Benedetto appare come un uomo intransigente, tradizionalista, duro, implacabile e incapace di aprirsi alla novità, mentre Francesco è comprensivo e misericordioso.

web2-the-two-popes-actors-imdb.jpg
IMDB

Noi che abbiamo avuto la possibilità di conoscere Ratzinger da vicino e abbiamo letto i suoi scritti sappiamo che è un uomo pieno di tenerezza e allegria, semplice e promotore del dialogo, con una profonda vita spirituale e molto caloroso, la cui passione per adattare il messaggio evangelico al tempo presente è stata uno dei suoi grandi meriti e ne ha fatto uno dei teologi più brillanti e innovatori del XX secolo.

Nel film è invece rappresentato come un vanitoso alla ricerca del potere, ma sappiamo con certezza che non ha mai voluto diventare Papa e che aveva chiesto in più di un’occasione a Giovanni Paolo II di potersi ritirare perché voleva tornare nella sua terra, lontano dal governo della Chiesa.

Visto che ha sempre agito con umiltà e semplicità, la stampa ha sempre saputo poco delle sue riforme piccole, grandi e radicali, da dettagli come eliminare il baciamano e sostituire nello stemma l’imponente corona papale con una semplice mitra vescovile all’implacabile “tolleranza zero” nel perseguire i sacerdoti abusatori.

Gli intellettuali comunisti italiani hanno definito Benedetto XVI lo “spazzino di Dio” per la purificazione interna che ha effettuato nella Chiesa, visto che ha destituito centinaia di sacerdoti ed è stato l’artefice di tutte le misure attualmente in vigore nella prevenzione degli abusi e nell’assistenza alle vittime.

È stato il primo Papa a incontrare le vittime di abusi, in varie occasioni, e ha anche esortato con vigore i vescovi a denunciare alla giustizia civile i crimini. Francesco ha portato avanti la riforma avviata da Benedetto, anche se di quest’ultima si è detto ben poco.

Il film lo mostra come complice del silenzio nel caso Maciel, quando in realtà è stato colui che, nonostante gli ostacoli nella curia romana, si è incaricato personalmente di fare giustizia con celerità.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni