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A 95 anni, l’ultima battaglia di Don Reno: finchè respiro, difenderò i miei concittadini

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Nel 2011 portò in piazza 4.000 cittadini, in difesa dell’ospedale minacciato dai tagli. E l’anno scorso ha preso un impegno con Papa Francesco

Ha 95 anni, ma si è preso un impegno. «Ci rivediamo quando ne fai 100», gli ha detto Papa Francesco durante un ricevimento in Santa Sede dell’ottobre 2018. E gli impegni, specialmente se presi con un Pontefice, vanno mantenuti.

A dire il vero Reno Pisaneschi – per gli abitanti della “sua” Cecina, Don Reno – porta con la baldanza di un ragazzino le “primavere” che gli pesano sulle spalle. Anche se confessa che da un annetto ha abdicato, non esercitando più materialmente il suo ruolo di presidente del “Coordinamento in difesa dell’ospedale di Cecina”, di cui tuttavia ne rimane a capo. «Sono stanco. Sono 18 anni di battaglie. Ora ci sono questi ragazzi che hanno preso il testimone. Stanno facendo un buon lavoro».

DON RENO PISANESCHI
Parrocchia del Duomo di Cecina | Facebook

Il corteo dei 4000

Nel 2011 portò in piazza 4.000 cittadini, in difesa dell’ospedale minacciato dai tagli. «La sanità disumana è una bestemmia», afferma il battagliero Don Reno.

La barba ancora folta (un marchio di fabbrica), lo sguardo attento e vivace, gli occhi che – mentre parliamo – sembrano rincorrere un filo logico che mai è abbandonato. La frase che rispecchia un po’ la sua storia, e che lui ama ripetere è: “Dio l’ho incontrato in corsia” (Il Tirreno, 31 dicembre).

Rifaceva il letto ai malati

L’ospedale ha segnato la vita del sacerdote. «È stato per me il luogo dove ho trovato il mio Dio in carne e ossa. In corsia ho visto l’inferno. Ho retto le gambe di amici mentre stavano per essere amputate. Con i malati ci parlavo a lungo. Gli portavo via la padella, gli rifacevo il letto. Mi comportavo da fratello. Poi, solo dopo averli aiutati, se lo desideravano, parlavo loro di Dio»

“L’ultimo respiro”

Senza timori, è arrivato persino allo scontro con i vertici regionali della Sanità toscana e con il sindaco e l’amministrazione comunale: nell’occhio del ciclone sono finiti il reparto di emodinamica, i tempi per le visite ambulatoriali, posti letto carenti, periodi degenza strettissimi

«Sono alla fine della mia vita – diceva qualche tempo fa – ma fino all’ultimo respiro difenderò il diritto dei miei concittadini ad avere servizi sanitari da paese civile» (Aleteia, giugno 2018).

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