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A Natale siamo tutti più buoni? Né oggi né in passato è sempre stato così …

BOY, SAD, CHRISTMAS
Joaquin Corbalan P | Shutterstock
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Strane, irriverenti, ma anche molto discutibili ai nostri occhi: le usanze del Natale vittoriano, ci ricordano che se Gesù è venuto è proprio perché il cuore dell’uomo è da salvare.

Avete presente quella collega antipatica, quel parente insopportabile – insomma, quell’ospite che gradite tanto quanto un ascesso in bocca, ma che non potete proprio fare a meno di invitare al vostro party di Natale?
Ebbene, potrebbe essere la vostra occasione per vendicarvi.
Quest’anno, dite a tutti che volete dare una festa di Natale “in stile vittoriano” (fa pure chic), e poi coinvolgete la vostra nemesi in una di queste pittoresche attività che erano realmente praticate nel Natale ottocentesco.
Credete a me: vi si svolterà la festa!

Ehm, sarà il caso di specificare che scherzo? Sul fatto di torturare i vostri ospiti, intendo. Sul fatto che queste bizzarre usanze venissero realmente messe in pratica durante le feste di Natale, sono invece drammaticamente seria.
Io lo dico sempre: la gggente non sta bene…ma evidentemente non stava bene nemmeno ai bei vecchi tempi.

Snap-Dragon

Lo Snap-Dragon è un gioco da salotto molto antico, già citato in alcune opere di Shakespeare. Ma pare che sia proprio l’età vittoriana quella in cui lo Snap-Dragon fa boom, diventando il gioco per eccellenza della Vigilia di Natale inglese.
(Negli Stati Uniti era altresì diffuso, ma pare che la gente preferisse giocarlo ad Halloween).

Il gioco si svolge in questo modo: sul tavolo da salotto viene posato un grande catino ricolmo di brandy, nel quale sono stati immersi tanti acini di uva passa. Il padrone di casa dà fuoco al brandy (che ovviamente si infiamma, a causa della componente alcoolica al suo interno, creando bagliori sinistri nella stanza di cui sono state spente le luci per l’occasione).
In una sorta di scherzosa (?) ordalia, i giocatori devono infilare velocemente la punta delle dita oltre la coltre di fiamme, afferrare un acino di uvetta e poi mettersela in bocca, ancora fiammeggiante.

Ehm. Non chiedetemi “perché”. Probabilmente c’era una componente di ordalia, come ho già detto – ma, più probabilmente, la spiegazione è che la gggente è matta!

Botte da orbi all’alba del 28 dicembre

La sorte peggiore toccava ai bambini francesi del sec. XVII, che all’alba del 28 dicembre venivano letteralmente svegliati a suon di botte, percossi dai genitori con rametti, scope e altri oggetti contundenti. Era il rito noto, in Inghilterra, come Childermas: per tener viva la memoria degli Innocenti uccisi dal perfido Erode, si dava ai propri figli un assaggio del terrore che dovettero provare i bambini di Betlemme.

Col passar del tempo, la tradizione si evolve. Resta immutata la componente delle botte ma cambiano i destinatari: a volte sono le mogli a buscarle dai mariti; a volte, in un carnascialesco ribaltamento dei ruoli, sono i figli a menare i genitori. A volte, più genericamente, chiunque mena la qualunque, ivi compresi cose e abitazioni. In quest’ultimo caso, il rito – conservatosi fino all’Ottocento, e poi gradualmente caduto in disuso – aveva perso l’originaria funzione di richiamo evangelico e si era trasformato in semplice portafortuna.
Tipo: te prendo a calci la borsetta nuova, ma è per il tuo bene amica cara – vedrai, porta fortuna!

Agguati con armi da fuoco ai vicini di casa

Sparare colpi d’arma da fuoco nella notte di Natale era un costume diffuso in molte culture europee, che – con uno scarto di qualche giorno – a nostro modo noi Italiani teniamo vivo ancor oggi, con i nostri “botti” nella notte di Capodanno.
Lo scopo, quello è: un folkloristico “scacciar gli spiriti maligni” (e quindi, fuor di metafora: propiziarsi la fortuna per l’anno entrante) divertendosi al tempo stesso con un po’ di fracasso notturno.

In età vittoriana, la consuetudine era così comune da essere istituzionalizzata – ad esempio, in Quebec sarebbe stato normale sentire colpi di cannone (!) partire a salve nel bel mezzo della Messa di mezzanotte.
Altrove (e, in particolar modo, in Svizzera, Germania e Scandinavia) le sparatorie notturne erano appannaggio di allegre scorribande di uomini di ogni età, che si divertivano ad accerchiare le case dei vicini, sparare (presumibilmente per aria) veri colpi di fucile e poi scappare via, badando a non farsi scoprire. Sia chiaro: quest’ultima clausola aveva una dimensione esclusivamente ludica, tipo “giochiamo a nascondino”. All’atto pratico, la consuetudine era così diffusa da essere socialmente accettata… e persino guardata con un sorriso.

Donne spogliate in strada e passanti pinzati vicendevolmente

Come riportano rassegnati molti cronisti ottocenteschi, in età vittoriana aveva preso piede, a Londra, un malcostume molto amato dai piccoli teppistelli di strada. Nelle vie affollate del centro città nei giorni prima di Natale, i giovinastri prendevano di mira quei luoghi in cui si trovavano a sostare grandi assembramenti di persone – ad esempio, le code davanti ai teatri o gli uffici postali, oppure le vetrine di fronte alle quali la gente si assiepava. Ebbene: usando delle banali spille da balia, questi giovincelli si divertivano a pinzare l’un l’altro gli ignari passanti, approfittando della loro distrazione.
Id est: si prendeva un lembo del cappotto di un signore, e lo si pinzava al mantello del tizio che gli stava vicino. Era una goliardata socialmente accettata come “ragazzata senza cattiveria”, sennonché alcune volte lo scherzo poteva assumere connotati oggettivamente spiacevoli – come quando i teppistelli prendevano di mira le gonne delle signore, pinzandole alle giacche di ignari passanti e commentando poi con risate e gestacci l’alzarsi della gonna quando i due malcapitati si allontanavano. Nel suo Tales about Christmas, ad esempio, Peter Parley ricorda di essersi preso del maniaco da una pudica signora che non gradì affatto questo scherzo.

Cadaveri animali fatti recapitare alla gente

In Inghilterra, capita ancor oggi, di tanto in tanto, sentir la gente riferirsi al giorno di Santo Stefano col nome di “Wren Day”, giorno dello scricciolo. Ahilui, lo scricciolo farebbe probabilmente a meno di tanta considerazione – ché il giorno gli è stato dedicato a causa di una antica pratica diffusa da tempo immemore nelle Isole britanniche: e cioè, andare a caccia di scriccioli nel giorno dopo Natale.
Nessuno conosce davvero le origini di questa usanza, che viene alternativamente fatta risalire ad antiche tradizioni pagane oppure derubricata a semplice hobby particolarmente popolare. Si cercò persino di dare “cristianizzare” questa usanza dandole una spiegazione evangelica: secondo una leggenda inglese, lo scricciolo tradì la fiducia di Gesù mentendogli e per questo merita di essere sterminato.

Ad ogni buon conto, il 26 dicembre era il giorno in cui, nell’Inghilterra vittoriana, si dava il via a una caccia allo scricciolo in grande stile. Si riteneva che uccidere uno scricciolo portasse fortuna per l’anno a venire, e che, consequenzialmente, uno scricciolo morto fosse un potente talismano. Ecco perché, in età vittoriana, non era infrequente sentir bussare alla porta di casa il 26 dicembre e trovarsi di fronte un vicino, un amico, un fidanzato che ti porgeva un cadavere di scricciolo ancora caldo, tutto grondante di sangue.
Così, per farti una carineria.

Lo dico e lo ripeto, signori: la gente di oggi è matta, ma non è che i bei tempi andati fossero un granché meglio!

Per approfondire queste singolari usanze e per scoprirne di nuove, ecco alcune letture consigliate:
Christmas. A History di Judith Flanders
The Victorian Christmas di Anna Selby
Tales about Christmas di Peter Parley

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG UNA PENNA SPUNTATA

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