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Romano, ligure, siciliano: la storia dei più antichi presepi d’Italia

merto87 - flickr

don Marcello Stanzione - pubblicato il 21/12/19

Presepi ricchissimi o poveri, d’argilla o d’argento, grandi quanto una chiesa o piccoli come una noce

La storia del presepe o presepio inizia con la citazione dal vangelo di Luca che offre l’indizio originale del luogo dove Maria diede alla luce il Figlio; quindi segue l’annunzio per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re.

Da notare che non viene citata alcuna presenza di animali, come ha sottolineato anche Papa Ratzinger nel suo libro L’infanzia di Gesù. Questo avvenimento così familiare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei primi cristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall’altro li sollecita a sottolineare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell’infante e la verginità di Maria.

Così si spiegano le immagini parietali del III secolo nel cimitero di santa Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e l’adorazione dei magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassare.

A partire dal IV secolo, la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico, la natività e l’adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di santa Maria a Venezia e a Roma quelli delle Basiliche di santa Maria in Trastevere e della basilica di santa Maria Maggiore, dove già nel 600 esisteva una riproduzione della grotta di Betlemme, “Sancta Maria ad Praesepem”.

La più antica Madonna col Bambino

La raffigurazione più antica della Madonna col Bambino è stata realizzata da un ignoto del III secolo nelle catacombe di Priscilla sulla via Salaria a Roma, mentre la prima ricostruzione della scena del presepe si attribuisce a san Francesco a Greccio.

La storia del presepe va dalle statue di Arnolfo di cambio agli esiti del gusto moderno, dai fasti del Barocco napoletano alle varianti regionali siciliane, lombarde e romane, dal presepio in Spagna ed in Tirolo ai presepi della Boemia, Ungheria e Polonia.

© Francesco Ammendola/ Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Il primo presepe a Roma

Presepi ricchissimi o poveri, d’argilla o d’argento, grandi quanto una chiesa o piccoli come una noce. A Roma, la prima testimonianza in assoluto dell’arte presepiale si ha con le statue scolpite nel 1289 da Arnolfo Sistina della Basilica di santa Maria Maggiore. Successivamente sono le cronache del frate francescano Juan Francsco Nuno, intorno al 1581, a informare sull’uso, ormai da tempo diffuso a Roma, di allestire presepi in monasteri e luoghi di culto e in particolare nella chiesa dell’Ara Coeli, dove era venerata la statua del Bambinello, opera di un frate francescano che l’aveva intagliata in un tronco di ulivo del Getsemani.

Nel ‘600 la nobiltà romana inizia a esporre presepi nei propri palazzi: erano opere sontuose, in linea con lo stile barocco dell’epoca, spesso commissionate ad artisti famosi come il Bernini, del quale si ricorda un presepe realizzato per il principe Barberini.




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Paesaggio agreste e grotta in sughero

Anche il ‘700 mantiene viva la tradizione dei presepi nelle case patrizie ma chiese e monasteri non sono da meno come attestano le grandi statue della natività in San Lorenzo, i presepi di Santa Maria in Trastevere e di Santa Cecilia.

Ma è nel ‘800 che la realizzazione di presepi si diffonde a livello popolare grazie alla produzione a basso costo, di innumerevoli serie di statuine in terracotta modellate da artigiani figurinai. Sono tuttavia le famiglie più importanti per censo e ceto sociale a realizzare in gara tra loro i presepi più imponenti, con ricostruzioni di paesaggi biblici o di scorci della campagna romana.

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presepe
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