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La ricetta della vita è la stessa della torta di mele di mia nonna

Di OLIINYK INNA - Shutterstock

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 20/12/19

Magari la ricetta della felicità fosse facile come quella della torta di mele: un dono piccolo, ma essenziale, un segreto conservato gelosamente e donato per amore. La ricetta della felicità è proprio quella in fondo: guardare le cose di tutti i giorni con occhi nuovi. Eccola lì, la bellezza di Dio, nero su bianco, con la grafia migliore, in un pezzetto di carta che sa di amore.

di Marco Negri

Sembra strano ma credo di aver intuito chi è Dio e che cosa desidera da noi da un segno irrilevante all’apparenza, a cui di di solito non diamo peso e che addirittura sovente passa inosservato. L’immagine tutta intera di Dio su questa terra è una cosa impossibile da decifrare perché la nostra percezione non è attrezzata per la perfezione e si brucerebbe all’istante al suo cospetto. Non siamo capaci di conoscerci, figuriamoci se riusciamo anche minimamente a definire con le categorie usuali il senso delle cose che risiede solo in Dio; ne saremmo folgorati, stecchiti come un pollo bruciacchiato nel forno! Bisogna avere una grande Fede per permettere al mistero di avvicinarci.

Mia mamma mi ha fatto forse vedere come Dio si rivela a noi. È un Dio che si fa vedere immerso completamente nella nostra fragilità, con le mani rugose, piegate da un lavoro umile, nascosto, che “confonde i superbi nei pensieri del loro cuore “.




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Un Dio che fa tenerezza, e che ti riempie di commozione se sei disposto a vedere e ad ascoltare. Ti dona la ricetta della torta di mele, come se fosse sua, preziosa, scritta per Lui da lei in bella calligrafia, con tutta l’energia del suo grande cuore. L’unica potenza che ci fa vedere con i nostri sensi limitati è proprio questa. Ci aspettiamo che Dio sia sempre destinato, quasi costretto a manifestarsi con segni della sua potenza e gloria, diversamente non ne scorgiamo la presenza nella nostra vita che è già un miracolo di per se stessa, anche se fatta più che di pregi, da difetti, perché non sappiamo chi siamo, dove andiamo e il senso delle cose lo ricerchiamo in noi stessi , nelle nostre capacità e nel mondo. Mia mamma con il filo di cognizione che gli è rimasta a 98 anni, ancora una volta mi stava dando tutto, ci stava dando tutto, come Dio, senza riserve, anestetizzando per sempre anche le sue più umili e lecite aspettative personali, come la Madonna.

Ho visto l’immagine di Dio e la potenza incommensurabile del suo amore in questa donna anziana, con la pelle raggrinzita , che non ha visto il mare se non nel suo viaggio di nozze sessantacinque anni fa, che non ha mai fatto una vacanza per farle fare a me, che si appoggiava allo stipite della porta piangendo per la fatica del lavoro costretta dai debiti per la casa e per non farci essere diversi dagli altri, come lei lo era stata ai suoi tempi. Figlia di ragazza madre mia nonna, un’altra gigante, che tornava dalle risaie con la speranza di un vestito nuovo, disattesa dai debiti accumulati dal nudo sostentamento. Che non ha goduto niente di niente riconducendo il senso di ciò che viveva al calore che la famiglia gli procurava con il quale intuiva che tutto era giusto così. Con uno sforzo di attenzione con i suoi occhi opachi e gli occhiali graffiati sulla punta del naso, con la cadenza solenne che cercava di dare nel leggere quel suo scritto che le proveniva dai suoi ricordi di scuola elementare, nonostante la bocca sdentata, senza dentiera, le mani tremanti e la schiena protesa ad eseguire un capolavoro; mi stava dando tutto ancora una volta, pensando ancora una volta che quella poteva essere l’ultima.




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Come l’ultimo saluto che mi da tutte le sere andando nel locale caldaie, dove c’è una finestrina per vedermi passare con la macchina dopo esserci salutati, per conservare quella che potrebbe essere la mia ultima immagine da portarsi via, nonostante sia quella di un figlio ingrato. Come un Dio volutamente tremante, pieno di apprensione, che soffre perché io non mi perda, perché io stia sempre bene. Di solito questa scena potrebbe far sorridere benevolmente, io però trovo tutto questo semplicemente sovrumano rapportato alle mie capacità. Ed è proprio qui che ho visto il soprannaturale che ci cammina a fianco con una delle tante persone importanti che ci ha posto accanto nella nostra vita, che ti fa leggere le cose abituali con occhi nuovi .

Con lo sguardo nuovo con cui vedi tua moglie, i figli e chi popola la tua vita. Come la vedova con il tesoro del tempio, stava dando il meglio in quel momento, ora che per lei la vita si è ridotta a pochi momenti. In questa immagine ho visto un Dio che ha scelto la fragilità reale di un vecchio che non vuole essere abbandonato, che non ci abbandona mai nonostante tutto e che ci dona la ricetta della vita soprattutto quando non ce lo meritiamo: la ricetta per una una bella torta di mele.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

Tags:
anzianifamigliafede
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