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Cosa rispondere ai figli quando chiedono da dove vengono i bambini?

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Consigli utili di una professoressa e madre di cinque figli

Non è facile trovare le parole giuste per parlare ai propri figli delle grandi domande relative alla vita e all’amore. Dovremmo offrire una spiegazione fantasiosa o usare un linguaggio chiaro e realistico? Inès Pélissié du Rausas – moglie, madre di cinque figli e laureata in Filosofia – ha studiato l’educazione emotiva per molti anni, e propone risposte concrete nel suo ultimo libro, Parlons d’amour à nos enfants (Parliamo d’amore ai nostri figli).

Rispondere alla domanda “Come nascono i bambini?” significa rivelare “un bellissimo segreto – quello della vita e dell’origine di un bambino”, scrive. Vuol dire “introdurre i bambini a poco a poco in un mistero che li trascende”. Questo richiede che i genitori scelgano accuratamente le parole da usare e il modo in cui affrontare la questione.

Una nuova necessità

Il primo passo è essere onesti e diretti. Per via della grande disponibilità di materiale pornografico e del tragico fatto che i bambini possono esservi esposti sempre in un’età sempre più precoce, l’autrice raccomanda di usare termini scientifici per i genitali umani. I bambini dovrebbero capire che il loro corpo è positivo ed è stato creato da Dio. L’obiettivo è “avvolgerli nella bellezza, dare loro tutta la nobiltà che hanno”, mostrando che il corpo non appartiene al degradante vocabolario pornografico.

I genitori possono proteggere ulteriormente i loro figli dall’esposizione ad argomenti inappropriati prendendo l’iniziativa di discutere la sessualità, anziché aspettare che siano i figli a porre delle domande. “Prendere l’iniziativa aiuta i bambini a evitare la timidezza e l’imbarazzo che li mettono a disagio o fanno sospettare loro che gli argomenti siano delicati o perfino proibiti”, dice Inès Pélissié du Rausas.

Basate la vostra spiegazione sull’esperienza di vostro figlio

Prendere l’iniziativa sembra positivo, ma cosa possiamo dire? L’autrice propone di usare delle analogie, che permettono di spiegare ai bambini una realtà per loro ancora ignota o confusa paragonandola a un’altra con cui hanno già familiarità. Parlare di spermatozoi e ovuli è troppo astratto per i più piccoli, troppo lontano dalla loro realtà, ma basandosi sulla loro esperienza, come osservare i semi che crescono in natura, possono capire che un seme può germogliare e produrre un fiore, un fagiolo o una spiga di grano. “Saranno in grado di capire l’analogia tra i semi in generale e i ‘semi di vita’ del padre e della madre, che dopo essersi uniti diventeranno un bambino, capace di svilupparsi nell’ambiente ideale del grembo materno”.

Cosa evitare

Inès Pélissié du Rausas esorta i genitori a bandire l’espressione “fare i bambini” dal loro vocabolario, perché “non ha trascendenza e poesia” e porta a un’idea meccanicistica della sessualità, priva di significato, d’amore e della consapevolezza del fatto che la vita è un dono. “I bambini sono persone umane e non manufatti”, dice.

Al di sopra di tutto, l’autrice incoraggia i genitori a dire la verità. Nello sforzo di preservare l’innocenza dei loro figli, alcuni genitori possono raccontare storie fantasiose di cicogne e cavoli. “Il problema è che le storie di questo tipo sono una bugia”, dice. “Quando i bambini si troveranno di fronte a conversazioni lascive e a contenuti espliciti, non saranno preparati a resistere o a rifiutare quel contenuto, per non parlare del fatto che potrebbero non avere più fiducia nei loro genitori”.

Se il paragone con la natura e gli animali è buono e semplice, ha comunque i suoi limiti, e la questione va spiegata insieme all’amore umano. “Dobbiamo trasmettere ai nostri figli il mistero dell’amore tra le persone, la storia della sessualità umana. La riproduzione animale non ci aiuta ad accostarci a questa discussione”.

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