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A noi fa paura l’obbedienza, ma in Maria si risolve tutta nell’amore

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La Madonna è la prima redenta, la prima creatura liberata dal peccato e con questa pienezza può corrispondere alla Legge di Dio con riconoscenza, libertà e letizia. La resistenza all’autorità, la perdita della paternità per gli uomini di oggi si traduce in smarrimento, confusione e oppressione. La via di salvezza per tornare a Dio allora è proprio Maria, Madre di Dio e nostra. Con la sua immacolata “apprensione” amorosa per il destino di ogni suo figlio.

di Paolo Sottopietra

Maria Immacolata è la via privilegiata attraverso cui l’uomo di oggi può riscoprire la paternità di Dio. Maria è l’Immacolata.

Questo suo modo di essere brillava concretamente nella sua obbedienza a Dio, che Maria viveva come dimensione spontanea e indefettibile del suo amore. Maria si sentiva pienamente figlia. Nella sua adesione alle tradizioni del popolo ebraico non c’era perciò ormai più nulla di servile, proprio mentre in lei la giustizia prescritta dalla Legge si compiva totalmente: Immacolata significa infatti senza peccato. Maria realizzava così in se stessa, per la prima volta in modo compiuto, l’alleanza conclusa da Dio con i suoi padri.
Immacolata vuol dire anche piena di grazia, piena cioè di Spirito santo. Nessuno prima di lei e come lei aveva compreso la profonda intenzione dello Spirito nell’ossequio alla lettera della Scrittura. Maria accoglieva con letizia le prescrizioni che erano il segno dell’alleanza del suo popolo con Dio, ma più di ogni altro sentiva la Legge come un dono di amore, come manifestazione di vicinanza personale da parte di Dio. La sua obbedienza si realizzava perciò come gesto spontaneo di riconoscenza.
È bella questa parola, riconoscenza. È sinonimo di gratitudine, e ci parla perciò della letizia e del senso di libertà che proviamo quando ci sentiamo amati. Contiene però anche la radice di riconoscere, e ci porta così nell’ambito del giudizio e della fede. Maria, colei che medita tutto nel suo cuore, riconosce nella tradizione dei suoi padri l’iniziativa d’amore di Dio e liberamente risponde. Maria è dunque perfettamente libera e perfettamente se stessa proprio nella gratitudine spontanea con la quale aderisce alla volontà di Dio.

Maria è madre di Dio fatto uomo.
È madre non solo perché ha concepito e partorito Gesù, ma anche e soprattutto perché è stata la prima educatrice del Figlio di Dio. Maria fu autorità per suo Figlio, ha avuto il compito di introdurre Gesù, bambino e poi ragazzo, nella religiosità del suo popolo, nella tradizione spirituale dei suoi padri. E lo ha fatto trasmettendogli in modo del tutto naturale la sua personale esperienza di riconoscenza.
È dunque attraverso l’obbedienza alla Madre che Gesù bambino inizia a obbedire al Padre. Ovviamente, questo è vero solo perché è innanzitutto vero il reciproco: il Figlio di Dio obbedisce infatti alle autorità umane perché il suo stesso essere uomo realizza un atto di obbedienza originario, direttamente rivolto al Padre celeste, quell’inchino sublime che Andrej Rublëv ha rappresentato nella sua icona della Trinità.

Maria è madre nostra.
L’apostolo Giovanni ci dice nel suo vangelo che dal giorno della crocifissione la vocazione di Maria alla maternità è stata estesa a tutti gli uomini. Maria è dunque madre anche nostra e degli uomini nostri contemporanei, che rifuggono con paura da ogni paternità. Essi sentono parole come autoritàleggetradizione e obbedienza, che si riassumono tutte nel nome padre, come sinonimo di costrizione, di asservimento, di prescrizione che annulla o limita quella esperienza di libertà nella quale cercano ogni possibile felicità.
Questi nostri compagni uomini hanno bisogno di trovare una strada per fare ritorno a Dio, al Padre. Maria si presenta allora davanti agli uomini di oggi, schiacciati da molti pesi, e attraverso la sua tenera apprensione di nuovo facilita il risolversi dell’obbedienza nell’amore. Maria è il volto materno che accoglie i peccatori, che vede in loro un cuore sofferente, disorientato, talvolta disperato. La sua dolcezza diventa per loro un punto di avvio nuovo, il suo affetto scioglie in partenza la contraddizione che avvertono tra la loro esigenza di felicità e gli oppressivi dettami della Chiesa. Con il suo sorriso e le sue lacrime di apprensione, con l’accoglienza amorosa che riserva a chiunque la incontri, Maria libera di nuovo nell’uomo indurito le fonti della riconoscenza. Maria ci fa sentire figli, e in questa esperienza la nostra relazione con il Padre si riapre, torna sorprendentemente ad essere positiva, fonte di respiro e di letizia. Maria, Madre Immacolata, diventa così il tramite in cui inizia a riaccadere l’obbedienza degli uomini al Padre e alla Chiesa.

Forse può sembrare che la parola apprensione non si adatti bene alla Madonna. Eppure si tratta di un’esperienza materna per eccellenza, di un aspetto concreto e bello in cui si esprime l’amore di ogni madre, anche se come ogni esperienza umana è segnata dalle conseguenze del peccato e tende a chiudersi in se stessa. Nell’Immacolata, l’esperienza dell’apprensione è invece anch’essa redenta e diventa a sua volta strumento di redenzione. La preoccupazione di Maria per la salvezza dei suoi figli diventa infatti un irresistibile richiamo d’amore per chi inizia ad avvertirla. Basti pensare a quante volte e in quanti luoghi Maria è apparsa negli ultimi due secoli, attraendo a sé ogni volta schiere numerose di uomini dimentichi e indirizzandoli di nuovo a Dio.
Per l’uomo ferito di oggi, la strada maestra del ritorno al Padre è quella della tenerezza e della mitezza della Madre. La circostanza storica e culturale che viviamo rende questa via quasi imprescindibile, ma in fondo la rivela come dimensione della stessa paternità.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DELLA FRATERNITA’ SAN CARLO BORROMEO

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