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Il pallavolista che non voleva farsi rubare il Natale...e scrisse al Papa!

SAITTA DAVIDE

Wikimedia Commons

Giovanna Binci - pubblicato il 19/12/19

Davide Saitta, un campione, ma prima di tutto un papà e un cristiano: perché senza Cristo niente di quello che facciamo ha senso, neanche vincere. Allora ricordiamoci di non farci rubare nessuna festa, non solo il Natale.

Ma davvero tra tutti i giorni che ci sono disponibili, anche sotto le feste natalizie, uno deve trovarsi a giocare la partita di pallavolo proprio il 25 dicembre? 

Me lo chiedo io, persona poco sportiva, che tifava Milan in nome di Beckham e Ševčenko (e no, non per quanto fossero bravi a fare goal, vi assicuro), ma a mia discolpa, se lo è chiesto pure Davide Saitta, sportivo vero, palleggiatore del Ravenna, squadra di pallavolo che milita nella SuperLega, il massimo campionato italiano di volley maschile.

Palazzetto occupato gli altri giorni (ma sarà pure l’unico in provincia di Trento, mi viene da dire?), necessità di rispettare la scadenza per cui tutti i giocatori devono essere liberi dalle Nazionali almeno dieci giorni prima dell’inizio del torneo di qualificazione alle Olimpiadi 2020.  Insomma, Saitta chiama i vertici della Lega Volley per chiedere il rinvio, ma si sente rispondere “Solo se chiama il Papa” e allora, lui, che è pure molto cattolico e ai miracoli ci crede, per loro sfortuna, il Papa lo scomoda per davvero, con una lettera che parla di un genitore che ama il suo lavoro, ma prima di tutto vorrebbe insegnare a sua figlia a fare spazio alle cose che contano davvero, come Gesù che viene:

Inizialmente, Santo Padre, volevo subire questa scelta perché sono stanco di intraprendere piccole battaglie, passare per il “rompiscatole” cattolico di turno. Di certo non mi diverto e sarebbe molto più semplice lasciar perdere e non espormi, perché esporsi è scomodo e genera persecuzioni. Stavo per arrendermi all’idea di lasciar perdere ma durante un’eucarestia di qualche giorno fa mi sono detto che portare avanti questa pacifica e legittima causa lo devo a me stesso, a mia moglie e soprattutto a mia figlia Noemi. Questa sarà un’esperienza in più per poterle trasmettere la Fede in Gesù Cristo morto e risorto raccontandole un giorno che mi sono battuto pacificamente, come sono abituato a fare nei campi di gioco, e che ho gridato al “mondo intero” che il 24 notte desideravo passare la Vigilia con mia figlia, il giorno del suo primo Natale, nel giorno della prima venuta di Cristo nella sua vita. La mattina del 25 desidero, Santo Padre, svegliarmi con lei, fare le lodi e la processione in tutte le stanze della casa per deporre il Bambino Gesù nel bellissimo Presepe che sua madre con tanto amore ha preparato con le sue mani. E poi desidero mangiare con loro e fare festa tutto il giorno , proprio come fanno tutti per rendere il Natale un giorno felice per mia figlia. Ascolta Papa Francesco la mia “supplica” di voler vivere intimamente ed insieme alla mia famiglia il Santo Natale. È il grido di un cattolico che molto spesso è «voce di uno che grida nel deserto» in questa società volta alla scristianizzazione.  CHRISTMASLeggi anche:E se a Natale non fossimo tutti più buoni? Ecco come superare i litigi “festivi” in famiglia

Per carità, tanta gente lavora il giorno di Natale: penso agli Autogrill, agli ospedali, alle forze dell’ordine e mi ci metto anch’io, concedetemelo, madre e casalinga full time, che a Natale fa gli straordinari notturni per aiutare Babbo coi pacchetti e finire gli ultimi appetizer per la grande abbuffata. Niente di necessario come salvare vite, lo so, ma vi assicuro che se mancano i tramezzini all’insalata russa qualcuno ci rimette di sicuro la pelle al pranzo di Natale e poi tocca farli lavorare per davvero quei poveretti della Croce Rossa e dei Vigili del Fuoco. Ne ho passato qualcuno di Natale alla mensa della caserma con mio marito, perché si sa, che sia in un palazzetto o in una caserma, l’importante è stare insieme (con l’insalata russa da asporto nella schiscetta, però), ma credo fermamente che, se non è per un bene superiore e necessario, tipo salvare l’apparenza di San Nicola e fatta eccezione per i supereroi Marvel sempre in servizio e i loro affini in camice o divisa, dovremmo avere il coraggio di riprenderci la sacralità delle feste. Proprio come urla Saitta: non facciamoci rubare il Natale. 

Che se le feste comandate sono rimaste solo Pasqua e il 25, ormai la macchina del consumo non si ferma più neanche per quei due giorni l’anno che, anche per chi non crede, erano comunque sacri e devoti alla famiglia.  Riprendiamoci il senso del nostro essere cristiani, ma anche umani, di quel riposo che anche Dio si è concesso, di quel tempo che non serve a produrre nulla come vorrebbe il sistema, ma serve alla nostra anima. Altrimenti gli ingranaggi che pensiamo solo a mandare avanti, saranno gli stessi che ci schiacceranno.

Perché il Natale, così come la Pasqua (anche il 12 Aprile si giocherà), sono i giorni su cui ruota la mia intera esistenza in quanto uomo e cristiano. Sono queste due ricorrenze che mi situano nella storia di ogni anno e di ogni giorno, tra gioie e sofferenze questa magnifica opportunità che ci offre il tempo liturgico di poter nascere, morire e risorgere con Cristo,

continua Saitta.


CHRISTMAS MASS

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Ci vuole coraggio ad andare contro corrente, a esporsi ed essere etichettati per questo, ma ci vuole più coraggio a essere genitori: quelli che i nostri figli meritano. Quelli che sanno insegnare e guidare verso la cosa giusta con l’esempio, che sia scegliere la messa la domenica mattina prima della partita di calcio, o decidere che no, la domenica, anche se mi farebbe comodo, non si va per supermercati o centri commerciali e ancora no, niente di quello a cui siamo chiamati viene prima della chiamata di Cristo alla felicità.

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