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Il possesso di immagini pornografiche di minori tra i religiosi diventa “delitto grave”

GADKI
pingdao | Shutterstock
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Nella svolta sulle nuove norme di Papa Francesco sull’abolizione del segreto pontificio in caso di denunce e processi per abuso sessuale, è stato introdotto un cambiamento anche per il reato di pedopornografia

La lotta agli abusi sui minori è un impegno di tutti e la Chiesa non si è più tirata indietro, non ha più indietreggiato offrendo a tutta la comunità delle scelte epocali che ne comprenderemo gli effetti a lungo termine.

Due documenti, per il bene dei bambini e delle persone vulnerabili, sono destinati a lasciare il segno: Papa Francesco ha abolito il segreto pontificio nei casi di violenza sessuale e di abuso sui minori commessi dai chierici, e ha anche deciso di cambiare la norma riguardante il delitto di pedopornografia facendo ricadere nella fattispecie dei “delicta graviora” – i delitti più gravi – la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche che coinvolgano minori fino all’età di 18 anni.

abused child
use with caution

Le norme ci sono e ora devono seguire i percorsi per prevenire tali gravi delitti attraverso la informazione, la formazione e una cultura che ribadisca sempre, in ogni angolo del mondo (cattolico e nelle altre confessioni) e, in tutta la Società, che l’abuso sui minori è un crimine. Da contrastare con ogni mezzo, che superi il silenzio, gli insabbiamenti, le lobby della complicità irresponsabile.

Questo da proporre anche alla Società civile e ai sistemi giudiziari negli Stati laici, anch’essi ancora deficitari nella legislazione contro questi crimini, basti pensare che sono decine gli Stati che non hanno una legge contro la pedopornografia e non hanno definito la fattispecie, come anche l’età del consenso dei minori e il segreto di ufficio (come anche dobbiamo dirlo, vige in ogni sistema garantista!). Si cammina e questa è già non solo un segnale apparente, ma di sostanza.

Ora ripartiamo da una domanda, che poniamo con forza da 30 anni.

La pedofilia e la pedopornografia sono un crimine contro i bambini?

Il 15 dicembre 2019) alla trasmissione Le Iene si è parlato di #Pedofilia. Nel servizio sono state formulate alcune affermazioni, senza contraddittorio e che non possono essere accettate senza una precisazione. Le trascriviamo: “Di per sè, la pedofilia non è una malattia psichiatrica”;  “Tanto che alcuni ricercatori pensano che sia un orientamento sessuale”. Il problema è l’abuso, non il fatto in sè.

Frasi lanciate come pietre senza approfondire il problema che è complesso, molto di più di quanto uno possa pensare.

Una sentenza della Cassazione (Cass. pen., sez. III, 17 febbraio 2015, n. 6818), dichiara che:

La parafilia, in cui rientra, la pedofilia, se non accompagnata da un’accertata malattia mentale o da altri gravi disturbi della personalità, rappresenta una semplice devianza sessuale, senza influenza alcuna sulle capacità intellettive e volitive della persona. (Cfr. anche L. Alibrandi, Codice Penale, Aggiornato alla gazzetta Ufficiale n. 62 del 14 marzo 2019, La Tribuna).

Una devianza sessuale, una malattia

Se dovessimo fare una sintesi, così, come il servizio e l’esperto del servizio de Le iene ha utilizzato slogan, anche noi possiamo dire che: La pedofilia non è un vizio di mente ma una devianza sessuale.

Non è la prima volta di ascoltare queste affermazioni, ne riportiamo un’altra: “La pedofilia è una malattia. I casi di Imperia e di Andria, semmai ce ne fosse stato bisogno, sono lì a dimostrare che la pedofilia è una malattia e non un vizio” (cfr. La Repubblica, 21 agosto 2000). Attualmente, nonostante l’interesse, sappiamo solo del danno irreversibile che subiscono i bambini non ci sono risposte e studi scientificamente certe o verificabili.

Pedofili si diventa!

Siamo però consapevoli (gli addetti al contrasto e lo studio del fenomeno) che la pedofilia aumenta, la produzione pedopornografica è una piaga mondiale che coinvolge dai neonati a minori prepuberi, sempre più violati e manipolati come oggetti di perversione. Migliaia sono le organizzazioni che rivendicano questa normalizzazione e giustificazione. E’ la società che perseguita questo popolo di pedofili, scrivono nei loro siti di promozione pro-pedofilia.

Pertanto, dato che si va a slogan, li utilizziamo anche noi (e che possiamo documentare!): pedofili non si nasce e la pedofilia non ha radici biologiche: è un individuo, poi, che non è nato pedofilo, ma lo è diventato. E non certo per squilibri ormonali, come si vorrebbe far credere, proponendo magari come cura la castrazione. La castrazione non serve a niente per diverse ragioni (cfr. V. Andreoli, Dalla parte dei bambini, pagg. 173-182, Mondadori, 2018).

PRAWA OFIARY PRZEMOCY
Shutterstock

“No” al negazionismo

La pedofilia e la pedopornografia sono in aumento perché c’è una società che non sa più indignarsi e i bambini sono esposti al rischio della pedofilia e dei pedofili. Molto più di qualche decennio fa.

Una società che ha ridotto il bambino, e non solo lui, a scarto, merce e non si fa alcun scrupolo di sfruttare i bambini per raggiungere i propri scopi: ideologici e di profitto. Eppure il bambino dovrebbe essere una persona da custodire, rispettare, tutelare, anche nella sua intima natura, nel corpo e nello spirito. Nell’anima, per chi ci crede. No al negazionismo, anche in questo delicato e devastante realtà.

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