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Preparatevi all’Apocalisse con questo trucco!

APOCALYPSE

Francis Danby | Public Domain

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 17/12/19

Prepararsi alla fine può essere più facile di quanto pensiate

Se vi dicessi che dovete sostenere un esame e passarlo catturerei la vostra attenzione?

E se vi dicessi che questo esame è l’ultimo, quello definitivo, e che non potete permettervi un esito negativo? Attirerei la vostra attenzione?

E se vi dicessi che mi dovete porre una domanda di queste tre relativamente all’esame:

  1. Quando si terrà?
  2. Quante persone è probabile che lo passino?
  3. Qual è il modo più affidabile per prepararsi all’esame?

Quale di queste domande scegliereste? Sembra ovvio che la domanda più utile, se l’obiettivo è quello di passare l’esame, sia la numero 3, ma se parliamo di cristiani e delle “Cose Ultime”, o della “Fine dei Tempi”, dell’“Escatologia”, della “Parusia” o “Apocalisse”, o del “ritorno del Signore nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il mondo col fuoco”, come la volete chiamare, allora la domanda numero 1 è la più popolare, mentre la seconda attira chi ha una predisposizione all’ansia. Forse un esempio pratico può essere utile.

Nel periodo in cui stavo discernendo la mia vocazione, mi sono imbattuto in un libro dal titolo intrigante: Soothsayers of the Second Advent (Profeti della Seconda Venuta), di William M. Alnor. L’autore, evangelico, notava con imbarazzo che il bestseller principale nel mondo evangelico nel 1988 si intitolava 88 Reasons Why He’s Coming Back in ’88! (88 motivi per cui tornerà nell”88!). Nel 1989 è stato seguito da un bestseller di ancor più successo nel mondo evangelico, 89 Reasons Why He’s Coming Back in 89! (89 motivi per cui tornerà nell”89!) Da quanto ricordo (ho letto quel libro trent’anni fa), Alnor diceva: “Presumibilmente l’89ma ragione per cui arriverà nell”89 è perché non è tornato nell”88!” La morale della storia è che faremmo bene a ricordare che Nostro Signore ha detto che nessuno conosce il giorno o l’ora, “solo il Padre” (Matteo 24, 36).

E la domanda 2? I discepoli hanno chiesto a Gesù: “Sono pochi quelli che si salveranno?” La sua risposta incute spavento: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Luca 13, 24). Molti santi hanno poi sottolineato che pochi passeranno per la porta stretta.

Che dire allora della domanda 3? Qual è il modo più affidabile per prepararsi a passare l’esame? Non sarà questa la domanda più importante? La Chiesa ha una risposta al quesito, e temo che alla maggior parte della gente non piacerà. È semplice, ovvia, e, lo confesso, davvero difficile. Il modo migliore per prepararsi a questo esame ultimo è:

  1. Svolgere i doveri del proprio stato di vita;
  2. Svolgerli come meglio possiamo;
  3. Svolgerli con grande amore nei confronti di Dio e del prossimo.

Tutto qui: i genitori dovrebbero sforzarsi di essere buoni genitori, i sacerdoti dovrebbero sforzarsi di essere bravi sacerdoti, i medici dovrebbero sforzarsi di essere bravi medici. Siamo chiamati ad amare Dio e ad amare il prossimo come noi stessi (Luca 10, 27). Sant’Ignazio di Loyola diceva che la caratteristica fondamentale della maturità spirituale è quando non amiamo nessuna creatura per suo diritto, ma solo in relazione al suo creatore e Signore. In altri termini, dobbiamo essere in grado di dire a chiunque nella verità: “Perché Dio è quello che è, e per quello che tu sei per Dio, scelgo di amarti e servirti”. È di questo senso di giusta proprietà, espresso attraverso le opere di misericordia corporale e spirituale svolte con diligenza e perseveranza, che abbiamo bisogno per essere pronti al test che arriverà per tutti noi.

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