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Single a Natale: per una festa senza patemi d’animo

Gpointstudio / Shutterstock

Anna Latron - pubblicato il 16/12/19

“Natale” fa generalmente rima con “famiglia e bambini”, cosa non sempre facile da vivere per i single. Ecco alcune idee per passare un 25 dicembre più sereno.

«Quest’anno festeggerò il mio primo Natale da sola coi miei genitori», dice Cécile con una punta d’apprensione. A quasi 30 anni, quest’infermiera è ormai la sola single tra una nidiata di quattro fratelli. Fino all’anno scorso, la casa paterna non si vuotava mai attorno al 25 dicembre, «l’unica occasione dell’anno in cui eravamo tutti riuniti», sospira la giovane. Questa volta, però, i suoi fratelli e sorelle festeggeranno il Natale nelle famiglie dei suoceri. Ovviamente Cécile non è risentita per questo e sta «molto bene» coi suoi genitori, nondimeno è un po’ intimorita dal periodo: «Sento che non mi approccio più a questa festa come prima, nella gioia».


Anita Baldisserotto

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Arthur, 35 anni, si spinge oltre: «L’approssimarsi del Natale mi stressa ogni anno un po’ di più». Single anch’egli, vive difficilmente i lunghi pasti festivi in cui le sorelle e i cognati

non parlano che dei loro bambini! Ho un bell’interessarmi a quel che vivono, alle loro preoccupazioni per l’educazioni: ho l’impressione che non ci sia reciprocità.

Cécile e Arthur appartengono a una generazione di trentenni single che non hanno scelto il loro stato di vita e lo vivono talvolta come una sofferenza. Sofferenza di non essere stati scelti da un altro, di non avere bambini, di attendere ancora una risposta alla lancinante domanda “Signore, dove mi vuoi?”. Difficile non sentirsi in difetto rispetto al resto della famiglia, i cui membri sembrano aver trovato il loro posto, nel corso degli anni. E questo risulta particolarmente pesante nei giorni di Natale.




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«Il nostro figlio single ci ha insegnato ad accogliere l’altro»

Sarebbe dunque appannaggio delle sole famiglie, questa festa? È giocoforza constatare che le immagini e i valori che essa veicola lo sono senz’altro.

Natale evoca immediatamente il meraviglioso e rimanda all’infanzia – spiega la psicanalista e psicoterapeuta Geneviève de Taisne –. Ora quando si è single non si è più bambini e al contempo non si hanno ancora figli.

Questa festa può ricordare al single – come del resto ai vedovi o ai separati – la propria solitudine. Per mons. Luc Ravel, vescovo di Strasburgo e iniziatore del movimento Notre-Dame de l’Écoute (dedicato ai single e alle persone sole dai 35 ai 50 anni), queste apprensioni rivelano semplicemente la vocazione dell’uomo, contenuta in questa parola della Genesi: «Non è bene che l’uomo sia solo». Natale mette dunque in luce

quel che la Chiesa afferma sempre: la famiglia è non soltanto costitutiva della società, essa è strutturante per la persona, per il suo benessere e la sua realizzazione.

Tradizionalmente, questo periodo è anche una sorta di tregua, simbolo di perfezione e di armonia. Una visione “ideale” che può, secondo Geneviève de Taisne, «rinforzare i sentimenti negativi della persona che si sente lasciata in disparte». Risultato: l’amarezza è talvolta tutt’altro che lontana. «I miei fratelli sono tutti sistemati, io sembro un soprammobile», confida Arthur. Ecco perché Natale può risvegliare dei conflitti, soprattutto a partire dal non-detto. Anzitutto quelli che esistono tra i single e i loro genitori. Spiega la psicoanalista:

Questi non-detti saranno sentiti tanto più fortemente quanto più il single non ha la forza della coppia, che consiste nel poter prendere le distanze dai genitori.

Un esempio? Arthur sente che i suoi genitori sono delusi del suo non essere sposato:

Essendo il solo figlio della mia famiglia, credo che si aspettino molto da me…

Come sentirsi più a proprio agio? Per evitare momenti di tensione con i propri genitori mentre le sue sorelle sono dai suoceri Diane, 37 anni, ha suggerito qualche anno fa di invitare gli zii e le zie, nonché due cugini ugualmente single. La De Taisne ricorda:

Saper dire le cose ai propri genitori è essenziale per evitare di subire troppo la propria situazione personale.

L’iniziativa di Diane le permette di affrontare serenamente il pranzo del 25 dicembre. «Resta una cosa di famiglia ma non diventa pesante», racconta, pur ammettendo di preferire gli anni in cui i nipotini e le nipotine invadono la casa dei genitori:

È così… vivo! Sono felice già prima di vederli! Preparo dei regalini per ognuno di loro.

Certo, con nove piccoletti saltellanti in giro le discussioni tendono a convergere su questioni educative, ma questo non la imbarazza:

Imparo un sacco di cose, e poi ci sono pure momenti in cui noi adulti parliamo di altre cose.

Soprattutto, la giovane sente che il suo parere conta, anche per le situazioni che non ha mai vissuto:

Il single – riassume la De Taisne – deve sentire di essere una persona completa e che in nulla il suo stato di vita gli impedisce di sentirsi membro della famiglia.

La psicanalista prosegue e insiste sul ruolo particolare del single in seno alla sua famiglia: «La sua disponibilità, il suo sguardo differente, l’aiuto che può apportare, i suoi consigli», sono altrettanti elementi che a Natale si rivelano preziosi. Invece di far degenerare certe conversazioni a fine pasto, come in Pranzo di Natale (1999), perché non approfittarne per introdurre idee nuove che cambino alcune cose? È quanto è capitato nella famiglia di Véronique. Tre anni fa Rémi, suo figlio single, 39enne, ha proposto di preparare una messinscena teatrale coi nipoti:

Ce l’hanno recitata la sera di Natale. Un momento indimenticabile! E l’anno scorso ha portato i più grandi a visitare una delle mie vicine al mattino del 25…

Nella sua famiglia Rémi è visto come «un rivelatore del senso profondo del Natale», come dice sua madre:

Abbiamo preso coscienza che questa festa ci invitava ad accogliere l’altro, ad uscire un po’ dal nostro nido.

Il single può anche prendere l’iniziativa di una grande passeggiata, con la quale accompagnare i nipotini e le nipotine alla messa di mezzanotte.

Trasformare Natale in piccoli momenti di gioia, ecco una buona ragione per tornare alla casa paterna. Certo, «senza forzarsi se questo fa troppo male», rassicurano unanimi Geneviève de Taisne e mons. Ravel. Se per un anno Natale sembra insopportabile, la psicanalista suggerisce di porsi la seguente domanda: «Che cosa mi farebbe del bene?». In ogni caso, «passare Natale da soli non è mai la soluzione», ritiene mons. Ravel, che invita a riflettere su altri modi per festeggiare la nascita di Cristo: tra amici, coi vicini, in un’abbazia, o ancora in pellegrinaggio.




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«Fate dell’Avvento un momento privilegiato della vostra vita spirituale»

Ciò detto, per approcciare Natale in pace, l’essenziale non è concentrarsi sull’evento in sé? Aude, 36 anni, si dice «molto legata» alla messa di mezzanotte, che anzi considera «una summa della vita cristiana». Ogni anno dunque non si riunisce alla famiglia prima del pranzo del 25, lasciando che il resto della famiglia si rechi insieme alla messa. È ricentrando Natale sul Mistero che ha superato «quell’ondata di malessere» che ogni anno l’invadeva fin dall’inizio dell’Avvento. Mons. Ravel riassume così l’intuizione di Aude:

Per via della loro solitudine, i single sono ricondotti al cuore del mistero di Natale, che è anzitutto la celebrazione della nascita del Signore.

Ma per vivere il mistero prima di tutto il contorno c’è evidentemente un’«operazione purificazione per cui optare», senza peraltro ricadere in uno spiritualismo esacerbato. L’Ordinario militare parla piuttosto di

un’attitudine equilibrata da trovare, tra la sopravvalutazione della festa in famiglia e la focalizzazione sulla sola messa di Natale.

Lui che da molti anni accompagna tanti single invita a «preparare il Natale per non farsi piegare», e a

fare dell’Avvento un tempo privilegiato della vita spirituale.

Mons. Ravel azzarda un parallelo tra l’attesa vissuta nell’Avvento e quella che i single vivono nel quotidiano:

Per loro la speranza è un’attesa, ma non una perdita di tempo né di energie. Questo momento non è una parentesi di vita, ma un luogo di possibile crescita.

Con la sua attesa, il single è secondo mons. Ravel un segno per gli altri in mezzo al mondo:

Egli ricorda ai suoi fratelli, sorelle o amici sposati che la nostra vita non si compie quando troviamo l’anima gemella.

Natale può dunque rivelarsi un momento ricco – diciamo salutare – per i single: scoprire o assicurarsi che ogni vita, anche quella che non ha ancora trovato il proprio porto, mutua senso anzitutto da Cristo.


FATHER SON

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[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
famiglianatalesinglevigilia di natale
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