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Siamo dèi?

Si noti come il piede dell'angelo tocca quello di Adamo. Testimonia il nuovo Adamo, l'incarnazione e la duplice natura di Dio nella sua umanità e divinità.

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La risposta cristiana

Non c’è evento più magnifico sul pianeta, leggevo una volta, del fatto di aver avuto Dio stesso che ha camminato tra noi.

Dio non ha solo creato l’umanità – si è formato una famiglia, e come Padre ci ha presi come Suoi fin dal principio. Quel Padre che non abbandona mai, che è ricco in fedeltà e amore e che resta eterno in questa condizione, prima si è fatto uomo perché comprendessimo il Suo amore, e poi ha lasciato tra noi la Sua essenza: il Suo spirito.

Incarnandosi in Maria, Dio ha generato la Sua natura divina nell’umanità, ed è grazie al “Fiat” di Maria che la vita soprannaturale e divina di Dio ha potuto entrare nel mondo trasformando l’uomo in una creatura nuova.

Consumando questo evento, Dio non ha esitato a disfarsi di tutto ciò che è; è sceso dal cielo, si è fatto uomo e ha permesso con la sua venuta che noi caduti ricostituissimo la nostra natura perduta.

Sapeva che perché raggiungessimo la santità a cui eravamo chiamati dovevamo possedere la sua natura, ma per questo doveva in qualche modo diventare padrone dei nostri cuori per depositarvi la perfezione del Suo essere, il Suo spirito, e tutto questo sempre rispettando la nostra libertà di sceglierlo.

Dio sempre eterno, onnipotente, si spoglia di tutto e assume la carne e il sangue di una donna, diventa figlio, diventa bambino.

Assume la nostra piccolezza, si sottomette alle leggi della natura e del tempo; Dio si mette sotto le cure di un padre e di una madre umani.

Essendo nell’universo il più santo, sacro e potente, si rimette alle cure di quei due genitori limitati a livello di risorse e conoscenza.

E così, con l’Onnipotente tra le mani, Giuseppe e Maria assumono la missione più grande che ci sia mai stata sulla Terra: la cura di Dio.

Facendosi uomo, come direbbe San Tommaso, ha voluto rendere gli uomini dèi. È una cosa che mi toglie il respiro e mi fa inginocchiare.

Si sottomette alla morte, al dolore estremo, e libera ogni tipo di sofferenza: il disprezzo, l’abbandono, l’odio, la tortura, lo scherno, il tradimento, il peccato, che pur se altrui era caricato sulla sua carne.

Dio fatto carne effonde l’ultimo respiro sulla croce, mostrandoci che il vero amore è quello che si dona, e dopo quel supplizio, quando il terzo giorno non era ancora spuntato, Dio era nuovamente tra noi con una nuova dichiarazione d’amore: nella sua storia l’abbandono non esiste, la fedeltà è il suo tratto supremo. Torna in vita per donarci ciò che è immeritato – il cielo e l’eternità.

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