Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Quanta vita mi sono persa pensando di essere indispensabile?

WOMAN, RELAX, OUTSIDE
pixelrain | Shutterstock
Condividi

Non è vero che tutto è sulle nostre spalle: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre”.

Ricordo che quando, da ragazzina, giocavo a The Sims (lo conoscete vero?), mi divertivo un sacco a far fare ai personaggi un sacco di cose, li facevo dormire lo stretto necessario perché dovevano lavorare, lavorare, lavorare per fare carriera, creare una famiglia e non avevano tempo per amicizie o svaghi.
Sono cresciuta con l’idea che nella vita ogni persona deve cavarsela da sola, chi fa da sè fa per tre si dice, giusto?
“Fai da sola che è meglio, almeno non dai agli altri motivo di rinfacciare o parlare male…”, “se stai bene, non dirlo a nessuno che poi ti augurano il male…”, “non fidarti a raccontare certe cose…” Dovete immaginare tutte le frasi dette in bergamasco anche se non è semplice, ma ho messo direttamente la traduzione per aiutarvi.

Per cui ecco ciò che mi è sempre stato detto, fai da sola per essere certa che nessuno avrà qualcosa da ridire, non sarai in debito con nessuno e vivrai tranquilla.
Peccato che nel pacchetto avessero omesso la parte in cui, nel fare tutto da sola e nell’essere disponibile, il tuo corpo dopo un po’ rischia di cedere perché non riesce a stare dietro a certi ritmi. Ripensando un po’ a ciò che mi hanno insegnato, ora come ora mi viene da storcere il naso perché facendo mente locale e riprendendo un discorso recente di mia madre, non funzionava proprio così quando ero piccola.
Niente aiuti, niente dipendenze da altri etc… però sono stata praticamente cresciuta dalla mia nonna materna.
Era lei che mi dava le pappe, dormivo con lei quando i primi mesi volevo fare baldoria di notte e i miei genitori dovevano dormire, era lei che stava con noi quando i miei genitori lavoravano (facendo i mercati era solo al mattino), per qualsiasi cosa mia nonna era quotidianamente presente. Quei ragionamenti fanno acqua da tutte le parti per innumerevoli motivi, primo tra tutti l’idea che si è circondati dal male, da persone di cui non ci si può fidare, da persone che aspettano solo di augurare il male agli altri.

Tu, invece, sei certo che ciò non lo farai per cui puoi  fidarti e affidarti solo a te stesso; tu sei tutto, gli altri non sono niente. Tranquilli, ci sono io, faccio tutto io, mi propongo io!! Cosa vuoi che succeda con una cosa in più da fare? Poi mi chiedo: perché chi predicava di non farti aiutare in realtà ha vissuto la cosa opposta? Sorvoliamo. Togliersi dalla testa certi concetti e certi meccanismi è difficile, entri nel circolo vizioso di essere indispensabile; però non è affatto così e quella presunzione ci allontana dal qui ed ora che rende la vita qualcosa di splendido da vivere; non solo: ci allontana dagli altri, ci allontana da Dio.
Cosa ne consegue? Che perdiamo di vista il nostro obiettivo, il paradiso, quello si raggiunge non pensando al domani ma vivendo l’oggi appieno.
Ci si carica di cose da fare, ci assale la stanchezza, si è stanchi di essere stanchi, ma alla fine cosa facciamo per cambiare? Nulla, niente di niente.

STRESS
Kaspars Grinvalds - Shutterstock

Proprio ieri ne parlavo con mio marito, che da tempo immemore mi dice di darmi una calmata, di mollare qualcosa, qualche impegno (che avrebbe potuto prendere qualcun’altro al posto mio ma che ovviamente secondo la mia logica, se non ci sono io allora non c’è nessuno), mi ha detto: “Non so se aspetti che ti capiti qualcosa o qualche problema di salute grave che ti porti effettivamente a doverti calmare per forza, dovresti fermarti prima; siamo sposati, dovremmo essere una squadra, se pretendi di fare sempre tutto da sola, staremo comunque insieme per sempre ma come? ognuno per conto suo perché tu sei abituata a fare da sola e con i tuoi tempi e io mi sarò stancato di propormi”.
(visto amore che ti ho ascoltato.!!!)

Tra la casa, l’essere moglie, i bambini e i loro impegni extrascolastici (equitazione, calcio, scout, chierichetti), scolastici, medici, la mole di lavoro che c’è dietro l’avere una figlia con DSA alla quale fai da tutor, oltre ad essere tutor per lavoro di un altro bambino con DSA, l’essere catechista (programmazione incontri, riunioni serali), rappresentate all’asilo (riunioni etc…), tiro con l’arco come sport (con annesse riunioni mensili, allenamenti), il gruppo settimanale della lectio divina, ogni lunedì l’adorazione eucaristica, la condivisone e testimonianza qui nel blog, sui social etc…
Beh, quando arrivi a dover mettere circa 7 promemoria sul telefono e bigliettini ovunque perché non ricordi le cose da fare… ecco, forse è il caso di fermarsi e rivedere un po tutto questo per ridimensionare le giornate.

Se per fare tutto trascuro l’essenziale, e non ho tempo di stare bene con i figli (che non vuol dire per forza giocare con loro ma semplicemente parlarci senza dire “aspetta, ho questo da fare poi parliamo” e alla fine li metti a letto e non vi siete detti una parola) … oppure: fare promesse che non mantieni perché non hai tempo … oppure: ritrovarsi sul divano la sera e rendersi conto che tutto ciò che hai fatto non ti ha dato nulla perché è stato un dovere dopo l’altro … oppure: parlare a monosillabi con il marito perché si è stanchi (entrambi, perché anche lui oltre al lavoro è pure allenatore dei pulcini) … oppure: trascurare il rapporto con il Signore, quello che è sempre stato il motore per le giornate ora è diventato il fanalino di coda (pessima cosa)… ecco, forse è il caso di rivedere tutto e fare una scaletta delle priorità.

Che caspiterina di vita è questa?
Capiamoci, quest’analisi la faccio spesso, solitamente a fine anno per il Te Deum ma nel concreto non cambia nulla, anzi, continuo a dire che se non accettassi io certi compiti nessun’altro lo farebbe. Morale della favola: un gran casino!
Me lo dico da sola: “Ma sei seria?”. Sì, ero seria… ero? Esatto, lo ero, perché ora non lo sono a riguardo, sono solo stanca, ma quella stanchezza (mentale) che ti fa dire “o mollo qualcosa o non so come andrà avanti” perché ora non è solo mio marito a dirlo, ma anche il mio corpo mi fa capire che devo fare selezione, devo scremare perché di segnali me ne sta mandando molti, i primi li ho ignorati nonostante fossero stati molto pesanti, ora ne sono arrivati altri e non voglio andare oltre.

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?  E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?  E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.  Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.  Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?  Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?  Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.  Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena. (Matteo 6, 25-34)

“Non ho alternative” era la mia frase migliore, quella che utilizzavo di più in risposta al mio carico quotidiano… ebbene, balle!
Di alternative ce ne sono, si trovano, magari non subito o schioccando le dita, ma “chiedete e vi sarà dato” diceva qualcuno che conosciamo bene; e l’alternativa si trova, si può trovare.
Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
Quanta verità in questo versetto, ogni giorno porta con se le sue preoccupazioni, quindi perché dovremmo iniziare a pensarci quando ancora non sappiamo cosa ci aspetta, quali intuizioni potremmo avere prima del domani?
Magari mi faccio mille paranoie per una cosa che dovrò fare domani, vado a dormire e il giorno dopo arriva la soluzione; lo dico perché mi è capitato un sacco di volte.
Tante volte ho chiesto il dono dell’ubiquità perché dovevo essere in due posti in orari vicini, poi arriva una telefonata qualche ora prima perché la dottoressa o altro non ci sono e va rimandato l’appuntamento.
Pensate sia fortuna? naaaaaa, è Lui…
Per cui.. non affannatevi, chiedete e vi sarà dato, non è e non deve essere tutto solo sulle vostre spalle.
Ps: sto per alleggerire qualcosa…sarà dura ma posso farcela.
un abbraccio.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA STILE DI VITA DI UNA FOLLE DONNE CATTOLICA

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni